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Il museo dei tarocchi
di CORRADO GIUSTINIANI
Giovedì 13 Ottobre 2005 Il Messaggero


S’inaugura oggi a Roma il museo delle Finanze In mostra dalle scarpe al viagra, alle penne di lusso: tutto col marchio “Made in Italy”


Così i tecnici chiamati dalle Dogane per riconoscere gli oggetti contraffatti



ROMA - E’ accaduto con le scarpe Puma. Alla fine di settembre la dogana di Taranto ha intercettato 7 mila paia di calzature sportive con il logo dell’industria tedesca, in un container proveniente dalla provincia cinese del Guandong. Sono stati chiamati i tecnici della Puma che da un lato hanno emesso la loro sentenza: «marchio contraffatto». Dall’altro, sono rimasti a bocca aperta per «l’ottima fattura» di quel prodotto. «Ma è una scena che può ripetersi anche quando si tratta di jeans. In diversi casi è ben difficile distinguere la fattura originale da quella contraffatta». Chi parla è Francesco Napoletano, direttore del museo delle Dogane che verrà inaugurato oggi nella sede di via Carucci a Roma, sulla Laurentina, e che nella contraffazione avrà la sua sezione più attesa.
Il ”taroccato di qualità” può essere una tentazione irresistibile per chi ama la griffe ma ha problemi di porta foglio. E neanche a dire: lo punisco con le supermulte da 3 mila 300 euro introdotte con la legge 80/2005 sulla tutela del made in Italy. Lo spauracchio c’è, ma colpire è difficile e incassare pure: chi la paga, una sberla del genere? Non tutela il produttore la presenza del marchio ”made in Italy”: spulciando dagli elenchi della merce contraffatta sequestrata dalle Dogane quest’anno, sono decine i casi in cui c’era questa falsa etichetta.
Le merci sequestrate sono ancora imballate nelle casse e si riesce a sbirciare solo qualche ”chicca”. Ecco quattro scatole di Viagra piratato, nella loro confezione bianco-celeste con la scritta ”Vioxx 50 mg”, ecco delle finte penne Montblanc, cambi in legno con la scritta Mercedes e Marlboro finte, con tabacco non originale. E’ una fortuna per Dong Finyi, ambasciatore della Cina popolare, ospite oggi dell’annuale festa delle Dogane, che non si faccia in tempo ad esporre tutta questa mercanzia. Perché in gran parte proviene dal suo paese . Dal 2003 al 2004 è più che raddoppiato il numero di pezzi contraffatti sequestrati in Italia: da 35 a 84 milioni. Due giorni fa il commissario Ue alle Dogane Lazlo Kovacs ha rilanciato l’allarme: «La pirateria costa alla Ue 5 miliardi di euro e fa perdere ogni anno 200 mila posti di lavoro».
Chi non ama i toni allarmistici è invece Salvatore Casillo, docente di Sociologia e direttore del centro studi e dell’unico museo del falso fino ad oggi esistente (aperto a salerno nel 1991): «I numeri sui sequestri sono fuorvianti, perché poi non si tiene conto dei dissequestri e quanto al valore, non si sa se si riferisce alla merce se avesse il marchio o al prezzo pagato. Il fenomeno è serio, ma richiede meno sensazionalismo e più serietà d’indagine».







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