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Ecco come rinasce Casa Mussolini sopralluogo ai restauri tra kitsch e art decò
FRANCESCA GIULIANI
la Repubblica 07-OTT-2005

A un osservatore attento non può sfuggire il giallo chiaro dell'intonaco steso di fresco, a contrappunto con il candore delle paraste, sotto la decorazione a bassorilievo appena ripulita che gira tutto intorno. La Casa di Mussolini, il Palazzo principale al centro di Villa Torlonia dove il Duce abitò fino al 1943, non è mai stato così bello. Dietro le alte recinzioni è tornato già com'era iì frontone di terracotta sulla facciata che domina la via Nomentana, dalla cima della scalea che conferisce all'edificio il tono solenne e nobiliare che deve esser piaciuto molto anche a quel suo inquilino senza blasone.
Il cantiere in questi giorni è tutto all'interno, al lavoro ci sonosette diverse ditte di restauratori, ciascuna specializzata in una porzione specifica e minuta di intervento, chi nel legno
chi nei marmi, chi nelle tempere e chi negli affreschi. Il Palazzo di Villa Torlonia è un compendio dell'arte romana di fine Ottocento, un tripudio di stucchi, decorazioni, marmi veri e finti, dorature e finiture, pavimentazioni sontuose e lastre policrome. Il restauro procede da circa un anno e si avvia a conclusione, con l'apertura al pubblico per fine marzo: «Villa Torlonia era ancora dieci anni fa in uno stato di degrado assoluto. Con le giunte Rutelli-Veltroni è stata ampiamente restaurata: dal Villino Rosso al Casino dei Principi, dalla Casina delle Civette al Palazzo principale. Con questi ultimi interventi si definisce un luogo d'arte il cui recupero sarà presto complesso», spiega l'assessore alla Cultura Gianni Borgna.
Il lavoro sulla Casa di Mussolini ha comportato una spesa di quattro milioni di euro dalle casse comunali. La cura della sovraintendenza comunale diretta da Eugenio La Rocca che ha lavorato di concerto al Dipartimento per l'Edilizia monumentale diretto da Lucia Funari. Libello, spiegano adesso che il più è fatto sui quasi 1.500metri quadrati distribuiti su tre piani, è anche ciò che non si vede: gli impianti di riscaldamento che corrono sotto le lastre di marmo, l'illuminazione nascosta ma efficace, il consolidamento complessivo di un edificio che versava in condizioni di degrado croniche. Alberta Campitelli, la storica dell'arte chesi occupa delle ville dì Roma, mostra lo stato di conservazionedegliaffreschinel-la sala da ballo, dove le palanche che servivano a scongiurare il crollo hanno preservato anche i colori. Anche qui i restauratori arriveranno presto con pennelli e mano dolce, cosi come stanno facendo nelle stanze daletto gemelle di Benito e Rachele al primo piano, dove le volte sono pitturate a foggia di baldacchini dorali chiusi da Bocconi azzurro cielo con al centro un tondo raffigurante Psiche tra le braccia dei venti o Apollo sul carro del sole.
Molte superfetazioni kitsch dell'epoca del Duce sono state o stanno per essere rimosse (inclusi un paio di tetri gabinetti) per il principio della fedeltà alla struttura originaria: «È l'unica testimonianza romana di committenza laica di quest'epoca», spiega La Rocca. La sala più bella ha una vista sul parco degna di un principe Torlonia, con le storie di Alessandro
Magno illustrate fra stucchi e affreschi mentre il monumentale letto di noce di Mussolini, saia ricollocato nella sua stanza. In una sala studio dalla quale stanno strappando via i parati mussoliniani in verde acido, sono spuntati dei piccoli tondi a fresco, donne nude distese sull'erba, forse portati qui dal principe Alessandro dal suo magnifico Palazzo di piazza Venezia, demolito dal Fascio per far posto al Vittoriano, ai Fori imperiali.



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