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Museo di Dante. Il ritorno di una meta amatissima dai turisti
Raffaella Marcucci
LA NAZIONE, 28-SET-2005





Dopo tre anni di chiusura dovuta a lavori di ristrutturazione
Dalle finestre aperte sulla piazzetta sottostante arriva la voce microfonata di una guida giapponese. Un gruppo di turisti se ne è appena andato imboccando la viuzza di Santa Margherita, mentre un altro si appropinqua testa all'insù. Ieri c'era un gran movimento intorno alla Casa di Dante, come sempre in stagione turistica; ma con una novità, la riapertura al pubblico del Museo. Gli elementi scenografici della Firenze dantesca ci sono tutti e sono stati da poco restaurati a cura del Comune, la torre, la tettoia, la loggetta in alto, così come erano state "reinventate" nei primi del '900 da un mago del restauro, l'architetto Castellucci. Fu così che allora, dopo dibattiti, centenari è non poche polemiche, Firenze ebbe finalmente (parafrasando la sottile ironia di un Bargellini) un muro sul quale scrivere: 'Casa di Dante' da offrire ai suoi visitatori. E dal 1965, da quando cioè esiste il museo, sono stati molti: «Prima che venisse chiuso per gli ultimi lavori di adeguamento tecnico nel 2002 — dice Silvano Fei presidente dell'Unione Fiorentina che dal 1994 gestisce il museo —- si contavano in media 70mila presenze l'anno, fra cui molte scolaresche». Il museo riapre con un nuovo allestimento (il vecchio arredo immagazzinato durante i lavori è andato distrutto in un incendio) mantenendo però un carattere documentario e divulgativo, fra gigantografie a colori di opere di varie epoche che citano effigie, vita e opere di Dante. Con qualche caduta neoromantica e kitsch nell'insistita riproduzione di forzieri e stemmi sgargianti di oro, bacheche con utensili, come quella che evoca l'arte dei Medici e Speziali a cui Dante fu iscritto. Sala dopo sala, piano dopo piano, (splendida la vista dalla loggia con la torre della Castagna e di Palazzo Vecchio e il campanile della Badia) si legge, in italiano e inglese, la storia della Firenze comunale; dei plastici ricostruiscono in pianta la città di allora e, poco più in là, il dispiego di forze in campo nella fatale battaglia di Campaldino.
Non mancano l'albero genealogico di Dante e note biografiche su artisti e storici coevi, dal Villani, a Giotto ad Arnolfo di Cambio.
In mostra anche il celebre Libro del Chiodo (in anastatica) che riporta la doppia condanna inferta a Dante, mentre in un'altra vetrina si scopre la riproduzione della più antica poesia in volgare toscana redatta poco dopo la metà del 1100, insieme all'autografo di Brunetto Latini (gli originali rispettivamente alla Biblioteca Laurenziana e all'Archivio di Stato). A siglare il tutto, scorrono le immagini di un video, mentre una voce declama in versione bilingue le parole d'amore di Paolo e Francesca.



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