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Intervista a Buttiglione: più tasse sui film in tv
Giacomo Galeazzi
La Stampa, 4/10/2005

«Impossibile tenere aperti i musei con tagli per 198 milioni di euro». Il ministro Rocco Buttiglione insorge contro l'«insostenibile» riduzione del budget imposta dalla Finanziaria ai beni culturali.
Ministro, si aspettava una mazzata simile?
«No, e mi impegnerò per scongiurare questa autentica sciagura. E' assurdo tagliare selvaggiamente sulla cultura. Quest'anno il turismo culturale è aumentato del 4% mentre i turisti in totale sono calati dell'1%. Coi musei chiusi o ad orario ridotto quanti stranieri verranno ancora in Italia? Sappiamo che le risorse sono quelle che sono e che dobbiamo fare meglio con meno, ma ci sono limiti oltre cui non si può andare. Oltre c'è l'abisso del degrado».
Cosa mette sul tavolo per evitare i tagli?
«Mi impegno a prosciugare ogni sacca di inefficienza e sprèchi e propongo il sistema francese di autofinanziamento della cultura. Sono pronto ad aumentare i prezzi dei biglietti d'ingresso dei musei e a tassare ogni passaggio in tv, Internet, e cinema dei film. Lo Stato però non può far mancare così clamorosamente il suo contributo. Solo di una cosa sono grato a Tremonti: almeno questa Finanziaria riassorbe i precari».
Chiede aiuto agli enti locali e ai privati?
«Occorre l'intervento di tutti, comprese le Regioni, le Province, i Comuni, i privati. L'importante, però, è che i problemi della Finanziaria vengano risolti senza depauperare il nostro patrimonio. Non si deve pensare che si possa tagliare sulla cultura con maggior facilità che altrove».
Spera di mettere una pezza?
«Mi adopererò per impedire i tagli e sono convinto che troverò ascolto. E' una questione spinosa e che ha radici antiche. Appena c'è una difficoltà nei conti pubblici si tagliano i fondi alla cultura, se continua così non potremo più arginare il degrado del nostri tesori d'arte».
Perché teme il degrado irreversibile?
«I musei hanno già a che fare con i costi delle nuove misure antiterrorismo e i fondi insufficienti. Il bilancio, insomma, è all'osso. La sicurezza ha un prezzo che il già ridottissimo budget della cultura non può sostenere, perciò andrà ridistribuito su altri ministeri, a cominciare da quello dell'Interno. Come faccio a tenere aperti di più i musei e a vigilare meglio, se ho un deficit spaventoso di personale?».
Ora è sui 15mila archivisti, custodi e addetti alle pulizie dei 264 musei e biblioteche statali che si rischia di dover risparmiare?
«Il settore culturale è sotto organico, i sindacati interni boicottano la sorveglianza elettronica per paura di perdere posti di lavoro e, considerata la situazione dei conti pubblici, sono impensabili assunzioni massicce di nuovi addetti. Non ci resta che riqualificare professionalmente i guardiani e puntare sulla mobilità con il travaso di competenze dalla pubblica amministrazione verso i musei».
Aveva promesso di invertire la tendenza...
«La valorizzazione del patrimonio artistico è costituzionalmente compito delle Regioni. L'uomo vive di pane ma anche di cultura e di arte. In Italia, al contrario, li si considera beni voluttuari, mentre dobbiamo spendere per valorizzare i nostri tesori perché è chiaro a tutti che la cultura ha assoluto bisogno di un bilancio più elevato».
Quindi?
«Finora siamo riusciti ad evitare danni al patrimonio artistico e abbiamo persino aumentato il numero dei siti espositivi da qui in avanti però non posso garantire più nulla. Altri tagli e il degrado sarà inarrestabile. C'è poco da girarci intorno. Siamo al limite estremo delle forze. Già prima eravamo in drammatica carenza di ossigeno, adesso le spese per l'adeguamento degli impianti alle norme antiterrorismo ci soffocano del tutto. Siamo obbligati a spendere soldi per la sicurezza senza averli».
Perché il comparto culturale non può far fronte a una spesa simile?
«Il settore paga lo scotto di bilanci sempre più risicati e di una programmazione errata, costantemente al ribasso. Adesso basta, però, non si può andare avanti in questa maniera. Serve una riflessione di fondo su che tipo di società vogliamo, altrimenti a salvarci dall'abisso non basteranno neppure i capolavori che tutto il mondo ci invidia. Con meno lirica e musei aperti che ne sarà della nostra cultura?».



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