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Torino in pista senza l'auto
Max Libè
Finanza & Mercati, 4/10/2005

È una questione di sopravvivenza: Torino deve trovare un nuovo assetto economico. Morsa da questa necessità, è stata la prima città in Italia a dotarsi, alla fine degli anni '90, di un «piano strategico» di sviluppo, sull'esempio di Barcellona, Francoforte, Glasgow. Il principale punto di riferimento nell'elaborazione di questa visione del futuro è l'associazione «Torino Internazionale» creata dall'ex sindaco Valentino Castellani, con l'obiettivo di coinvolgere i principali «attori» del territorio: enti pubblici, aziende private e organizzazioni di categoria, circoli culturali, centri di ricerca e altri. Cambiata l'Amministrazione, i compiti della struttura sono rimasti. «Torino Internazionale» ha continuato a operare e ora è impegnata a definire un nuovo piano. «Non si tratta di imporre misure dirigiste, bensì di creare una visione condivisa degli interventi necessari», dice Giuseppe Berta, docente presso l'Università Bocconi, che ha coordinato la stesura della bozza. E aggiunge: «E' giunto il momento di tirare le fila del lavoro svolto in questi anni, verificare la fattibilità dei diversi interventi suggeriti, promuoverne la realizzazione». Il denominatore comune è la transizione verso una «società della conoscenza». In termini più concreti: Torino sta cercando di individuare nuove aree di attività nel settore dei servizi. E di recuperare, in questa chiave, anche la tradizione industriale della città. «Ormai i confini tra produzione industriale e terziario sono decisamente sfumati», rileva Berta. Il collante tra i due mondi è rappresentato da una forte iniezione di innovazione e hi-tech. È da rilevare che in Piemonte le attività di ricerca hanno una incidenza sul pil pari all'1,4%. Può sembrare poco, ma in realtà è una percentuale quasi doppia rispetto a quella della vicina Lombardia. Non solo, ma l'81% dei budget è gestito e finanziato dall'industria privata: caso pressoché unico in Italia (la media nazionale è del 50%). Infine il 90% di queste attività è localizzato proprio nell'area metropolitana del capoluogo piemontese. In questo contesto un obiettivo strategico è rappresentato da un maggior coinvolgimento della ricerca universitaria. In particolare un ruolo chiave è attribuito al Politecnico, identificato come un centro di eccellenza della città. «E' una struttura in grado di effettuare con grande efficienza ricerche anche per conto di committenti esterni», rileva Mario Deaglio, docente di Economia all'Università. Al Politecnico viene ora offerta l'opportunità di diventare il punto di riferimento per le strategie di ricerca della città, in contropartita di un impegno a localizzare ulteriormente la propria attività su filiere che abbiano concreti sbocchi produttivi. Tra le iniziative avviate che già seguono questo modello, la più significativa è il distretto dell'Ict (Information and communication technology) coordinato da un'apposita fondazione, Torino Wireless. Oltre al Politecnico e alle altre università piemontesi sono coinvolti il centro di ricerca Telecom che ha ereditato le strutture dello Cselt (ex gruppo Stet) con più di un migliaio di ricercatori.
Partecipano anche l'Istituto Boella, che lavora a stretto contatto con ST Microelectronics, un centro di ricerca applicata del gruppo Motorola, il gruppo Alenia, l'Istituto Galileo Ferraris. Compito di Torino Wireless: coordinare le attività dei soggetti partecipanti, identificare temi comuni di ricerca e soprattutto puntare allo sviluppo di nuove attività imprenditoriali. Con questo obiettivo il Distretto mette a disposizione di start up e di piccole e medie imprese spazi per insediarsi, servizi di progettazione microelettronica, ricerca di fornitori, realizzazione di prototipi, consulenza imprenditoriale. Sono coinvolte nell'iniziativa anche le principali istituzioni finanziarie della città: San Paolo Imi attraverso la Compagnia di San Paolo e Unicredit attraverso la Fondazione della Cassa di Risparmio di Torino. Una delle leve individuate per il successo dell'operazione è infatti il coinvolgimento di strutture di venture capital. Il tracciato aperto da Torino Wireless, stando alle indicazioni del nuovo piano, andrebbe esteso anche ad altre realtà e in primo luogo alla biochimica. In questo settore è già operante un «Bioindustry park» localizzato nel Canavese, attrezzato con propri laboratori, cui partecipano la Bracco, la Serono, il Cnr, le università del Piemonte e altri soggetti. Ulteriori aree di intervento individuate sono la cosiddetta filiera della salute con un esteso utilizzo di servizi di telemedicina e assistenza decentrata, il consolidamento del polo aeronautico (Fiat Avio, Alenia), che attualmente occupa oltre 10mila addetti, e altre attività ancora. Ma non è solo in direzione del «terziario produttivo» che Torino si sta orientando. Alla ricerca di nuove vocazioni ha scoperto di avere numerose carte da giocare nel settore delle attività culturali e del turismo. Nella vecchia capitale dell'auto erano considerate, sotto il profilo economico, come un asset marginale. Questa visione è radicalmente mutata e la città è ora impegnata nel progetto di recupero delle residenze sabaude e della tenuta di Venaria Reale. Ha anche preso la decisione di valorizzare i suoi musei. Si tratta in particolare del Museo egizio, di quello di Rivoli e della Galleria d'arte moderna che hanno acquisito nuove collezioni. In questo contesto Torino si è anche attivata con successo per ospitare una serie di grandi eventi internazionali. L'agenda è fitta di impegni: le Olimpiadi invernali del 2006 saranno seguite da Universiadi, Campionati mondiali di scherma e di scacchi, Congresso mondiale degli architetti, delle società mondiali del design industriale (Icsid) e dalle manifestazioni previste in seguito alla scelta della città come capitale mondiale del libro. La città si muove anche per recuperare un ruolo nella produzione cinematografica e televisiva. Fino alla fondazione di Cinecittà, voluta e finanziata dal regime fascista, Torino era la capitale del cinema italiano e il centro della città era circondato da studi di posa. Un piccola Hollywood, insomma. Ora, dopo aver rilanciato il Museo del Cinema, con i fondi del Comune, della Regione e il supporto del Politecnico ha aperto un centro di produzione (virtual reality and multimedia park) affidandolo in gestione a un gruppo privato. Il centro è dotato di due grandi studi di posa e di attrezzature d'avanguardia nel campo della postproduzione e degli effetti speciali (immagini virtuali e compositing). Le iniziative, insomma, non mancano. Commenta Deaglio: «È innegabile l'esistenza di un clima di risveglio anche se molti problemi restano aperti. Ad esempio manca una forte presenza di giovani». Non solo, ma consapevole di dover cambiare, la vecchia capitale dei Savoia non si è mai liberata dalle nostalgie di chi, in fondo, preferirebbe lasciare le cose come stanno. Rileva Deaglio «La via più lunga della città si chiama tuttora Corso Unione Sovietica: è dedicato a un Paese che non esiste più da 15 anni».



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