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E sull'Isola c'è chi dice no
Il Giornale di Sardegna 13/10/2004

Si è toccato il fondo: scioperare, scendere in piazza, chiudere cinema, teatri, conservatori per poter continuare (forse) nel futuro a diffondere cultura. Come recita lo slogan coniato per la giornata di protesta nazionale di domani: "chiudere un giorno per non chiudere per sempre". Perché poi, potrebbe essere davvero troppo tardi. Enrico Pitzianti, il regista cagliaritano di "Piccola pesca", è tra i primi a essere rimasto incastrato tra le maglie di una finanziaria folle che prevede, solo per il comparto dello spettacolo, tagli per ben 164 milioni di euro. Pitzianti oggi sarà a Roma perché: «Davanti a un progetto politico così scandaloso - dice - non si può rimanere immobili». Il suo ultimo lavoro è bloccato da circa due anni proprio a causa dei mancati contributi. «I finanziamenti erano stati concessi nel 2003: concessi ma mai stanziati». La presa di posizione di Pitzianti è tra le più radicali: «Vogliono sottrarre la cultura a favore della tv per ottenere l'obnubilamento del pensiero. Una caratteristica tipica di ogni regime, anche se nessuno pensava si potesse arrivare fino a questo punto; per noi registi sardi è meglio cambiare mestiere». Dal cinema al palcoscenico, il passo è breve ma il disagio identico. Anche Antonio Cabiddu, presidente del teatro di Sardegna, domani sarà a Roma: «Più che di tagli parlerei di amputazioni, oramai il nostro lavoro è diventato questo: fronteggiare i disastri che piovono da tutte le parti. Ma se la politica è l'arte del possibile, l'augurio è quello di trovare nuove prospettive anche per il teatro. Dopo 30 anni di lavoro ci sentivamo di strizzare l'occhio alle future generazioni, speriamo di poter continuare nell'intento». Subito dopo il teatro, è il mondo dei musicisti a navigare a vista: Elena Ledda, tra le voci più intense dell'Isola, manifesta un forte senso di malessere: «Il mondo discografico è in crisi da anni, ma la situazione peggiora quando si cerca di fare una programmazione serie dei concerti. Date e tappe che saltano anche all'ultima ora sono nella norma. È una catena che non finisce mai: parte dal Governo e arriva fino all'ultima circoscrizione dell'Isola. Che disperazione! Di questo passo ci toccherà scendere in piazza tutti i giorni». Enzo Favata, jazzista algherese cittadino del mondo, si considera tra i più fortunati: «È vero, lavoro molto all'estero, ma avverto chiaramente la sofferenza di chi fa questo mestiere. In fondo credo che a uno come Tremonti non importi che la gente sviluppi un chiaro pensiero culturale. Il risultato dei tagli? Ci saranno ancora meno concerti, meno spettacoli, meno eventi, ma a lui, cosa vuole che importi?Occorrechequalcunogli spieghi che fare cultura, soprattutto qui da noi, significa indotto, elevazione sociale e benessere».



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