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Così non si può fare la Mostra di Venezia: Dal 2001 dimezzato il fondo dello spettacolo.
Stefano Miliani
05/10/2005, L'Unità

ROMA Non ci resta che piangere, potrebbe essere il titolo. Oppure Morte a Venezia. Il cinema che non ha spalle robustamente protette, il teatro, la lirica, la musica sinfonica, il circo, rischiano di soccombere. Perfino la Mostra di Venezia corre il pericolo di saltare: la Finanziaria taglia di un terzo il Fondo unico per lo spettacolo, per il 2006 riduce il contributo statale dagli attuali 464 milioni di euro a 300 (164 in meno), sarà un disastro che spazzerà via quasi tutto. Anche perché teatro, musica sinfonica, la lirica, tanti concerti pop organizzati nelle città, vivono solo grazie agli enti locali, ma se Comuni, Regioni e Province non avranno i soldi per scuole, sanità, trasporti, come potranno aprire il borsellino allo spettacolo? E ancora:il settore dà lavoro a circa 200 mila persone. Quante lo perderanno? La prospettiva forse più nera investe proprio la Mostra del cinema di Venezia. «Se il taglio al Fus si applicasse in proporzione anche alla Biennale, non c'è dubbio che la Mostra non si potrebbe fare», ha detto allarmato il presidente dell'istituzione veneziana Davide Croff. Inclusi i tagli di altre fonti di finanziamento, come quella del Lotto, la mostra perderebbe 3-4milioni di euro su un budget di 9. E i soldi statali servono anche affinché i privati concorrano a finanziare la Mostra. Il che vuol dire: il governo liberista trova il modo di stroncare sul nascere i contributi dei privati tanto invocati. Il cinema perde 30 milioni di euro (da 84 a 54) più un'altra decina con l'azzeramento delle risorse extra-Fus, scendendo alla metà del 2004. La prosa cala da 89 a 69, per le Fondazioni lirico-sinfoniche i contributi crollano da 220 a poco più di 140 milioni di euro - più del 45% - compromettendo interi cartelloni. I sindacati, tutti, si stanno organizzando per coordinare le proteste. «È un "De profundis" - commenta Vittoria Franco, responsabile nazionale Ds per la cultura –E dà un'idea del fallimento della capacità del governo di reperire risorse utili per lo sviluppo del Paese». Oltre tutto «rispetto al 2001 la Destra ha dimezzato il Fus, facendolo passare da 600 milioni a 300 milioni». Questi tagli porteranno «il suicidio della nostra cultura», denuncia Andrea Colasio, capogruppo della Margherita alla commissione Cultura della Camera. E il ministro per i Beni culturali Buttiglione, che dice? «Sono preoccupato - ha ammesso - per i musei, per il Fus, per le biblioteche: la memoria storica della nazione è facile da distruggere, ma è difficile da ricostruire. Il ministero è già sotto la soglia di tolleranza e sopravvivenza». Ma Tremonti, che non ascoltava l’ex ministro Urbani, dovrebbe commuoversi con Buttiglione?
Stefano Miliani



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