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GENOVA: II Comune vende De Ferrari- Tra cartolarizzazione e storia, come cambia la piazza dei genovesi
08/10/2005, La Repubblica, Napoli


IL COMUNE venderà i fondi del palazzo dell'Accademia a De Ferrari, vale a dire i muri dei negozi che li occupano. Un'operazione storica, che sarà affidata a Tono2, la società che già si è occupata di vendere, in passato, una parte di immobili comunali. La motivazione, all'origine della scelta, è la stessa: mancano soldi, il governo ha annunciato, con la Finanziaria, tagli pesantissimi agli enti locali e bisogna fare cassa. Intanto un libro, "De Ferrari, la piazza dei genovesi", ripercorre la storia del luogo simbolo del centro.

E Tursi mette in vendita i negozi dei portici sotto l'Accademia.

IL COMUNE ha deciso: venderà i fondi del palazzo dell'Accademia a De Ferrari, vale a dire i muri dei negozi che li occupano. L'operazione sarà affidata a Tono2, la società che già si è occupata di vendere, in passato, una parte di immobili comunali. La motivazione, all'origine della scelta, è la stessa: mancano soldi, il governo ha annunciato, con la Finanziaria, tagli pesantissimi agli enti locali, che hanno suscitato la ribellione del sindaco, Beppe Pericu, e così l'amministrazione pubblica torna a privarsi di beni. Spiega il vice sindaco, Alberto Ghio: «Per noi, purtroppo, è una scelta dolorosa, ma necessaria, il ricavato servirà per l'Ami».

In pratica accadrà questo: la Tono2, dopo una stima da parte dei periti, anticiperà al Comune il valore dei fondi, poi, a sua volta, vedrà come metterli sul mercato. I primi interessati saranno i commercianti, naturalmente. La delibera, arriverà in giunta fra una decina di giorni con stime e modalità. E, a proposito di commercio, anche i chioschi verdi, dovranno tornare al più presto nella sede della metropolitana, «non possono restare, sono una stonatura urbanistica» ammette Ghio «ma è essenziale l'accordo con chi li gestisce». Intanto è già sicuro che riaprirà il Diurno, che occupava un tempo la parte del sottopassaggio, a lato del teatro Carlo Felice, di fronte alla sede del banco di Chiavari e dellaRiviera ligure. Aspetta di conoscere nei dettagli che cosa farà il Comune, il presidente della Camera di Commercio, Paolo Odone.

Lui si augura soltanto, aproposito dei chioschi, molta comprensione verso «negozianti che hanno saputo resistere a molte traversie in nome del bene della comunità». Dunque, De Ferrari, la piazza cuore della città che piazza non è mai stata, è ancora nel centro del mirino. Lo è stata da sempre, da quando non era così e non esisteva come piazza. La sua evoluzione, da crocevia acuoredi Genova, la raccontano oggi pomeriggio alle 17 e 30, nella Sala delle Grida della Nuova Borsa, gli autori del libro "De Ferrari, la piazza dei genovesi", che ha avuto come curato rel'urbanista Ennio Poieggi. È un ritorno indietro nel tempo di oltre due secoli, è il racconto di come pietre e muri si siano trasformati nella piazza.

Che è diventata simbolo, quando è stata ornata dal grande catino in bronzo, ora nascosto da zampilli e giochi d'acqua, realizzato dall'architetto Giuseppe Crosa di Vergagni. Il catino viene regalato alla città dal figlio di Erasmo Piaggio, morto prima diveder realizzato questo suo desiderio. È il 23 aprile del 1936, la fontana deve celebrare l'entrata in guerra dell'Italia contro l'Abissinia. In realtà perde subito il suo significato politico. I genovesi la adottano, vanno lì a gettare monetine. E il crocevia, intitolato al marchese Raffaele De Ferrari, diventa la piazza di Genova.
(manda valli)


LA PRIMA a essere modificata è stata la fontana. Poi la costruzione della metropolitana, e ora la nuova pavimentazione, da finire. Lavori in piazza De Ferrari ce ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno in futuro. E la piazza, intanto, si mostra ancora con luci e ombre.
Se da una parte splende la reggia della Regione, il palazzo che fu della Navigazione Italia, il lato opposto non se la passa molto bene il palazzo dell'Accademia è il primo a farne le spese. La vista, per chi passeggia accanto alla fontana, non è delle migliori. A balzare agli occhi sono i chioschi verdi degli esercenti un tempo alloggiati nel sottopassaggio. Una situazione che doveva durare al massimo un anno, si e protratta per tre, coni negozianti, che di stare lì non ne possono proprio più. Il box verde di "Orlandini Dischi" da circa otto mesi ha chiuso bottega, in attesa di essere spostato nei sottosuolo, paga, come tutti gli altri esercenti che gli stanno accanto, lo stesso affitto del vecchio negozio, con il timore di far la fine del box-edicola, abbandonato a metà di salita Santa Caterina. Un'edicola tormentata, spostata prima in via XII Ottobre, poi in Galleria Mazzini, dove si era ridotta a lussuoso vespasiano per cani, infine nuovamente scaricata in salita Santa Caterina, senza più giornali. Senza niente. Con le saracinesche abbassate.

Rimangono aperti gli altri chioschi, sia pure con qualche difficoltà: «Abbiamo senza dubbio perso in guadagni -afferma Paola Saiviati, titolare dell'omonimo negozio-e qui non stiamo bene, visto che patiamo un caldo asfissiante d'estate ed il freddo d'inverno. Aspettiamo di ritornare nel sottopasso, contiamo di farcela entro dicembre».

A pensarla così sono tutti i titolari degli esercizi sfrattati tre anni fa. «Con tre giacche a vento finisco lo spazio in vetrina - sostiene Luisa Ballerini, titolare del chiosco d'abbigliamento "Desiderio" - e in più pago l'affitto di uno spazio di 14 metri quadrati per stare in un buco di 7».

Oltre agli affari, sempre più scoraggianti, il degrado tutto intorno non invita certo all'ottimismo. A cominciare da una delle colonne sotto i portici davanti al palazzo dell'Accademia. Le imbracature messe due anni fa, dopo la caduta di calcinacci, ricoprono ancorala colonna, e svolgono pure l'infelice funzione di cassonetto dell'immondizia. Pochi metri più in là, accanto allo storico negozio di Luigi Stagno, l'ascensore per disabili che dovrebbe condurre all'Accademia è pronto da due mesi, dopo un anno e mezzo di disagi. Ma non è mai entrato in funzione, per la disperazione, della gente, dei disabili e del titolare di "Stagno" che, dopo aver sopportato i disagi, vorrebbe almeno vedere l'ascensore in funzione.
Se i chioschi corrono sul filo degli alti e bassi, la situazione non è serena neanche per il " Bar dell'Accademia", " Vogue", " Montres & Bijoux", "Caleri" e 1' ex " Conte", incastrati nei fondi dell'Accademia. I mendicanti, la poca luce, i clienti avvezzi al bicchiere di troppo del bar all'angolo, lavori di ogni genere a ogni ora del giorno, grosse pozze d'acqua, appena piove, e l'ipotesi di vendere i fondi a chi adesso è sotto affitto, turbano i sonni di chi ha investito fior di quattrini per rifare i locali. Tranquillità? Poca, minata innanzitutto dall'abbondanza, di venditori ambulanti che, soprattutto nei giorni di pioggia si sistemano davanti alle vetrine.
Qualcosa si muove, invece, per la visuale sulla piazza. Il sogno di vedersi liberati dall'ingombrante presenza dei gab-biotti che occupano gli archi e tolgono luce, pare possa realizzarsi a dicembre.Le carte sono già state firmate, i dubbi rimangono. C'è chi giura che i gazebo resteranno, cambiando solo gli affittuari.il Comune smentisce, ma le voci della piazza segnalano questo. Da una fobia all'altra, a quella da lavori di risistemazione e riqualificazione, un classico per chi da decenni respira le polveri di piazza De Ferrari. A destare sospetti le ennesime recinzioni arancioni e i cumuli di calce ammucchiati ai lati della piazza. C'è da completare la pavimentazione e la parte che ancora non risponde alle nuove esigenze urbanistiche va dall'ex fermata degli autobus di fronte all'Accademia fino al maxi posteggio dei motorini accanto alla Regione. Al momento si lavora sulle due estremità, a breve operai e trapani interverranno all'incrocio tra via XX e la piazza. Le pessime condizioni dell'asfalto sono simili a quelle dei portici, dove a dare una ma-no si è in passato offerto il Civ, Comitato Integrato di Via. I negozi affiliati di De Ferrari e dintorni, erano quattro fino a qualche tempo fa, ma una serie di incomprensioni, a partire dal costo delle luminarie natalizie, ha allontanato i rivenditori dal consiglio presieduto da Enrico Allegretti. L'idea di Allegretti è di riavvicinarsi ai delusi proponendo una nuova illuminazione e l'insediamento di piante nei pressi delle vetrine. Discorso a parte meritano il tratto che collega i portici dell'Accademia a via XX e le precarie condizioni della fontana. Da una parte c'è la fine di via Vernazza, all'altezza delle strisce pedonali, la stradaa schiena d'asino, che quando piove si trasforma in una enorme pozza. Dall'altra, nella fontana, ecco il muschio e l'acqua stagnante color verde militare della vasca. E i vetri rotti che qualcuno getta nell'acqua invece delle monetine. Così vive De Ferrari, tra lustri realizzati, altri in cantiere. E molte grane da risolvere. Come si conviene a una piazza che è simbolo di una città.



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