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Non siamo fiancheggiatori dei predoni. Ora la Soprintendenza deve chiederci scusa
Susy Malafronte
Il Mattino 14/4/2003

Domenica, ore 11; il solito cartello informa i turisti giunti
dal Giappone, dalla Francia,
dall'Inghilterra e dalla Germania del ritardo di due ore dell'
apertura degli scavi archeologici di Pompei. Il numero dei
visitatori fermi agli ingressi di
Porta Marina Superiore, Piazza
Esedrae Piazza Anfiteatro, cresce con il passare del tempo.
Alle 10.30, quando i custodi
aprono i cancelli della citt
sepolta, ci sono circa mille turisti accalcati ai varchi di accesso. L'ingresso vietato alimenta
la rabbia di molti stranieri e
induce altri ad andare via. A
causare il ritardo,
l'assemblea indetta dalla Cgil, Cisl,
Uil, e dai sindacati autonomi Flp-Bac
e Unsa.
I lavoratori della soprintendenza di Pompei hanno
incrociato le braccia per rimandare
al mittente le accuse mosse dall'amministrazione, all'
indomani del furto
avvenuto nella casa dei Casti Amanti, nei confronti della categoria. I sindacati hanno fatto fronte unito contro i vertici della
Soprintendenza chiedendo la
convocazione ad horas di un
tavolo di confronto per riorganizzare in maniera seria il lavoro degli addetti alla sorveglianza. Se non ci sar un confronto
serio con l'amministrazione
andremo avanti con le azioni
di lotta, che verranno fatte in
maniera pi dura, anche con
scioperi, nonostante ci avviciniamo all'alta stagione turistica - dicono Michele Germano
della Cgil, Carlo Tortora e Aldo
Avitabile della Cisl-Fps, Antonio Pepe della Uil, Giuseppe
Palomba della Flp-Bac e Salvatore De Cristoforo dell'Unsa -
l'area archeologica di Pompei
tutelata solo grazie alla buona
volont e alla professionalit
degli addetti alla vigilanza, non
ci sono sistemi di allarme o di
videosorveglianza a difesa del
patrimonio pompeiano, ma solo lo spirito di sacrificio di una
categoria da sempre al centro
delle accuse dell'amministrazione. Il nostro timore che
dietro a tutto questo possa esserci un gioco politico per privatizzare il museo di Pompei.
Noi alzeremo una barricata
contro la privatizzazione del
sito.
I sindacati denunciano,
inoltre, che dall'inizio dell'anno la squadra degli addetti alla
vigilanza, formata da 240 uomini divisi in tre turni, conta 20
unit in meno, poich parte
sono andati in pensione, e non ancora sostituiti, e altri
impiegati in mansioni diverse. In
base all'organizzazione di lavoro stabilita dalla soprintendenza, senza
consultare i sindacati, un addetto alla sorveglianza -
spiegano i lavoratori - si trova da solo
a controllare un
quarto dell'area archeologica.
Dai colleghi napoletani sono giunti messaggi di solidariet ai custodi di Pompei: Sono
accuse ingenerose - si legge nei
verbali delle assemblee tenute
nei musei del capoluogo - quelle formulate dal soprintendente Pietro Giovanni Guzzo contro i custodi pompeiani, definendoli probabili fiancheggiatori dei gravi fatti avvenuti. Il
professore Guzzo non dovrebbe sparare nel mucchio, offendere un'intera categoria. Se
davvero a conoscenza di qualcosa, indichi i fatti e i nomi alla
magistratura. Da Guzzo ci
aspettiamo le pubbliche scuse
ai custodi. Va detto, ancora,
che nei musei e nei siti archeologici dove c' personale addetto alla vigilanza i furti sono
molto rari. Mentre le chiese
sono campo libero per i ladri
d'arte.



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