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II conflitto tra antico e moderno nel disegno delle citt
GABRIELE SIMONGINI
il Tempo 07-OTT-2005

NELLE citt di oggi tra antico e nuovo non ci deve essere conflittualit, anzi dovrebbe prevalere un rapporto di dare ed avere reciproco. L'architetto ticinese Mario Botta, la cui fama internazionale si deve a progetti quali la riconversione del Teatro della Scala di Milano o il Mart di Rovereto, con queste parole sembra voler smussare gli angoli dell'aspro dibattito che divide i sostenitori dell'inserimento dell'architettura contemporanea nelle citt storiche da coloro che invece difendono a spada tratta l'intoccabilit dell'antico. Al proposito sono ormai note le polemiche sulla sistemazione dell'Ara Pacis a Roma di Richard Meier o sul progetto della pensilina per gli Uffizi, a Firenze, di Arata Isozaki.
Il tema del rapporto fra antico e moderno nelle nostre citt stato appunto al centro di una conferenza tenuta dallo stesso Botta a Roma, a Villa Medici, in occasione della cerimonia di consegna del Premio Federico Zeri per lo studio del patrimonio culturale italiano. In realt, la conferenza si poi trasformata in dibattito con gli interventi di uno dei maggiori esperti di restauro architettonico, Paolo Marconi e di Bruno Zanardi, noto restauratore di cui vanno almeno ricordati gli interventi sulla Colonna Traiana e sugli affreschi del Sancta Sanctorum, a Roma. L'architettura contemporanea - ha precisato Mario Botta - deve inserirsi nei contesti storici senza furore modernista ma anche senza nostalgia del passato. troppo diffuso un sentimento passatista che tipico di una societ debole come la nostra, incapace di proporre grandi valori e quindi intenzionata a rifugiarsi nel passato. In una citt italiana l'architetto lavora pi su un territorio della memoria che non su un territorio fisico. L'unico modo di rispettare il passato quello di essere autenticamente moderni. E comunque l'architettura contemporanea un problema di qualit: il nuovo inventato da Carlo Scarpa un valore aggiunto all'antico.
Proprio il tema della qualit architettonica ha provocato gli interventi di Zanardi e Marconi. Il primo ha denunciato il fatto che in Italia ci sono troppi architetti, circa 150.000. Siamo nel paese del "tengo famiglia" - ha continuato Zanardi- e quindi ogni architetto, tramite conoscenze e canali di vario tipo, vuole mettere le mani su un progetto. E cos nascono brutture di ogni tipo, specialmente nelle periferie. Si dimentica sempre che nell'antichit le cose si modificavano seguendo un ordine naturale ed armonioso, mentre oggi tutto pi selvaggio e incontrollato.
Secondo Paolo Marconi, il problema non sta nel numero di architetti quanto piuttosto nella loro formazione. Oggi le Facolt di Architettura - ha detto Marconi - sfornano gente spesso impreparata, capace solo di fare schizzi improbabili che vengono passati agli ingegneri per tutti i problemi realizzativi. Questa situazione difficile si pu risolvere solo con una maggiore attenzione alla didattica.
L'ultima parola stata naturalmente quella di Botta: Le nostre citt - ha detto il grande architetto - spesso sono brutte perch la nostra societ brutta. Nei prossimi decenni la sola urbanistica ragionevole sar quella della demolizione, specialmente nelle periferie. E tra poco dovremo restaurare perfino il moderno, che spesso gi cade a pezzi.



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