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Tesori abbandonati. Bloccati i fondi per salvare Pompei
Brunella Cimadomo
Libero, 12-OTT-2005





Nei depositi della citt storica un patrimonio dimenticato. Nelle casse della Sovrintendenza 130 milioni di euro inutilizzati. Per colpa dell'ostruzionismo di sinistra

POMPEI A giudicare dalle noci cadute sul selciato e dagli alberi di fichi che costeggiano i viali, sembrerebbe che le decine di casse di plastica gialla accatastate l'una sull'altra nel "retrobottega" contengano prodotti di madre Natura. Magari i pomodorini del piennolo tipici dell'area vesuviana. E invece no. In quelle ceste, a sorpresa, si trovano reperti archeologici di Pompei. "Pietre" uniche, parti di pavimenti e case probabilmente risalenti al 79 d. G., cio alla citt che fu prima dell'eruzione del Vesuvio. Un patrimonio abbandonato in casse da ortofrutta situate nella parte posteriore dell'Antiquarium di Boscoreale. Un museo istituito nel 1991 per illustrare, con reperti archeologici provenienti da Pompei, Ercolano, Olpontis, Stabiae, le caratteristiche principali dell'ambiente vesuviano in epoca romana. Una galleria che oggi pi che mostrare gli ultimi ritrovamenti, li nasconde. Oltre a quelle pietre lasciate alle intemperie, vi sono anche anfore, statue, suppellettili inaccessibili al visitatore. Sono situate nel sottoscala, direttamente sul pavimento o, al pi, su scaffali di legno, insieme a polistirolo e materiale di risulta. Ci sono reperti emersi dagli scavi eseguiti nell'intero bacino. Alcuni sono frutto dei lavori effettuati nel comune di Poggiomarino, altri provengono - si legge -da "villa Roma".
Insomma, c' una seconda Pompei chiusa negli scaffali. Ma quel che peggio, che resta segregata nonostante i fondi necessari vi siano tutti. La Soprintendenza archeologica di Pompei, guidata da Pietro Giovanni Guzzo e dal city manager Luigi Crimaco, ha infatti a disposizione 130 milioni di euro inutilizzati: 70 provengono dagli incassi degli scavi, altri 60 sono stati salvati in extremis dallo stesso direttore amministrativo (arrivato a Pompei sette mesi fa) dalle risorse dei Por, i fondi regionali.
I progetti finanziati dall'Unione Europea sono vari. Dalla realizzazione di un museo che ospiti tutto il materiale archeologico rinvenuto di recente, alla creazione di nuovi percorsi turistici. 238mila euro serviranno al recupero della casa di Marco Lucrezio Frontone; 285mila a rendere accessibile quella dei Gladiatori e 245mila a quella dei Quadretti teatrali; 788mila alla costruzione di un parco attrezzato ad Ercolano. Mentre la gran parte dei 70 milioni in cassa dal 2002 dovrebbe servire a lavori di consolidamento e di messa in sicurezza.
In particolare, nel 2003, vengono iscritti in bilancio tre progetti importanti che saranno approvati tutti gli anni fino al 2005, ma mai realizzati. Il primo riguarda l'impiantistica di sicurezza degli scavi ed finanziato, il primo anno, con 769mila euro. Riproposto, identico, per la stessa cifra nel 2004, approvato pure nel 2005 per 350mila euro.
Il secondo progetto riguarda la revisione e l'ammodernamento di impianti elettrici e il terzo la revisione e razionalizzazione degli impianti idrici con finanziamento in bilancio da 5.810 euro: riproposto nel 2004 perla stessa cifra, nel 2005, il suo costo lievita a 500mila euro ed inserito nella programmazione triennale fino al 2008.
I progetti in itinere, sempre gli stessi da tre anni a questa parte, vengono proposti, finanziati e mai eseguiti. A redigerli quasi sempre l'architetto Sammarco, dipendente della soprintendenza e pure, esattamente come Guzzo, consulente del governo rumeno.
Ma cosa succede a Pompei? Perch i progetti non partono nonostante i fondi? Secondo il senatore di An, Luigi Bobbio, il problema politico: II city manager, Luigi Crimaco, che ha sbloccato i soldi dei Por ed riuscito ad ottenere l'autorizzazione per la creazione di un nuovo museo, in minoranza ed frenato dal cda della soprintendenza. Dell'organismo - spiega - fanno parte tre persone. Oltre a lui, che stato scelto dal governo Berlusconi, figurano il soprintendente (nominato dai governi di centrosinistra) e un funzionario del ministero che, essendo un subordinato gerarchico di Guzzo, ne segue sempre le indicazioni. Le riunioni si svolgono cos: votano, nell'ordine, il soprintendente, il city manager e il funzionario: se Guzzo vota bianco, anche il suo sottoposto fa lo stesso. Crimaco sar sempre in minoranza. La situazione a Pompei - aggiunge - ha del paradossale. A cominciare dai book shop degli scavi, in regola con le autorizzazioni edilizie ma non con le licenze commerciali e per questo chiusi dai vigili urbani: la loro gestione era affidata alla Electa Napoli Spa, societ amministrata anche dalla moglie di Guzzo. Sebbene il contratto esistesse da prima del loro matrimonio - fa notare Bobbio - il soprintendente avrebbe dovuto impugnarlo.
Sono proprio queste considerazioni che hanno indotto Renato Petra, responsabile nazionale dell'Ugl Beni culturali a chiedere la rimozione di Guzzo: Non pu essere un caso - dice - che, indipendentemente dai city manager inviati dal ministero, la situazione resti invariata. Pompei ha bisogno di interventi urgenti, i soldi ci sono e il soprintendente li avvii e sorvegli sui lavori. E Paola Saraceni, responsabile nazionale della Ugl ministeri aggiunge: Andremo fino in fondo e senza ripensamenti, a differenza di altre organizzazioni sindacali che prima denunciano e poi scappano in ritirata opponendosi alle privatizzazioni e dimenticando che sono cominciate proprio col centrosinistra.



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