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Ara Pacis, in visita ai cantieri
Gabriele Antonucci
Il Tempo, 17 ottobre 2005

L'INAUGURAZIONE

Sotto la guida di un archeologo passo dopo passo gli ambienti della struttura

PRIMO giorno di visite guidate, ieri, ai cantieri dell'Ara Pacis. E stato possibile così, dopo anni di chiusura, intravedere la-nuova veste di uno dei monumenti simbolo dell'arte classica romana. Tre visite al costo di quattro euro a persona e della durata di un'ora ciascuna, alle 10, 11 e 12 di ieri mattina. Ciascuna visita prevedeva un numero di visitatori non superiore a 25 persone. I tre gruppi di oggi erano completi: 75 persone.
L'altare fu costruito dal 13 al 9 a.C. per celebrare la «pace augustea», dopo che le campagne militari in Gallia e in Spagna avevano concluso un lungo periodo di guerre civili é di conquista. L'Ara Pacis si trovava originariamente nella parte settentrionale del Campo Marzio, vicino al mausoleo di Augusto. Fu scelta quella zona perché fuori dei confini della città, entro i quali non era possibile seppellire i morti. Sul campo Marzio, a seguito delle alluvioni del Tevere, si depositarono, nel corso dei secoli, molti strati di limo, fino a interrare completamente l'Ara Pacis. Nel 1568, durante alcuni scavi sotto Palazzo Peretti, furono ritrovati nove grandi blocchi di marmo, senza però che li si potesse ricollegare all'altare augusteo. Il riconoscimento avvenne solo alla fine dell' Ottocento, da parte di Fiedrich von Duhn, mentre la ricostruzione dell' Ara fu realizzata nel 1938, in ricorrenza del bimillenario della nascita di Augusto. I lavori furono fortemente voluti da Benito Mussolini che, dopo il recupero dei Fori Imperiali e del Mausoleo d'Augusto, intendeva realizzare anche quest'opera per riportare la città di Roma ai fasti imperiali. Il progetto originario prevedeva una teca, che contenesse l'altare, realizzata in travertino, marmo e bronzo.
L'avvicinarsi dell'inaugurazione fece semplificare il progetto, realizzando una teca che doveva essere solo provvisoria. In realtà la teca, realizzata da Vittorio Ballio Morpurgo, è rimasta fino ai giorni nostri. Arriviamo così al progetto di Richard Meier, che vuole recuperare i materiali originali di quel progetto. Il comune ha espressamente richiesto che l'opera fosse visibile anche dall'esterno e che permettesse la migliore conservazione possibile del monumento.



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