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E la Grecia ordinò: italiani, fermate i vostri scavi a Creta
di FABIO ISMAN
Giovedì 13 Ottobre 2005 Il Messaggero





LA SCUOLA archeologica italiana d’Atene, una delle più gloriose istituzioni del nostro Paese, esiste dal 1909 e, da sempre, ha Creta quale luogo privilegiato dei propri importantissimi scavi; nel tempo, è stata diretta da studiosi del calibro di Alessandro Della Seta, Doro Levi, Antonino Di Vita; ma, da una decina di giorni, a Gortina, i cantieri italiani sono stati bloccati dalla Direzione delle antichità, e in Grecia soffia forte (articoli sui giornali, in Internet, perfino interrogazioni parlamentari) il vento della polemica. Perché il 6 ottobre è accaduto, sotto gli occhi di decine di persone, un episodio assai increscioso. Una missione dell’Università di Padova stava recuperando una statua di Era alta circa due metri, appena ritrovata, con una d’Atena già frantumata, nell’Odeon del Tempio di Apollo, dalla cui scena erano cadute; il marmo era stato issato con una ruspa e, legato con cavi al mezzo meccanico e sollevato da terra, portato poi, per oltre un chilometro, fino ai magazzini. Un colpo di vento squilibra quel “carico sospeso”: la statua cade a terra, si rompe in due parti; e la base si frantuma, tanto che, ora, recuperarla sarà forse difficile.

La notizia corre subito sui canali alternativi dell’informazione, come ad esempio Internet; ma viene un po’ taciuta dai giornali, tanto che, in un’interrogazione, il deputato del Pasok Christos Verelis ha anche chiesto se la faccenda fosse stata “insabbiata”. La Direzione generale ellenica per l’Archeologia ha risposto negando qualsiasi tentativo di mettere a tacere la cosa, e garantendo che gli scavi italiani a Gortina erano stati subito bloccati.
«Anch’io ho letto la notizia in Internet, e mi spiace molto quanto è accaduto; no, finché io sono stato direttore, una cosa simile non s’era mai verificata; ma credo nemmeno da quando la Scuola è stata fondata», dice Antonino Di Vita, a capo dell’organismo per 23 anni, fino al 2000; «la Scuola è importantissima; oltre che in Grecia opera in tutto il bacino del Mediterraneo; e all’estero, normalmente, gli scavi sono diretti, di persona, dai responsabili delle singole missioni», dice Adriano La Regina, che dopo essere stato a lungo soprintendente a Roma, presiede l’Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte. A Gortina stanno operando una mezza dozzina di missioni italiane; pare non sempre rappresentate, però, dai docenti titolari. Per esempio, lo scavo sotto accusa è affidato alla professoressa Francesca Ghedini, sorella del legale di Silvio Berlusconi; ma sul posto, in realtà, c’era Jacopo Bonetto, suo collaboratore. Paolo Matthiae, raggiunto nella città che ha scoperto 41 anni fa, Ebla, dove, come ogni anno, sta lavorando, dice: «Sugli scavi che mi sono affidati, io ci sto rigorosamente sempre di persona; non delego mai le mie responsabilità».
«E’ anche un problema che riguarda l’immagine all’estero del nostro Paese: un “alt” a tutti gli scavi, è decisione certamente senza precedenti», aggiunge La Regina. Altri poi dice che, in precedenza, a lavorare erano gli allievi della Scuola d’Atene: soltanto con l’ultima direzione, affidata nel 2000 a Emanuele Angelo Greco, un docente di Napoli («è in viaggio in Messenia, non rintracciabile», dicono alla sua Scuola), gli scavi sono diventati anche una “palestra” di esercitazione, o quasi. E il “fattaccio” è accaduto a Gortina, un luogo storico per le spedizioni italiane, che vi sono iniziate oltre 30 anni fa: città greca, poi romana e bizantina (distrutta da un terremoto nel 670 d.C.), può oggi mostrare il Pretorio, residenza del governatore romano di Creta; il Ninfeo; i templi di Apollo e delle divinità egizie; e l’Odeon, dove fu trovata una famosa epigrafe con le leggi dette appunto “di Gortis”, di cui perfino Platone parlava con ammirazione, nonché, nemmeno una settimana fa, queste due statue di Atena ed Era, ora al centro di tante polemiche.







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