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«Controlli rigorosi, ma non cederemo ai ricatti»
Franco Mancusi
Il Mattino, 06/10/2005

I veleni di Pompei. Chi conosce la complessa realtà degli Scavi è abituato alle tensioni interne. Stavolta, però, dai toni delle polemiche sindacali siamo passati allo scontro frontale con il vertice. Sotto accusa il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo. Proteste (quasi di routine nel sito archeologico più famoso del mondo), contestazioni. Poi rapporti più o meno segreti inviati al ministero con le firme genetiche di alcune sigle sindacali. Tanto da convincere un parlamentare di Alleanza Nazionale, il senatore Bobbio, a sollecitare l'intervento del ministro per i Beni culturali per l'avvio di un'indagine immediata. «L'unica cosa da fare per capire cosa stia succedendo nel perimetro degli Scavi», spiega il professore Giuseppe Proietti, capo dipartimento per la Ricerca, l'Innovazione, l'Organizzazione. «Valuteremo con il massimo scrupolo i risultati dell'ispezione che abbiamo già avviato. Sia ben chiaro, però: sbaglia, anzi s'illude chi pensa di restituire la gestione di un parco storico così importante a gruppi interni di potere, privi dei titoli elementari per amministrare un patrimonio tanto particolare. Non cederemo ai ricatti». Scontata la difesa del soprintendente Guzzo, dunque.
«Saranno i fatti a orientarci sulle decisioni da prendere. Ma bisogna essere prudenti. Guzzo è uno studioso di indiscusso prestigio internazionale, un validissimo dirigente dello Stato da decenni. A Pompei ha lavorato bene in un contesto che, unico in Italia, è sottoposto all'impegno congiunto di due ministri, Interni e Beni Culturali, per combattere le illegalità e contrastare infiltrazioni di ogni genere».
Alcuni sindacati, invece, sospettano che a Pompei non tutto abbia funzionato.
«All'interno degli Scavi la conflittualità sindacale si trascina da decenni. Fatto gravissimo: il prestigio di un sito tanto importante non può essere oscurato da un velo di ambiguità, giustificato più da interessi di parte che da fondate motivazioni obiettive».
Nel mirino i servizi convenzionati, previsti dalla legge Ronchey. «Rispondo con un solo esempio: la biglietteria era stata oggetto di un'indagine dei carabinieri, prima che arrivasse Guzzo. Dopo la riorganizzazione del soprintendente, nel giro di pochi anni gli incassi sono aumentati di quasi due miliardi di lire, con lo stesso numero di visitatori paganti».
I veleni non hanno risparmiato l'attività professionale della signora Guzzo, dirigente della società che gestisce book-shop e servizi aggiuntivi negli Scavi.
«Una banalità, davvero. L'appalto a Pompei è stato assegnato nel febbraio 2001. I coniugi Guzzo si sono sposati nell'agosto dell'anno scorso». E se queste manfrine altro non fossero che un tentativo di sciogliere la soprintendenza autonoma, ricollegando Pompei con Napoli? «Sul piano scientifico non vedrei ostacoli. Sarei molto preoccupato, viceversa, se una manovra del genere nascondesse interessi personali o di parte».



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