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SICILIA - SPOIL SYSTEM: «Sono rimasto vittima di una potente lobby agrigentina»
09 ottobre 2005 La Sicilia online



Il professor Giuseppe Castellana
parla del suo trasferimento ad altro incarico dopo aver portato il Museo San Nicola a livelli internazionali


Una sera, sul finire dell'estate, alcuni politici, tra cui un noto esponente regionale agrigentino e un paio di dirigenti dell'assessorato, avrebbero deciso, durante una cena in un ristorante di Palermo, la turnazione del posto di direttore del museo archeologico di San Nicola. E così si sarebbe consumato il destino di Giuseppe Castellana, 59 anni, che dal luglio 1999 era alla direzione della struttura museale tra le più importanti della Sicilia e d'Italia. «Era» perché, com'è noto, con un provvedimento firmato dal dirigente generale dell'assessorato regionale ai Beni Culturali, Antonino Lumia, avallato e sottoscritto dall'assessore regionale Alessandro Pagano e datato 16 settembre 2005, Giuseppe Castellana non è più il direttore del prestigioso museo, ma è stato spostato a dirigere la sezione Archeologica della Sovrintendenza.
«Sono rimasto vittima di una potente lobby agrigentina che ha una sua storia e che oggi torna a galla, influenzando le scelte della città - Rispetto la rotazione, ma a parer mio c'è qualcosa di strano in tutto questo. In questi anni sono stato un archeologo che ha sempre dato molto fastidio a questa lobby composta da personaggi che non hanno gradito l'apertura solare del museo regionale agli eventi della città, preferendo alla luce radiosa, l'oscurità delle trame».
Parole forti che Giuseppe Castellana non teme di pronunciare pubblicamente, dicendosi consapevole che l'aver agito alla luce del sole, trasformando la struttura museale in una sorta di «polmone culturale» possa aver disturbato alcuni e dato fastidio ad altri.
«Ho anche avuto un colloquio chiarificatore con i miei superiori - prosegue Castellana. - Ho chiesto loro il perché della decisione: ho forse operato male? Ho commesso errori? Non ho raggiunto tutti gli obiettivi e i risultati che mi erano stati chiesti al momento del mio insediamento? Domande alle quali nessuno ha saputo rispondermi. All'Assessorato hanno motivato il trasferimento asserendo che la mia esperienza può essere utile alla soluzione di una serie di complicate problematiche sorte nella sezione Archeologica della Sovrintendenza. Un po' poco per giustificare un trasferimento. Posso comunque affermare di aver ricevuto molta solidarietà da parte della gente, anche di persone sconosciute che mi hanno fermato per strada per ringraziarmi di essere riuscito ad aprire il museo alla gente di questa città, dopo decenni di chiusura assoluta. Come primo atto, quando venni nominato direttore, incontrai il sindaco per offrirgli simbolicamente le chiavi del museo. Assieme abbiamo progettato le prime iniziative come il concerto del maestro Uto Ughi per il Capodanno con i fondi del 30% ottenuti dalla vendita dei biglietti. Da allora molta strada è stata fatta. Sono decollati molti servizi aggiuntivi e il mio rammarico sarà quello di non poter più seguire i lavori di ammodernamento del museo, finanziati dall'Unione Europea».
-Che fine faranno gli eventi che finora hanno trovato casa nel Museo?
«Ho appreso da indiscrezioni che si provvederà subito all'eliminazione della moquette rossa che ho fatto collocare nella sala del Telamone, quella che ospita tutte le manifestazioni. Secondo me, l'eliminazione della moquette potrebbe essere un primo segnale da leggere e interpretare come un ritorno alla tradizione museale del passato, dove era impensabile ospitare concerti, convegni e mostre. Spero di sbagliarmi, ma ho l'impressione che le attività del museo siano destinate a subire una battuta d'arresto».
LORENZO ROSSO



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