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Nuovi scavi a Tuscolo torna alla luce il Foro
Paolo Brogi
Corriere della Sera - Roma, 06/10/2005

Scavano in allegria lassù, nella meravigliosa Tuscolo, da dodici anni. E là dove c'era solo e fondamentalmente un teatro romano, ora sta riemergendo una città, i resti di quel piccolo grande municipio che dette filo da torcere a Roma e che poi «romanizzato» nel 381 a.C. ebbe tanti ospiti illustri, Cicerone per primo.
A scavare sono i giovani studenti, ricercatori e studiosi della «Escuela Espanola de Historia y Arqueologia en Roma». Vengono da una quantità di istituzioni iberiche e si sono divisi i posti: nel settore nord del Foro che stanno riportando alla luce vengono dal Museo di Ampurias, in quello sud ovest dal Museo di Merida, nel settore ovest dall'università del paese basco, in quello orientale dall'università di Murcia. Con loro anche qualche studente italiano, come Paola e Luisa. Sovrintende al tutto da anni, con grande entusiasmo e competenza, il vicedirettore della scuola, l'archeologo catalano Xavier Dupré.
Per raggiungerli bisogna superare il varco posto dalla comunità montana sul piazzale a mezza costa che alla domenica si riempie di auto e famiglie giunte da Frascati e Grottaferrata e poi salire verso l'alto costeggiando una strada col basolato intatto che si snoda in mezzo ai castagni e ai ciclamini già fioriti nel precoce autunno. In cima il posto è mozzafiato: un piccolo pianoro che a 600 metri d'altezza, come una piattaforma che guarda alla lontana Roma, s'incunea maestosamente tra due vallate, quelle in cui passavano due delle principali direttrici romane per il sud, la via Labicana sul fondo frascatano e la via Latina in quello di Grottaferrata. In un'ansa della collina si apre il bellissimo teatro, nella struttura originaria del 75 a.C. e con i successivi ampliamenti effettuati sotto Tiberio e Traiano. Tutto noto, fin qui, dai tempi di Luciano Bonaparte, il fratello di Napoleone, che aveva acquisito l'area dentro la sua Villa Rufinella e poi via via con Carlo Felice di Savoia che aveva fatto «scavare» l'archeologo Luigi Biondi e l'architetto Luigi Canina, per arrivare alla metà del '900 con le ultime campagne di Maurizio Borda.
E ora? «Qui a lungo sono stati cercati solo grandi manufatti, insomma statue, e Tuscolo è stata in questo senso una cava per alimentare collezioni in mezzo mondo -racconta l'archeologo Dupré -. Statue bellissime che sono nel castello di Aglié o in musei come il Louvre e l'Hermitage. Tutto questo nel disinteresse della struttura reale di Tuscolo...». Gli scavi «spagnoli», iniziati nel '94, hanno riportato alla luce invece un grande trapezio irregolare che sta di fronte al teatro, il Foro. Si tratta di un'area di 100 metri per 50, segnata da un decumano in asse col teatro, con una serie di piccoli templi posti a nord di cui sono state restaurati i perimetri in «opus reticolatum», i resti di un tempio più grande dedicato a Mercurio, soprattutto il perimetro ritrovato da poco di una grande Basilica forense con un vasto basamento e i resti di colonne ioniche (base e capitelli vari) che la ornavano.
«Questa è stata la scoperta più entusiasmante - spiegano gli archeologi spagnoli -. Ci fa capire che nella collina ancora da investigare in alto c'era l'acropoli del municipio e che qui in basso, da una parte e dall'altra di quel bellissimo basolato dei tempi di Tiberio, c'era la vita ufficiale. Sono gli anni in cui qui abitavano Cicerone, al tempo della stesura delle "Disputationes tuscolanae", e personaggi influenti di Roma, come il grande banchiere Celio Ruffo. Abbiamo datato i resti della Basilica, sono del 50 a.C».
Una recinzione provvisoria abbraccia le nuove scoperte, lambendo i resti della cinta muraria, le fondamenta in arenaria più antiche che con i grossi pietroni risalgono al VI secolo a.C, la «fonte antica» dello stesso periodo che con un arco a sesto acuto sta in cima al diverticolo in basolato della via Labicana che spunta miracolosamente dal bosco (un canale sotterraneo per le acque si spinge fin sotto la cavea del teatro). Che succederà a Tuscolo?
«Vorremmo farci un parco archeologico - spiega il presidente della XI Comunità Montana, Giuseppe De Righi -. Pensiamo a due parcheggi in basso e magari a una navetta o a un trenino su gomma per i visitatori. Ci auguriamo sostegno da Regione e Provincia...».




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