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Con questa Finanziaria a rischio la vita culturale
Giovanni Fratello
l'Unità - Roma 5/10/2005

«E' il massimo che un governo televisivo come quello italiano poteva ottenere: la morte in diretta della cultura» dice Vincenzo Vita, assessore alla cultura della Provincia di Roma.
Dal Comune gli fa eco Gianni Borgna: «È un tentativo aperto di colpire gli enti locali, perché sono un elemento di dinamismo culturale nella vita dei cittadini», e Giulia Rodano che riveste lo stesso ruolo alla Regione Lazio conclude: «Per il governo di centro destra la cultura e lo spettacolo sono relegate alla voce 'Varie ed eventuali'». E' un coro quello che si leva da parte degli enti locali contro la nuova legge finanziaria del governo.
Celebre, per non dire famigerato per la sua finanza creativa, Tremonti stavolta va giù duro proprio contro la creatività, tagliando senza rimorsi i fondi tanto al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali quanto agli enti locali. Così Roma rischia di vedere vanificato il ruolo guida tra le capitali europee per la cultura, che negli ultimi anni si era guadagnata con un'intensa politica culturale. «E soprattutto è falso come dice il Governo, - insiste Borgna - che i tagli colpiranno cose effimere come i grandi concerti o la Notte Bianca perché sono tutte iniziative finanziate dagli sponsor. Saranno invece penalizzati i musei, le biblioteche, l'Auditorium e le altre strutture permanenti, che in alcuni casi rischiano addirittura di chiudere». Ma i tagli alla cultura operati del governo non hanno come obiettivo di trasformare i cittadini in telespettatori? «È diffìcile dire se ci sia un diseeno politico - conclude Borgna -, certo è che se la finanziaria sarà approvata così com'è e questa politica di tagli dovesse continuare, il rischio è proprio questo: una regressione delle vita culturale nel paese».
La preoccupazione degli assessori alla Cultura è ben giustificata dalla situazione. Infatti, da quando si è cominciato a parlare di una riforma in senso federale dello stato, gli enti locali hanno lentamente assunto sempre maggiore importanza nel finanziamento alla cultura, magari non sempre lucidamente ma con grande slancio e moltiplicando le attività sul territorio. Le risorse degli enti locali che inizialmente dovevano essere aggiuntive, si sono rapidamente trasformate in finanziamenti sostitutivi a quelli dello stato a causa dei ripetuti tagli che negli ultimi anni il governo Berlusconi ha apportato alla cultura. Appena nominato assessore alla Provincia, Vincenzo Vita denunciò su questo giornale la situazione, mettendo in chiaro che gli enti locali non potevano svolgere il ruolo di "zattera di salvataggio". Aggiunge oggi Vita: «Ma stavolta la situazione è molto più grave, perché la convergenza dei tagli al Ministero e agli Enti Locali porterà una decurtazione tra il 30 e il 40% dei finanziamenti, il che equivale allo spegnimento della cultura. E infatti ospitiamo a palazzo Valentini il mondo dello spettacolo (ieri rappresentato da Massimo Ghini, Daniela Poggi e Andrea Giordana) che non ci sta e che si è organizzato in un comitato». Quali iniziative saranno prese? «Una mobilitazione permanente per protestare e sensibilizzare il Polo delle Libertà, ma anche l'Unione - conclude Vita -. Per bloccare questa legge finanziaria ci attiveremo incontrando i parlamentari e aderendo alla manifestazione del prossimo 9 ottobre contro il governo». Nei giorni scorsi è stato presentato il piano di rilancio delle attività culturali per la Regione: «Una progetto che vuole incentivare attività e competitività per la cultura in tutto il Lazio -spiega l'assessore Giulia Rodano - perché come dimostra il caso di Roma può rappresentare una chiave di volta per lo sviluppo». Come riuscirete a realizzarlo in queste condizioni? «La situazione è molto pesante, ma è chiaro che come Regione siamo entrati nell'Auditorium e promuoviamo i teatri di periferia e altre attività che non abbandoneremo».



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