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Villa Aldobrandini, sfregi e lattine
Paolo Boccacci
la Repubblica, 9 ottobre 2005

Nello storico parco che si affaccia su via Nazionale, cestini stracolmi e perfino baffi fatti alle statue

Stanze distrutte, colonne verniciate di rosso e bivacchi

UNA colonna imbrattata dalle scritte giace malinconica sul prato,bottiglie e lattine di Coca Cola in terra, cestini dei rifiuti ridotti a mal partito dai writers e, in fondo, proprio dove affacciandosi si vede lo splendido scenario dell'alta torre medievale delle Milizie che svetta, ecco una scultura a cui sono stati fatti i baffi con un pennarello. Poi il colpo finale: una grande stanza di una costruzione che tanto tempo fa ospitava una scuola elementare completamente distrutta, gli infissi e le inferriate divelti, dentro mucchi di calcinacci, le pareti deturpate ancora dalle scritte.
Villa Aldobrandini, i giardini che guardano via Nazionale e, di fronte, una delle facciate di palazzo Koch, il quartier generale della Banca d'Italia che le fu costruito accanto, è ridotta cosi.
La prima sorpresa di chi la visita arriva già sulle due rampe di scale che portano su alle aiuole. A destra scritte e disegni su una parete di mattoncini rossi, a sinistra rifiuti abbandonati. Al centro imbrattata anche la statua su cui punta un riflettore. Ma sopra, tra i vialetti che circondano i giardini, è anche peggio. C'è chi dorme sulle panchine, comitive di stranieri che organizzano improvvisati bivacchi lasciando i resti in giro, anche perché i cestini sono tutti strapieni.
Le immagine però che colpiscono di più sono quelle degli sfregi a forza di bombolette e colore sulle colonne, sui muri, e quell'angolo, quella stanza che sembra reduce da un bombardamento. E pensare che all'inizio del secolo la villa, messa in vendita dal Principe Aldobrandini, aveva cambiato più volte proprietà correndo il rischio di vedere il giardino utilizzato per la costruzione di case di abitazione intensiva e poi di un grande albergo. Ma a quel punto ci fu una sorta di sollevazione popolare contro il progetto di una nuova costruzione in un angolo così particolare della strada che saliva da piazza Venezia alla stazione Termini.
E così fu salvata dalla speculazione con il Regio Decreto Legge del 1926, con cui il governo italiano decise di acquistarla. Nel 1927 poi, larga parte del giardino venne assegnato al Comune che lo attrezzò subito a parco pubblico, mentre il palazzo, separato da una lunga cancellata, fu messo a disposizione del Ministero degli Esteri per destinarlo a sede dell'Istituto Internazionale per l'Unificazione del Diritto Privato.
L'ultimo restauro dei giardini è degli anni Ottanta, ma ora la manutenzione è davvero carente, se è vero che la villa è ridotta nelle condizioni che abbiamo descritto e ha bisogno dunque di un nuovo maquillage. E sicuramente di una maggiore vigilanza, che impedisca di lasciarla alla mercé dei vandali.



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