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Accademia Carrara, la Fondazione è più vicina
L’Eco di Bergamo, 3 ottobre 2005

II sindaco Bruni accelera l'iter per la trasformazione del museo: «A fine anno pronto il progetto» II presidente Zavaritt: «Non c'è tempo da perdere». E Valagussa lancia l'allarme: «Visitatori in calo»

■ Si accorciano i tempi per la trasformazione dell'Accademia Carrara in Fondazione e anche per l'adeguamento e la ristrutturazione della sua sede: lo ha annunciato sabato il sindaco Roberto Bruni, intervenuto alla tavola rotonda sul tema «Accademia Carrara: quale futuro?», organizzata dall'Associazione Amici dell'Accademia Carrara all'Università degli Studi.
«Alla luce dei drastici tagli alla spesa locale imposti dall'ultima finanziaria -ha spiegato il sindaco credo che sia più che mai necessario accelerare i tempi per definire un nuovo assetto istituzionale per la Carrara, perché non è più possibile continuare con questa gestione. Da parte nostra ci impegniamo dunque non solo a mettere a disposizione i 5 milioni di euro necessari per ristrutturare la sede del museo, ma provvedemmo anche a presentare un progetto di Fondazione entro la fine dell'anno, al massimo all'inizio del prossimo».
Diventando una Fondazione, l'Accademia Carrara potrebbe dunque contare su finanziamenti da parte di privati ma anche godere di una relativa autonomia, anche se Giovanni Cappelluzzo, il dirigente del Comune che già da tempo sta studiando la soluzione più adeguata, ci tiene a sottolineare alcuni aspetti: «Dove è presente un patrimonio inestimabile come quello della Carrara il pensiero corre subito alla Fondazione, che è la soluzione preferibile anche dal punto di vista tecnico e pratico. In questo modo il museo, che fino ad ora è equiparato in tutto agli altri uffici comunali, acquisterà un'autonomia di gestione, ma non dimentichiamo che il Comune manterrà il suo ruolo di controllo e di indirizzo, anche perché è proprietario dell'edificio in cui ha sede il museo e delle opere in esso custodite".
La speranza del consiglio di amministrazione della Carrara è che davvero, dopo anni di discussioni, si arrivi a un risultato concreto perché il museo, come sottolinea il presidente Willy Zavaritt, non può più aspettare: «La gente deve sapere che la Carrara vive di aria o poco più. Ma voglio ricordare che con l'atto di immissione del 1958, il Comune ha ricevuto un patrimonio enorme in cambio di un impegno a cui ora non si può sottrarre per la contingenza dei tagli imposti da una legge finanziaria. Mi fa piacere, dunque, che si vada nella direzione della Fondazione, anche perché non ho dubbi che grosse entità economiche cittadine si affiancherebbero volentieri alla Carrara. È chiaro inoltre, anche dalle direttive della Regione, che occorrono interventi urgenti per l'adeguamento del museo per il quale è assolutamente necessario il progetto e il coordinamento di un'architetto».
Già da tempo, poi, è nell'aria, come ha voluto ricordare l'assessore alla Cultura Enrico Fusi, un'ipotesi di ampliamento degli spazi della Carrara nell'ex caserma Montelungo.
Che il museo abbia bisogno di provvedimenti di assoluta urgenza, del resto, lo conferma anche l'analisi fatta da Giovanni Valagussa, responsabile del museo: «La Carrara cosi non può sopravvivere. Di fatto il museo paga la mancanza di aggiornamento delle risorse finanziarie. Inoltre, senza imputare nulla a Rossi che ha ben gestito il museo, a un certo punto, forse per forza di cose, si è fatta una scelta in favore delle mostre che ha dato al museo una grande visibilità, ma che è andata a scapito della sua gestione ordinaria, che oggi è praticamente bloccata».
I dati forniti da Valagussa parlano chiaro. Il flusso dei visitatori «ordinar!» del museo, esclusi dunque gli ingressi alle grandi mostre, negli ultimi anni è calato visibilmente: 21 mila nel 2003, 26 mila nel 2004 e 16 mila al settembre 2005. Ancora meno felici le previsioni per il 2006, dato che la Carrara non ha in programma nessuna mostra di rilievo. «È evidente - continua Valagussa - il calo di appeal dovuto all'invecchiamento del museo, che ha ormai una faccia impresentabile, ma anche alla concorrenza delle mostre bresciane, che in sostanza attingono allo stesso bacino di utenza».
Senza dimenticare, precisa Valgussa, l'insufficienza del personale - 4 persone, direttore compreso, più 7 custodi - e anche delle risorse: 170 mila euro all'anno a disposizione della Carrara mentre la Gamec, che può contare anche sui contributi dei soci dell'Associazione per la Gamec, ha un budget annuo di circa 450 mila euro. Dati contestati, tuttavia, da Maria Cristina Rodeschini, direttrice d'Istituto della Gamec e responsabile del servizio Gamec e Pinacoteca, che ha voluto rilevare: «II volume d'affari dichiarato è distorto. Si tratta di circa 300 mila euro e si deve tenere conto che la Gamec, grazie al contributo dei soci fondatori dell'Associazione, ha potuto aumentare il volume della propria attività. Ma vorrei ricordare anche le risorse assegnate per le attività della Pinacoteca, fin dalle grandi mostre di Lotto e Caravaggio, finanziate da terzi e in alcuni casi dall'Amministrazione Comunale. Io credo che, forse, per le tre componenti della Carrara sia giunto il momento, finalmente, di dialogare per verifìcare tutte le forze in gioco e l'esperienza che ciascun elemento, Gamec compresa, può apportare».
In effetti, la strada verso la Fondazione, ha ancora alcuni nodi importanti da sciogliere: la Fondazione dovrebbe riguardare solo la Pinacoteca o comprendere anche la Gamec, con la relativa Associazione, e l'Accademia di Belle Arti, che tuttavia in questo modo, come ha voluto sottolineare la direttrice Maria Grazia Recanati, perderebbe i finanziamenti riservati alle Accademie pubbliche ma non statali di cui ha potuto godere fino ad ora? Certo, nel corso della tavola rotonda (cui sono intervenuti anche il presidente degli Amici della Carrara, Giorgio Pandini, quello dell'Associazione per la Gamec, Mario Scaglia, e Trento Longaretti) particolarmente apprezzato ed efficace è stato il richiamo alla concretezza del rettore dell'Università degli Studi Alberto Castoldi: «Va bene continuare a fare l'elogio della ricchezza culturale di questa città. Ma dopo tanti anni di riflessione, è importante che quando si sa cosa fare lo si faccia, subito, senza bisogno di commissioni, consultazioni e discorsi. L'amministrazione comunale decida quali sono le priorità perché se si mettono tutte le cose sul tavolo non se ne affronta nessuna. Se la Carrara è il primo obiettivo, allora tutti dobbiamo lavorare per questo e il Comune si faccia capofila per trovare i finanziamenti necessari. Se non è al primo posto allora è inutile mettere in moto energie a vuoto e non si parli della Carrara».



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