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L'arte si ribella per un giorno
ANNA BANDETTINI
la Repubblica 14-OTT-2005

MILANO — Dalla Scala di Milano al San Carlo di Napoli, dal Piccolo Teatro alla saletta d'avanguardia, sono tutti chiusi, sbarrati. Attori, attrici, registi, cantanti, musicisti oggi scioperano, niente spettacoli per ventiquattr'ore, ma un'assemblea a Roma alle 14.30 al cinema Capranica. È la rivolta contro i prospettati tagli della legge Finanziaria allo spettacolo, 164 milioni di euro in meno a cinema, teatro, danza, musica, lirica da parte dello Stato. Un colpo pesante che solo ieri sera, in zona cesarini, il ministro Tremonti ha provato ad attutire dichiarando, come è solito fare questo governo, dagli schermi di Porta a Porta, «di essere disposto a un aggiustamento».
Troppo poco e troppo tardi per fermare la protesta a Roma come a Cosenza, a Milano come a Firenze, Bologna, Torino, Catania, Palermo... dove restano chiusi teatri come la Scala, il Carlo Felice, l'Opera di Roma, sale da concerto, festival storici come il Puccini di Torre del Lago e giovani come "Napoli Scena Internazionale", chiusi tutti i teatri di prosa. Più confusa la protesta nei cinema, specie di Milano, Firenze, Bologna: se curiosamente scioperano perfino le sale di proprietà del capo del governo (quelle targate Medusa, 120 schermi in tutta Italia}, già si sa di defezioni dovute all'uscita, programmata proprio per oggi, dell'attesissimo La neve e la tigre di Benigni, che fa gola a molti esercenti ansiosi dell'incasso. «Spettatori, state con noi, non andate al cinema oggi», è la risposta di Lionello Cerri, produttore e esercente delle multisale Anteo e Apollo che a Milano saranno tra i pochi cinema chiusi.
A parte questi casi, non si vedeva da anni uno sciopero così clamoroso nel mondo dello spettacolo, unitario (vi partecipano tutte le sigle del settore, Agis, Anica Anac, Gigl Cisl e Uil, sindacato giornalisti cinematografici, Afic, Cemat...) e massiccio per quanto riguarda l'adesione degli artisti. Molti di loro oggi saranno al Capranica di Roma, da Mariangela Melato a Stefania Sandrelli, Francesco Maselli, Cristina Comencini, Paolo e Vittorio Taviani, Alessandro Haber, Enrico Lo Verso, Massimo deFrancovichper citarne alcuni), per dire basta a tagli che «offendono la cultura» con le parole di Guglielmo Epifani della Cgil.
Perché è vero che c'è un emendamento del ministro Buttiglione alla Finanziaria, è vero che molti operatori del settore sono convinti che una riforma del Fus (il Fondo unico per lo Spettacolo, cioè i soldi che lo Stato da al settore) vada fatta, ma i 1164 milioni di euro in meno sui 464 che fino allo scorso anno venivano dati a cinema, teatro e musica (già tagliati del 9 per cento nei due anni precedenti) sono una sforbiciata del 40 per cento che manderebbe al collasso qualcosa come 5mila aziende (Scala, Piccolo, Teatro di Roma compresi, per intenderci) e 60mila posti di lavoro, in un paese che già destina alla Cultura solo lo 0,16 del Pii, contro lo 0,50 della media europea (1 per cento Francia, 1,35 la Germania).
È contro questa disattenzione alla cultura che a Roma oggi ci sarà un black out quasi totale tra teatri e cinema. Così a Torino. A Napoli saranno aperti solo i cinema del circuito di Luciano Stella, ma il personale che porterà una fascia nera al braccio in segno di lutto (contro la Finanziaria e contro le associazioni di settore). A Milano, Bologna, Firenze se i cinema saranno in buona parte aperti, sono sbarrati i teatri che hanno dato le adesioni più compatte dovunque. E dal teatro viene anche la voglia di un rilancio dell'intero settore. Dice Walter Le Moli, direttore dello Stabile di Torino: «Dobbiamo agire anche noi perché si esca da una concezione marginale del nostro settore». E Dario Fo: «Certo, perfino la De era più lungimirante di questo governo. Ma una volta gli artisti che erano tutti di sinistra si davano da fare. Oggi sono ancora di sinistra
ma dormono, sono come in letargo. È ora di muoversi».

TONI SERVILLO - Quando ho cominciato io, 27 anni fa, almeno c'era un ministero, ricordo che ci andavo personalmente, e c'era un funzionario che, bene o male, valutava le nostra proposte e c'era una serie di strutture che aiutavano a far girare il teatro. Trovo sciagurato che tutto questo possa sparire.

GABRIELE SALVATORES - Sono in Spagna e purtroppo non posso partecipare. È grave che questo governo consideri la cultura un bene voluttuario. Tra un teatro e un ospedale è giusto scegliere l'ospedale: ma se parliamo del Mali. È il momento di dire, come le femministe degli anni 70,vogliamo il pane ma anche le rose.

FRANCO ZEFFIRELLI - Negli Stati Uniti non é lo Stato che finanzia il cinema, ma ci sono fondazioni, lasciti e privati, che detraggono dalle tasse gli investimenti della cultura. Non è compito dello Stato giudicare il talento di un artista e decidere se finanziarlo o no. Solo gli stati totalitari finanziano - e controllano - l'arte.



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