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Spettacolo, big in piazza. Bono: difendono l'orticello
Dario Caselli
Secolo d'Italia 15/10/2005

Roma. Non si tratta solo di risorse. Nicola Bono, sottosegretario ai Beni culturali, ne è convinto: «La cultura dev'essere aiutata ma nella consapevolezza che non si andrà lontano senza una riforma innovativa e con la sola difesa della categoria». Esattamente il contrario di quanto è emerso ieri alla manifestazione tenuta al centro congressi del cinema Capranica, a due passi da Montecitorio, da stelle, stellone, stelline e stellazze dello spettacolo italiano. Tutta gente che non ha mancato di tuonare contro «un governo che non si interessa della cultura, anzi mostra di diprezzarla». Ben diversa è la vicenda. In momenti di sacrifici ognuno deve fare la sua parte. E invece ci sono personaggi abituati a vivere del sussidio pubblico in nome di una presunta investitura sacrale a prescindere dall'interesse del pubblico. Per esempio, gli enti lirici continuano ad accumulare perdite anche perché - unici al mondo -limitano a poche rappresentazioni le opere, quindi non possono spalmare le spese fisse, per i costumi e le scenografie in particolare. Esiste poi una pletora di artisti che vivono decenni su un singolo lavoro. A Roma vive un regista teatrale che nei primi anni Settanta, ha ridotto un'opera letteraria di Sade in commedia e fino a pochi anni fa ha ricevuto contributi per una cooperativa teatrale (i cui componenti via via cambiavano) che, in nome di quella performance, sopravviveva allo scorrere del tempo.
Onorevole Bono, lei ritiene che i problemi dello spettacolo non possano limitarsi alle risorse...
Proprio così. Di risorse, anche notevoli, la cultura ne ha sempre beneficiato ma questo non ha portato a un miglioramento della qualità del prodotto culturale. Questo perché mancano efficienza e razionalità, a fronte di spese consolidate che appesantiscono l'intero settore.
Però non negherà che questa Finanziaria ha ridotto i finanziamenti in modo notevole spingendo allo sciopero il mondo dello spettacolo...
Tagli ce ne sono e forti, ma anche altri settori hanno subito riduzioni in linea con la strategia di contenimento della spesa pubblica e di rilancio economico presa dal nostro Governo. Detto questo, sono convinto che si tratti di una penalizzazione eccessiva, superiore al livello di sostenibilità del nostro settore. Per questo con il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, stiamo cercando di ridurre il peso dei tagli attraverso il maxi-emendamento.
Intanto lo spettacolo sciopera...
Una scelta legittima, ma sarebbe stato meglio prendere consapevolezza che il sistema ha bisogno di una riforma complessiva e lavorare tutti insieme in questa direzione.
In quale direzione?
La riforma del Fus (Fondo unico per lo spettacolo, ndr) che è il vero cuore del problema. Nei mesi scorsi, quando ancora non si parlava di tagli, avevo organizzato un tavolo di concertazione per la riforma del fondo, perché le risorse sono utilizzate male. Troppe spese consolidate, troppi margini di utilizzo non condivisibili che portano a sprecare i contributi erogati producendo bassa qualità. Gli operatori del settore concorrano con lo Stato a prendere delle scelte corrette eliminando spese inutili ed eccessive. Poi si dovrebbe inserire la "tax shelter".
Una nuova tassa?
No. Si tratta di uno sgravio concesso a chi investe nelle attività culturali e che insieme alla riforma del Fus potrebbe migliorare il sistema e la qualità stessa. Le idee non mancano e questo governo ha fatto più di ogni altro. Lunedì comincerà alla Camera il dibattito sulla riforma degli spettacoli dal vivo. Il primo tentativo fatto in Italia per regolare l'attività teatrale. Abbiamo introdotto la legge sul cinema, l'ultima risale al 1964, che destina i contributi in base alle referenze dei singoli soggetti e alla loro capacità di utilizzo delle risorse erogate. Un esempio di razionalizzazione della spesa pubblica.
Però c'è chi come Franco Zeffirelli propone di ridurre il peso fiscale sui biglietti, per incentivare i ricavi dei produttori e da qui gli investimenti...
No. E' un errore pensare che si possa estendere la legge del mercato alla cultura. Lo Stato ha il dovere di sostenere con risorse crescenti la cultura, e questo è un principio ineludibile. Dobbiamo evitare dì oscillare da un estremo ad un altro e cioè da una visione assistenzialista a una totalmente mercatista della cultura. Si deve, invece, ricercare quel giusto equilibrio fra finanziamenti e sistema di qualità ed efficiente.
E la tassa di scopo sul cinema, che ha trovato favorevole lo stesso Buttiglione?
Si tratta di una soluzione inadeguata perché aumenterebbe solo il costo dei biglietti riducendo il pubblico.



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