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Genova. «Per i teatri più piccoli sarà il colpo di grazia»
Raffaella Grassi
Il Secolo XIX, 11/10/2005

Genova. Tagli su tagli. Cultura azzerata, progetti bloccati e licenziamenti nell'aria. La reazione dei teatri genovesi alla riduzione del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) è unanime.
«E' una riduzione drastica - spiega Carlo Repetti direttore del Teatro Stabile - che lascerebbe a casa tecnici, sarte, macchinisti, mascherine, un problema che tocca 300 mila persone e non quel migliaio di attori e registi come magari si pensa. Noi riceviamo dal ministero 2 milioni e 160 mila euro, altrettanto dagli enti locali. Il nostro è uno dei bilanci più sani d'Europa, al 43% è coperto da biglietti, sponsor, pubblicità: è tantissimo, in Francia e Germania i fondi pubblici arrivano all'80%. Conseguenze dei tagli? Risorse più che dimezzate per tutti e alcuni teatri rischieranno di sparire».
Stessa aria al Teatro dell'Archivolto. «E' una situazione assurda - dice la direttrice Pina Rando - gli effetti sarebbero non solo culturali ma anche sociali. Intorno al teatro c'è tutto un indotto che rischia grosso, tipografie, alberghi, ristoranti, sartorie, scenografi, sarebbe un colpo per tutti». I numeri dell'Archivolto? «420 mila euro dallo Stato, 130 mila dal Comune, 100 mila dalla Provincia, 10 mila dalla Regione della giunta Biasotti. Poi gli sponsor, la Compagnia di San Paolo 130 mila euro, la Fondazione Carige 80 mila, 50-60 mila euro di sponsor sparsi e pubblicità, e poi ci sono i debiti in banca, il lavoro di botteghino e le nostre produzioni che girano. I teatri italiani sono sostenuti da fondi pubblici al 50-60%, noi arriviamo sì e no al 20-25%».
Non solo protesta, questa è la posizione di Tonino Conte, direttore del Teatro della Tosse. «Ho cominciato qualche
mese fa riducendo il mio stipendio e tagliando due spettacoli belli ma costosi. Le situazioni poi sono diverse, la Melato guadagna in un giorno quello che io prendo in un mese, andiamo a protestare ma prima facciamo chiarezza. Ci inventeremo delle cose, l'arte va sovvenzionata perché da sola non ce la fa ma bisogna tagliare gli sprechi». Gli effetti dei tagli? «Drastici - commenta Sergio Maifredi vicedirettore della Tosse - dovremo imporci nuove strategie di spettacolo. La Tosse riceve 915 mila euro dal ministero, 170 mila dal Comune, dalla Regione in totale 138 mila, la Provincia ci dà 100 mila euro per un progetto specifico con le scuole, poi gli sponsor Compagnia di San Paolo 150 mila euro su progetti precisi e Fondazione Carige 200 mila».
Più il teatro è piccolo più i problemi aumentano. «E' il colpo di grazia - commenta Laura Sicignano direttrice del Cargo - i teatri grandi comprimeranno la loro attività, quelli piccoli moriranno. Non ci arrenderemo ma è un colpo basso alla cultura, ai cittadini ridotti a spettatori televisivi. I nostri numeri? 25 mila euro dal ministero, 22 mila dal Comune, 10 mila dalla Regione, dalla Provincia siamo in attesa di risposta. Poi la Compagnia San Paolo 30 mila e la Fondazione Carige 10 mila».
Caso a parte il Genovese, che è un teatro privato che ospita compagnie ma non produce spettacoli, e quindi riceve pochissimo dal ministero: «Una cifra talmente irrisoria che non la dico, non ci cambia granché - commenta la direttrice Savina Savini - per noi sono fondamentali gli sponsor e i biglietti, abbiamo una forza di pubblico tale che ci permette di trattare buone percentuali con le compagnie».



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