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TAGLI: Melandri: Tremonti, non si tagliano i fondi alla cultura come fosse un’auto blu
di Rossella Battisti
13/10/2005, L'Unità


La coperta, da corta che era, è diventata una sciarpetta. Con l’ultimo taglio escogitato dalla Finanziaria, il già risicato Fondo Unico per lo spettacolo rischia di scendere da 464 a 300 milioni di euro. Che vuoi amministrare, scegliere, proteggere con questa somma?Né il tardivo interessamento del ministro Buttiglione per far approvare d’urgenza il cosiddetto Decreto salva-cinema (la notizia è arrivata ieri) attenua la gravità della situazione generale. Insomma, la sciarpetta è stata messa al collo del cinema, gli altri settori si arrangino. Anica ringrazia per la promessa boccata d’ossigeno, ma sarà presente ugualmente alla Manifestazione Nazionale di domani a Roma. Alla serrata di teatri e cinema che vede i lavoratori dello spettacoli tutti insieme, mai prima d’ora così appassionatamente. «Chiudere un giorno per non chiudere per sempre » è il motto significativo di una manifestazione alla quale partecipano compatti Agis, Anica, Anac, Cisl, Uil, Cgil, Sindacato degli attori italiani. Una «sommossa» contro i tagli che ha allertato la sinistra, decisa ad affiancare i lavoratori dello spettacolo nella protesta, ma anche con idee e progetti. «Dopo anni di costante umiliazione delle politiche culturali - dice Giovanna Melandri, deputato ds già ministro della cultura al tempo dell’Ulivo -, siamo arrivati a grattare il fondo del barile. Il problema è che Tremonti considera le risorse pubbliche destinate ai teatri, ai musei e al cinema come risorse sprecate. Come le auto blu. Spese da abbattere costantemente». Con pervicacia, verrebbe voglia di dire. «Urbani prima e Buttiglione poi - continua Melandri - non sono riusciti ad arginare l’opera di Tremonti nell’usare il patrimonio italiano come risorsa da vendere o da tagliare». Il silenzio/assenso nella vendita dei beni, il condono edilizio, i tagli progressivi al Fus sono tutti segnali di una politica che annichilisce al cultura. «La denuncia è necessaria, ma abbiamo anche un progetto alternativo - precisa Melandri -, ovvero: ripristinare il livello del finanziamento pubblico ai livelli precedenti e da lì ripartire per accrescerlo costantamente». L’idea è di «aprire una grande stagione di incentivi fiscali », rivolti sia alle imprese che investono nel settore spettacolo, ma anche ai privati. Micro-mecenatismo, in pratica, ma senza sostituire il finanziamento pubblico, considerato necessario e anzi strumento diretto di sostegno. «Penso anche - continua la deputata ds - che bisognerebbe ritrovare forme di collaborazione fra Stato ed enti locali. Come è successo per l’Auditorium di Roma o per le iniziative culturali sostenute in tandem da Stato e Regione Toscana». Come far tornare coperta la sciarpetta? «Investire nella cultura - ricorda Melandri - aveva già garantito durante gli anni di governo dell’Ulivo una crescita del dieci percento del settore. Una percentuale mai verificatasi in altri ambiti. Un New Deal della cultura italiana è possibile: basta crederci». Le riflessioni sul rilancio sono già materia d’incontro. Oggi pomeriggio alle 15 al capitolino Teatro Argentina, gli assessori culturali Gianni Borgna (comune di Roma), Vincenzo Vita (provincia di Roma) e Giulia Rodano (Regione Lazio), assieme agli assessori alla cultura Vincenzo Rinaldi (Rieti), Angelo Cappelli (Viterbo) e Roberto Di Ruscio (Frosinone) parleranno delle conseguenze immediate dei tagli della Finanziaria sulle politiche culturali degli enti locali. Già perché oltre al taglio del Fus, va considerato l’effetto collaterale dei tagli agli enti. «Il taglio del 3,8 - spiega Giulia Rodano - va considerato sul quaranta percento del totale, escluse cioè le spese per sanità e altro che non si possono toccare». Dunque, un punto percentuale ancora più pesante, almeno del 6-7 percento su cultura e spettacolo. Un’azione consapevole di depressione, che va a distruggere gli spazi di libertà d’espressione. Un orizzonte buio, ma Vincenzo Vita parla di cauto ottimismo e si spinge a lanciare qualche ipotesi, magari provocatoria: fare qualche prelievo sui proventi della società delle telecomunicazioni, per esempio, o sulla pubblicità. Il progetto è rimettere al centro la cultura. L’Italia che punta sulla bellezza, sul suo patrimonio culturale e creativo. Un patrimonio che conta oggi circa cinquemila aziende, garantisce posti di lavoro a oltre 60mila addetti, sui 200mila circa che ruotano a vario titolo nel settore. Almeno finché la Finanziaria creativa di Tremonti non arriverà a tagliare.






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