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La Finanziaria taglia la cultura. Il mondo dello spettacolo in sciopero
Angela Azzaro
Liberazione 07-OTT-2005

Chiusi i teatri, i cinema, l'opera, i circhi. Il 14 ottobre il mondo dello spettacolo italiano sciopera, fa calare il sipario per protestare contro le politiche culturali del governo a partire dagli ulteriori tagli ai finanziamenti previsti nella manovra di Tremonti. E' la prima volta nella storia repubblicana che si arriva a un gesto cos forte, cos netto, lutto chiuso: niente film, niente pice, niente musica, niente di niente. E' anche la prima volta che il mondo dello spettacolo si trova in una situazione cos drammatica. Il rischio il blocco totale di tutte le attivit. E' l'impoverimento culturale del Paese, la desertificazione. E' la disoccupazione per circa 60 mila operatori del settore dei 200 mila complessivi, la chiusura per 5 mila aziende.
L'Associazione generale italiana dello spettacolo, l'Associazione nazionale autori cinematografici e l'Associazione nazionale industrie cinematografiche, insieme ai tre sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di lanciare la giornata di sciopero con lo slogan "Chiudere un giorno per non chiudere per sempre" chiamando alla partecipazione tutti gli operatori. Per lo stesso giorno stata convocata una manifestazione nazionale a Roma, al centro congressi Capranica (piazza Ca-pranica, ore 14,30).
La situazione, gi drammatica, infatti messa ancora pi a rischio dallanuova Finanziaria. Se dovesse essere approvata cos come prevista dal neo ministro Giulio Tremonti, si arriverebbe a un ulteriore taglio del 40% di tutte le risorse pubbliche per lo spettacolo: decurtazione del Fondo unico che da 464 milioni, gi insufficienti, scenderebbe a 300 milioni di euro; eliminazione delle quote del Lotto destinate al settore; minori trasferimenti agli Enti locali: tagli che ancora una volta ricadrebbero sullo spettacolo.
Che cosa accadr se Tremonti non viene fermato? Chiuder il festival di Venezia. Ma non solo. L'intero settore rester paralizzato.
L'allarme ormai diventato indignazione. Scandalo., E' in gioco il futuro non tanto e non solo dello spettacolo. E' in gioco il futuro del paese. I tagli al Fondo unico per lo spettacolo sono la goccia che fa traboccare il vaso, denuncia il regista Nino Russo dell'esecutivo nazionale della Anac. Questo governo ha operato in maniera sistematica per radere al suolo la cultura. Per assoggettarla alle leggi del mercato. Basta vedere la legge sul cinema che stata approvata.
Il governo tace o cerca scappatoie. Il ministro della Cultura, Rocco Buttigttone, ha chiesto al Parlamento di sbloccare
un decreto che dovrebbe dare qualche euro al cinema. Vuole tentare di arginare lo sfascio della legge. La normativa, non solo getta le produzioni in totale balia del mercato, anche scritta male. Buttiglione fa finta di impegnarsi e tenta di salvarsi con un intervento legislativo che incide ben poco. Di pi non fa. Sicuramente sar difficile incontrarlo il 14 davanti al Capranica per la manifestazione.
Lo scontro insanabile. Finch la spesa per la cultura - sottolinea Stefania Brai, responsabile nazionale spettacolo del Prc - sar considerata "spesa corrente" e non investimento, in un qualunque momento di crisi sar la prima ad essere tagliata, cos come si tagliano le spese di cancelleria. La tragedia che con quest'ultimo provvedimento tutte le attivit di produzione culturale sonomesse a rischio di vita. I registi non ne possono pi. Mario Martone, impegnato oltre che nel cinema anche nel teatro, negli ultimi anni ha operato per far nascere lo Stabile pubblico a Napoli, il Mercadante. Tra qualche mese l'incarico nel Comitato artistico termina e Martone, pur ritenendola un'esperienza positiva, non da la disponibilit a un rinnovo della nomina. Sono molto soddisfatto - spiega -di avere dato il contributo al consolidarsi di un teatro pubblico. Lo sono ancora di pi se penso alla situazione generale dellaspettacoloinltalia. I nuovi tagli al Fus portano a un punto cruciale la battaglia che questo governo ha condotto in maniera pervicace contro la cultura. Lo ha fatto non per risparmiare, ma perch pensa
che sia pericolosa. E' una strategia molto mirata, precisa: la vorrebbe eliminare del tutto. Non trovo i termini adatti per esprimere tutta la mia indignazione, esordisce Marco Tullio Giordana. E' una vergogna che un Paese occidentale come il nostro spenda per la cultura quanto un paese in via di sviluppo. E' folle pensare che la spesa pubblica per il cinema o il teatro sia secondaria. E' folle ma non mi sorprende. Provo piuttosto scandalo. Non solo per questo governo, da cui mi aspettavo tutto quello che hafatto. Ma dagliitaliani che stanno accettando questa situazione. Stanno minando tutti i settori che riguardano la formazione dei cittadini, dal teatro alla scuola. Nessuno pu accettare che accada. Pensavo che gli italiani avessero meno pazienza. Mi ricredo. Hanno accettato tutto: di diventare pi poveri, di vedersi sottratta la possibilit di crescere culturalmente. E' per questa ragione che aderisco a qualsiasi forma di protesta e di azione per fermare lo sfascio.



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