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in difesa dei beni culturali e ambientali

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II patrimonio da conservare. Intervista a Salvatore Settis.
Alain Elkann
La Stampa, 9 ottobre 2005

Pochi e sprecati i soldi alla cultura.
Settis: sono investimenti, non regalie

In Italia si alternano scelte oculate e comportamenti distruttivi. Questo dipende dalle capacit degli uomini, ma anche dai rapporti spesso difficili tra le diverse istituzioni Serve una maggiore cooperazione

Professor Settis, a che punto la preparazione della mostra sul papiro di Artemidoro che lei sta allestendo con il professor Gallazzi che prevista a Torino il prossimo inverno? Il progetto pronto e abbiamo scelto una linea che illustri sia la storia di questo papiro unico per le illustrazioni che contiene, da una carta geografica della Spagna antica a disegni di animali e figure umane, sia il contesto di questa storia. Cio la fabbricazione dei rotoli, le modalit della lettura nell'antichit, la pratica nelle botteghe artistiche e in particolare l'uso di libri di disegni e di modelli.
Una mostra che appassioner non solo gli egittologi ma tutti gli amanti del mondo antico?
Presenta una novit eccezionale per gli specialisti, ma concepita per poter parlare a chiunque. L'interesse ancora molto vivo come dimostra il successo delle mostre sui misteri al Colosseo o sulla Magna Grecia a Catanzaro o il bellissimo Museo di Cortona appena inaugurato, come la grandissima attenzione che vi ha dedicato la stampa e il pubblico. Le mostre che hanno pi successo sono quelle che hanno qualcosa da raccontare: le storie attraverso gli oggetti e questo corrisponde a una curiosit intellettuale diffusa.
I popoli oggi emergenti come ad esempio i cinesi si interessano molto all'aspetto antico della nostra storia?
I cinesi e gli indiani hanno molto rispetto per la nostra storia e un grande interesse per la nostra archeologia. In Cina c' una citt che sulla base di una leggenda ritiene di essere stata fondata da legionari romani. E' stato ricostruito un tempio e un museo di reperti romani, naturalmente falsi, ipotizzando per che tutta la loro storia comincia da l. La citt si chiama Li Ch'ien (il modo in cui i cinesi chiamavano Roma), si trova nella provincia di Gansu, e nel 1994 stato
costruito un padiglione con colonne doriche e nella capitale della provincia un monumento ai legionari romani.
Il nostro patrimonio com' conservato?
Bene e male. Le alternanze tra interventi ottimi e distruttivi e questo dipende da due fattori: quello umano, e l ci sono persone che fanno scelte oculate altre invece che mancano di competenza, sono negligenti e talvolta disonesti; e poi c' il fattore normativo. La cooperazione tra le diverse istanze: Stato, Regioni, Province, Comuni e i privati sempre traballante per mancanza di chiari confini e per la presenza di conflitti di competenze. Aggiungerei che il codice dei beni culturali ha fatto un grosso sforzo di ricomposizione e ordine, ma occorre molto lavoro per superare i conflitti di competenze che tendono a diminuire la salvaguardia del patrimonio. A questo riguardo si pensi al paesaggio che soggetto a speculazioni edilizie continue che stanno devastando le nostre coste e non solo. E purtroppo ogni tanto vengono condonate.
Non si fa abbastanza per conservare i beni culturali?
Gli investimenti sono inadeguati alla ricchezza del nostro patrimonio. Spesso le nostre amministrazioni, di qualunque colore politico siano, perdono di vista che quello sui beni culturali un investimento produttivo e non una elargizione a fondo perduto. Nella storia italiana c' stata molta attenzione al patrimonio artistico. Negli ultimi decenni c' stata nella cultura istituzionale e giuridica del paese una svolta preoccupante verso un atteggiamento economicistico di corto respiro. Per cui ci che non rende in tempi brevi concepito come un peso morto, mentre l'investimento sui beni culturali deve essere di respiro lungo o medio.
Ma mancano sempre i soldi.
Ci sono molti soldi sprecati. Anche per i conflitti di competenza. Se uno stesso patrimonio viene per esempio catalogato due volte con criteri molto simili da parte dello Stato e della Regione ecco uno spreco che va eliminato. Molte mostre sono pretestuose si potrebbero eliminare.
C' per una forte crescita di domanda di turismo culturale.
La risposta a questa domanda troppo spesso banale e rinunciataria. Alle folle diamo spesso in pasto delle banalit. I musei e i siti archeologici sono poco frequentati: una delle conseguenze pi negative di questa concentrazio-ne su "black buster exibitions" che affligge il mondo dell'arte. Si predilige l'effmero rispetto al permanente, le mostre al museo: ogni mostra dovrebbe essere un invito al museo.
Ma un museo pu essere luogo di divertimento?
Deve esserlo e lo se il museo presentato con tecniche di comunicazione pi sofisticate che potrebbero far parlare di pi e far raccontare le storie che contengono. Bisogna puntare sulla curiosit che gli uomini hanno per la vita degli altri uomini.
Lei direttore della Scuola Normale di Pisa, sulla quale ha scritto anche un libro, ma qual il ruolo oggi delle universit?
Dovrebbero creare esperti in varie discipline culturali perch solo con una cultura pi vasta si possono costruire percorsi narrativi pi attraenti e interessanti. Nell'ateneo poi si formano addetti ai beni culturali che non trovano uno sbocco, l'anno scorso ci sono stati settemila iscritti in Italia, ma da anni non si assume quasi nessuno. Si deve riprendere una politica di assunzione per veri esperti per qualit.
Ha altri progetti?
E ' appena uscito un mio libro per Electa, "Battaglie senza eroi", che contiene la raccolta dei miei interventi sui beni culturali negli ultimi tre anni e sto lavorando a un libro sul destino dell'arte greco-romana: dal Medioevo all'inizio del Quattrocento che Einaudi pubblicher nel 2006.
Altre mostre?
S, una in preparazione con Artificio-Skira che riguarder l'arte greca in Italia.



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