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Tagli al Fus, il cinema sulle barricate
Lucia Coluccelli
ItaliaOggi 5/10/2005

Grande manifestazione nazionale a Roma del mondo dello spettacolo contro i tagli del ministro Tremonti. La prossima settimana ci sarà una giornata di sciopero di cinema, teatri e conservatori. Per la prima volta, imprenditori e lavoratori insieme hanno deciso per una protesta corale contro i tagli del ministro dell'economia, Giulio Tremonti, al Fus (Fondo unico dello spettacolo), decurtato di 164 milioni di euro all'anno, per i prossimi tre anni, passando così da 464 a 300 milioni. Le risorse del cinema precipiterebbero, così, a quota 54 milioni di euro dagli 84 rimasti. L'Associazione per il teatro italiano, artisti operatori e tecnici, in particolare, ha organizzato lunedì sera un'assemblea al Teatro Sala Umberto di Roma contro i tagli.
«Sono 50 mila i lavoratori a rischio e migliaia le aziende pronte a chiudere, già in terribile sofferenza per la situazione di crisi in cui naviga lo spettacolo e il cinema», dichiarano le principali associazioni dello spettacolo e del cinema. «Anche se verrà approvato un taglio più contenuto, la situazione è talmente compromessa che sarà difficile resuscitare un comparto già vessato da ogni Finanziaria. Non ci resta che Ciampi». Domani, intanto, sarà reso noto un comunicato di Agis (Associazione generale spettacolo), Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche), Api (Autori e produttori indipendenti), Anac (Associazione degli autori) e i sindacati Cgl, Cisl e Uil. Alla protesta si aggiunge anche quella di Gabriella Carlucci, deputata e responsabile dipartimento spettacoli di Forza Italia, che vuole continuare la propria battaglia in difesa dell'intero comparto, cominciata già nei primi mesi del proprio mandato.
«Stiamo organizzando la protesta», spiega Carlo Bernaschi, presidente Anem (Associazione multiplex aderenti all'Anica) e vicepresidente Anica. «Il presidente Ciampi ha ribadito il ruolo insostituibile della cultura per la nostra identità storica. Lo spettacolo e il cinema sono elementi primari. I fondi del Fus sono passati da 464 milioni di euro a 300 milioni. Spariscono, poi, i fondi del Lotto (nel 2005 hanno messo a disposizione del cinema 8 milioni). Tutto il finanziamento del gruppo pubblico ricade nel Fus: aumentano quelli che hanno diritto a chiedere i finanziamenti e diminuiscono i fondi. Lo scorso anno sono stati finanziati 110 film, nel 2005 si sono ridotti a 50, e per il 2006 non si arriverà a 25».
«Le persone occupate nello spettacolo sono intorno alle 200 mila», aggiunge Alberto Francesconi, presidente Agis, che ricorda anche «come l'Agis abbia elaborato negli ultimi mesi un progetto di riforma del Fus che verrà presentato nei prossimi giorni. Intanto, con i tagli attuali, anche il fondo per i cinema d'essai si riduce da 2,7 milioni al milione. Arischio la Biennale Cinema, il Centro sperimentale di cinematografia».
«Inutile continuare a chiedere fondi al Fus», prosegue il produttore Sandro Silvestri dell'Api, «meglio puntare sulla tassa di scopo annunciata dal ministro per i beni culturali, Rocco Buttiglione. Non sarebbe solo l'esercizio a pagare questa tassa con un minor ricavo sui biglietti, anche le televisioni, free e pay, l'home video e Internet contribuirebbero. Sarebbe un mezzo per evitare anche festival come Taormina. Ci sarebbero più soldi anche per trasformare le sale».
Ma sul punto si apre il dibattito. Infatti Paolo Protti, presidente dell'Anec (Associazione nazionale esercenti cinema), pur esprimendo «grande amarezza alla notizia dei tagli violenti al Fus», ribadisce un fermo no all'introduzione della tassa di scopo che finirebbe per gravare sul prezzo del biglietto e non intaccare le tv. Gianni Massaro, presidente dell'Anica, invoca i tax shelter, almeno per le industrie cinematografiche come fece già la legge Lagorio, n. 163 del 30/4/85. «Infatti, allora, venne introdotta la possibilità per le industrie cinematografiche di defiscalizzare i soldi reinvestiti nelle produzioni», conclude Massaro. «Con le agevolazioni si produssero molte pellicole. Potrebbe essere il primo passo verso tax shelter per tutti mai approvati in Italia, al contrario di molti paesi, come Canada e Germania».



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