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Benigni sindacalista: Tremonti deve aumentarci i fondi
Simonetta Robiony
La Stampa 1510/2005

La sintesi migliore di come sia andata la manifestazione organizzata dalla gente dello spettacolo contro i tagli della Finanziaria è di Nanni Moretti. «Come al solito ci sottovalutiamo», ha sentenziato il regista di fronte alla folla stipata in Piazza Capranica fino a debordare nelle stradine intorno. Per evitare l'impressione di un fallimento con sedie vuote e nessuno in strada, l'Agis aveva scelto il Centro congressi del Capranica, non più di ottocento posti a sedere. Pochi, pochissimi per le oltre duemila persone che sono arrivate da tutta Italia a gridare che «La cultura non si tocca» e che sono rimaste fuori per oltre due ore con i loro striscioni, i loro slogan, la loro indignazione contro la Finanziaria che riduce del 40% i fondi per lo spettacolo: da 464 milioni di euro, di botto, ad appena 30, senza contare i minori trasferimenti agli enti locali e l'eliminazione delle quote del Lotto. Moretti, come si fosse chiesto ancora una volta: «Mi notano di più se sono assente, se arrivo in ritardo o se resto in un angolo a guardare?».
rifiuta l'invito a entrare al Capranica e si dilegua.
Tutto lo spettacolo ha scioperato. Anche i cinema di Berlusconi hanno chiuso: aperti solo i multiplex, ma non a Roma, e qualche sala a gestione familiare Per strada sono in tanti. Michele Placido, i fratelli Taviani, Monicelli, Ugo Pirro, Marco Tullio Giordana, Fantastichin, Fabrizio Gifuni, Alessio Boni, Remo Girone e sua moglie Vittoria Zinny. Lucrezia Lante della Rovere è accompagnata da mamma Marina Ripa di Meana. Silvio Orlando dice che il governo «tratta il cinema come un ente inutile, da sciogliere al più presto». Sabina Guzzanti, megafono alla mano, parla di un'operazione di censura: «rivogliono imbavagliare». Fiorella Mannoia vede «un paese che non è destinato ad andare lontano». Verdone racconta di aver passato la notte a lavorare sul set del suo nuovo film pur di essere presente, lui e la sua troupe.
Dentro il Centro Capranica l'atmosfera è la stessa: facce note e ignote, battimani, grida di «buu-buu» per Tremonti, gioia al pensiero di essere in tanti, amarezza al pensiero che potrebbe non succedere più. E' la prima volta, ripetonono,
che sono uniti in una unica protesta imprenditori e lavoratori dello spettacolo ovvero produttori, distributori, esercenti con attori, doppiatori, tecnici, sceneggiatori, registi. Mancano solo, ma sono pochi a farci caso, quelli della grande famiglia Mediaset, a cominciare dalla Medusa, ma un Berlusconi versus Berlusconi forse era troppo. Un posto a sedere, in questo Capranica straripante, l'hanno trovato Carla Fracci, Baricco, Mariangela Melato, Sabrina Ferilli e Proietti, che non essendo nei panni del maresciallo Rocca, «s'è accomodato ad ascoltare». Per il vecchio Garinei che s'appoggia a Gabriele Lavia la folla si apre. Meraviglia l'arrivo di Fassino. Sul palco Corrado Augias cerca di dare ordine agli interventi. Parlano Massimo Ghini, Lizzani, Citto Maselli, i sindacalisti Pezzotta e Epifani, ma il primo a strappare urla di entusiasmo è il produttore Aurelio De Laurentiis, una cosa inaudita visto che i produttori hanno sempre rappresentato la controparte. De Laurentiis si rivolge direttamente a Berlusconi con il tu: «Tu che col cinema ti sei arricchito, tu che hai fatto i soldi con la tv, tu che sei uomo di spettacolo, intervieni e cancella questi tagli! ».
Intanto al Capranica è apparso Benigni con la moglie Nicoletta Braschi e il capo del cinema targato Rai, Giancarlo Leone. L'entusiasmo è alle stelle. «Non sono Di Vittorio ma quasi quasi mi vien voglia di esserlo», comincia Benigni, "Che ne dite se mi candido alle primarie? Non ci possono tagliare i sogni: i sogni sono nostri. L'Italia è un paese bellissimo, ma chi l'ha fatto tanto bello? Gli artisti. E adesso agli artisti vogliamo levare il diritto di esprimersi? La bellezza serve a sopravvivere. Altro che tagli! Ci diano centuplicati i loro fondi». E parafrasando Borrelli conclude: «Speriamo che all'ora fatidica Tremonti dica:«Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi» e si opponga». E' il
trionfo.
La folla scende in strada a formare un corteo. Prima tappa Montecitorio. In testa due striscioni ironici:; «Berlusconi, Tremonti, Buttiglione: andate ad a-cul-turarvi» e «Tremontiacci tua», molto romano. Dietro il cartello con lo slogan: «Fermarsi un giorno per non fermarsi sempre». Poi il corteo punta su Palazzo Chigi e qua partono i cori del «Va pensiero» e dell'«Inno di Mameli», guidati dalle maestranze di La Scala di Milano, del San Carlo di Napoli, della Fenice di Venezia. Ma partono anche i poliziotti che si schierano in assetto antisommossa. I manifestanti diminuiscono. Resistono imperterriti Geppi Glejieses, Mastandrea, la Impacciatore, Daniela Poggi, Rolando Ravello che fanno circolo intorno a un gruppetto che s'è seduto in mezzo a via del Corso bloccando il traffico. Alcuni parlamentari dell'Unióne scendono in strada per evitare che le cose degerino. Ma nessuno ha voglia di rissa. La battaglia, spiegano, quelli dello spettacolo, è solo cominciata. A novembre gli stati generali.



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