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"Maggio": scelte di qualità
Denis Verdini*
Giornale della Toscana, 2 ottobre 2005

La trasformazione dei teatri lirici da enti autonomi a fondazioni private ha rappresentato una svolta di grande importanza, avviando un processo di cambiamento di tipo manageriale che avrebbe dovuto introdurre logiche gestionali orientate all'ottenimento di più elevati livelli di efficienza senza incidere sui livelli qualitativi della produzione artistica. L'obiettivo della riforma era quello di far convivere sia la visione "tradizionale" secondo cui i teatri lirici svolgono un ruolo sociale, in quanto veicoli di cultura nella collettività, sia la visione d'impresa secondo cui il teatro lirico è un soggetto che tende continuamente a ricercare livelli d'eccellenza e di competitività strategica. La sinistra fiorentina non ha saputo essere all'altezza di questa sfida, e la profonda crisi del Maggio musicale è lo specchio del fallimento delle sue politiche culturali. Forza Italia e la Cdl, di fronte a questo evidente deficit di governo gestionale, hanno offerto la loro piena disponibilità a collaborare col sindaco per salvare un'istituzione prestigiosa che è un fiore all'occhiello di Firenze e va considerata a tutti gli effetti un patrimonio nazionale. Questo già prima che venisse alla luce il disastroso deficit di bilancio, che quest'anno ha raggiunto e ampiamente superato il livello di guardia.
Il 2005 doveva essere l'anno del pareggio dei conti, e invece a gennaio l'allora sovrintendente Van Straten presentò perdite tali da costringere il consiglio d'amministrazione a rinviare perfino l'approvazione del bilancio preventivo. Per questo motivo, il consiglio d'amministrazione votò a febbraio una fiducia condizionata a Van Straten: i consiglieri facenti riferimento all'area della Casa delle Libertà assicurarono il numero di voti necessari all'approvazione del bilancio, ma lo fecero esprimendo alcune astensioni in modo da lanciare un preciso segnale d allarme sulle sorti del Maggio a cui sarebbe seguita una verifica da effettuare inderogabilmente entro il 30 aprile. Per quella data il Sovrintendente avrebbe dovuto presentare un piano per una significativa riduzione del deficit, unitamente a un piano di riorganizzazione del Teatro. Ma Van Straten non fu in grado di garantire alcunché e anzi, un mese dopo, scelse di abbandonare la nave in difficoltà per rifugiarsi nella comoda scialuppa romana di Veltroni, dove ora ricopre un incarico non operativo. La crisi, che era stata dolosamente coperta (il sindaco si era perfino opposto alla convocazione di un consiglio comunale straordinario sul Maggio), esplose così in tutta la sua drammaticità.
Negli incontri istituzionali che seguirono a questo evento traumatico, la Casa delle Libertà, con i suoi consiglieri comunali e con i parlamentari fiorentini, tenne sempre una posizione responsabile e diede la disponibilità a una collaborazione bipartisan nell'interesse superiore della città. Il problema che si poneva era semplice: o gestire la crisi del Comunale come quella di un'Azienda a sé stante, ma allora il deficit strutturale avrebbe portato a esiti drammatici, oppure inserire la crisi all'interno di un più vasto progetto di sviluppo incentrato sulla realizzazione del nuovo Teatro e del Polo musicale nell'area della ex Leopolda. Questa fu la strada da tutti condivisa per salvare un'istituzione simbolo di Firenze e insieme tutelare i posti di lavoro. Ma una collaborazione bipartisan avrebbe presupposto una co-gestione della crisi e un individuazione condivisa delle soluzione, a cominciare dal nome del nuovo sovrintendente. E qui bisogna essere chiari, noi non abbiamo mai preteso un sovrintendente espressione del centrodestra. Abbiamo solo chiesto al sindaco di fare una scelta di qualità, nella convinzione che a una situazione così grave si dovesse rispondere con un personaggio di provata capacità e in grado di garantire una gestione d'eccellenza. E infatti, quando è trapelata l'ipotesi di Emani, ci siamo detti disponibilissimi ad appoggiare la sua nomina, per il buon lavoro da lui svolto precedentemente a Firenze.
II giudizio negativo su Giambrone, che è sempre stato l'unico candidato voluto e proposto da Domenici, nasceva da una valutazione negativa del suo operato di Sovrintendente a Palermo, che a nostro parere è stato tra i peggiori nella storia delle Fondazioni lirico-sinfoniche. Il sindaco, invece di interpretare il suo ruolo di presidente del Cda, che avrebbe dovuto tendere alla ricerca di una soluzione equilibrata, ha voluto fare un prova di forza operando costantemente per dividere e non per unire, non tenendo irresponsabilmente conto che Io stesso Statuto del Maggio prevede per queste decisioni maggioranze qualificate. E' il sindaco, dunque, che ha tradito lo spirito dello Statuto, e con esso l'intesa bipartisan, il Maggio e Firenze. Noi cercavamo la qualità, lui cercava solo lo scontro.
Anche dopo l'invito del ministro Buttiglione a trovare una soluzione "fiorentina", Domenici non ha cambiato atteggiamento, cercando subdolamente di dividere il fronte della Cdl, fino alla provocazione, inaccettabile, di mettere all'ordine del giorno le dimissioni del vicepresidente, il cui nome era stato indicato nel cda proprio dal ministero dei Beni culturali. A quel punto è stato evidente che da parte deE'amministrazio-ne comunale non c'era alcuna volontà di lavorare per il bene del Maggio, ma solo di andare avanti all'interno di una logica di parte, per riaffermare l'egemonia culturale della sinistra che tanti danni ha fatto nell'ultimo mezzo secolo. Da un sindaco responsabile della scelta di Van Straten come Sovrintendente, ci saremmo aspettati una maggior prudenza.
Il commissariamento, reso inevitabile dal comportamento di Domenici, ha segnato anche una sua clamorosa sconfitta politica sia come sindaco che come presidente della Fondazione. Si è aperta così una nuova fase, che deve vedere le forze politiche rispettose del ruolo assolutamente autonomo del commissario, mentre da più parti si assiste al consueto spettacolo di chi cerca di tirargli la giacca. Un esercizio dal quale ci teniamo rigorosamente lontani.
Al commissario Nastasi Forza Italia, attraverso il suo gruppo in Palazzo Vecchio, ha fatto solo pervenire un dossier sulla vicenda e un memorandum che sottolinea i punti critici della situazione del Teatro, insistendo sulla necessità di dar vita ad una governance fondata sulla competenza professionale e sul rigore amministrativo, e di procedere alla scelta di un Sovrintendente di qualità. Esattamente quello che, inascoltati, avevamo chiesto a Domenici.
Denìs Verdini 'Coordinatore regionale di Forza Italia



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