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Un soldato per amico
Antonella Ambrosioni
Secolo d'Italia, 29/09/2005

OCCHIONI neri sgranati che ti guardano dritto titubanti e speranzosi, sotto un casco militare troppo grande per la sua testina e pure tanto sicuro, tanto protettivo. Un'istantanea che coglie con delicatezza un gesto sbarazzino quanto significativo dei momenti di distensione che i nostri inesauribili e impagabili militari dell'operazione "Antica Babilonia 4" hanno saputo creare, strappando un sorriso alla drammaticità della situazione di un paese come l'Iraq.
Quella missione nella provincia dell'Iraq meridionale di Dhi Quar durata quattro mesi, da maggio a settembre 2004, è stata per condizioni politiche, cli-matiche, sociali una delle più dure, difficili missioni di pace dell'esercito italiano.
Contribuire a creare le premesse per la stabilità e la sicurezza, assistendo uomini, donne, bambini, anziani, feriti assume i connotati di un'epopea del quotidiano in questo reportage fotografico realizzato da Gianfranco Peroncini (Edizioni Ares, pp. 192, euro 35).
Chiariamo ogni equivoco. Niente retorica, niente autocelebrazione, chiede l'autore. Le immagini parlano da sole, restituendo il senso e i volti di una missione lontana, a volte vergognosamente incompresa e fraintesa. Sono il senso e i volti di una bella storia, vissuta in prima persona dall'autore, che oltre ad essere inviato e fotografo, fa parte in qualità di Maggiore delle Forze di Completamento da cui l'Esercito attinge professionalità.
C'è un modo inconfondibile che hanno i militari italiani impegnati in missioni di pace di avvicinarsi agli altri popoli, alla gente comune, dall'Africa ai Balcani, un metodo fin qui vincente, infallibile: l'umanità.
Queste immagini ci restituiscono senza artifici e senza trucchi quelle giornate di ordinaria quotidianità, quei momenti di ordinaria umanità dei nostri ragazzi impegnati a restituire un futuro, un sorriso, a portare acqua, potabilizzatori, viveri, medicinali e macchinari per l'ospedale di Nassiriya, sedie a rotelle per paraplegici. Tra tempeste di sabbia che accecano, caldo oltre ogni ragionevole limite, divise costantemente impolverate, volti imperlati di sudore, ufficiali medici inesauribili, agguati, morte: sono immagini di "lacrime e sangue" che non entrano nelle prime pagine della cronaca ma che delineano il senso profondo dell'operato dei nostri soldati per i quali giovani vite strappate alla morte grazie a un siero antivipera o antiscorpione valgono più di una medaglia d'oro. Il sorriso riportato in una famiglia, bambini che ti vengono incontro nei loro vestiti colorati
hanno un valore inestimabile, il premio di tanti sacrifici.
Come il sacrificio dei nostri due fratelli caduti, Matteo Vanzan e Antonio Tarantino.
Colpisce la serenità dei volti, il senso di fiducia che si diffonde dai giovani visi, la calma impenetrabile di chi sa infondere sicurezza anche laddove l'insidia è sempre in agguato. La soglia d'attenzione richiesta è massima in un paese insidioso come l'Iraq, dove la transizione da una dittatura alla democrazia non può avvenire con un colpo di bacchetta magica. Scorrono sotto i nostri occhi guastatori che sistemano le strade, paracadutisti che costruiscono padiglioni per ustionati, cavalieri che distribuiscono viveri. Ma sempre con il fucile a fianco, perché la missione è ad alto rischio, nonostante la flemma stupefacente sfoderata dal colonnello Prestia quando racconta di un agguato mortale scampato per miracolo.
Per cercare di rimettere in piedi un paese come l'Iraq, del resto, non basta una volontà politica, un impegno serio, programmato, ci vuole cuore. Bisogna avere a cuore il futuro e il destino dei suoi figli. Questo "cuore" i militari italiani ce l'hanno da vendere, come tutti riconoscono loro. E se un futuro, sia.pure faticoso, potrà esistere, sarà anche grazie a quel Tricolore che sventola su Role Due Più, l'ospedale da campo italiano di Tallil.
Non meno preziosa si è rivelata l'azione dei nostri militari nel settore archeologico. La cura e la tutela del grande patrimonio archeologico della "Terra tra i due fiumi" (l'antica Mesopotamia), è una questione certo meno drammatica rispetto alle problematiche mediche e sanitarie, ma non per questo meno rilevante per la crescita e lo sviluppo futuro di un paese che ha nel suo patrimonio storico una possibile fonte di ricchezza.
Anche in questo settore i nostri militari hanno fornito un salto di qualità, con il censimento mai prima d'ora effettuato di 129 siti archeologici realizzati dagli specialisti dell'istituto geografico militare. Una sicurezza, questa, rispetto ai furti, saccheggi e mercato clandestino di opere d'arte fioriti ai margini della guerra irachena.



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