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Finanziaria, rispunta il condono fiscale. Il premier: «Il ponte sullo Stretto si farà»
red
28/09/2005, L'Unità online



Il governo è alle strette e per far quadrare i conti in tempi brevi spunta l'ipotesi del condono fiscale per il 2003 e il 2004. Il condono sarebbe contenuto in un maxiemendamento sul quale il governo
intenderebbe porre la fiducia al Senato e alla Camere. Sono fonti della stessa Cdl a far trapelare la notizia che rievoca i fantasmi del passato. Ma dopo il ritorno alla finanza creativa di Tremonti, che si credeva ormai superata, tutto è possibile.

L'obiettivo, infatti, secondo le fonti, sarebbe quella di licenziare la finanziaria molto presto, comunque entro il 20 dicembre. Sarebbe questo l'orientamento emerso all'interno della Cdl e sul quale si sta ora svolgendo un confronto serrato. Ma il primo veto è già arrivato: «Morte ai condoni» tuona il ministro per le politiche agricole, Gianni Alemanno.«Non c'è nessuna ipotesi di condono in finanziaria». Dello stesso parere anche il sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, Gianfranco Conte che ha garantito: «Nel testo della finanziaria non esiste alcuna ipotesi di un condono». Eppure poco prima di lui esponenti Udc non avevano escluso il ricorso a condoni legati a investimenti sociali.

D’altronde è stato lo stesso presidente del Consiglio a dire che «la coperta è corta e i soldi sono pochi e quindi vanno usati bene». Berlusconi ha messo le mani avanti di fronte alle richieste di fondi per le infrastrutture di Venezia ma si è impegnato in prima persona «per inserire nelle tabelle della legge finanziaria dei finanziamenti che vadano nella direzione di poter operare delle scelte positive per Venezia e per gli altri comuni della laguna». Dunque, oltre al Mose lagunare, per il quale secondo Berlusconi 500 milioni di euro sono stati già erogati, e altri 1,174 miliardi di euro sono stati stanziati dal Cipe che nelle prossime garantirà altri 700 milioni di euro, «è sicuro che si farà il Ponte sullo stretto di Messina:i finanziamenti già ci sono».

Eppure l'emergenza c'è. Almeno così si sarebbe giustificato il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta di fronte alle parti sociali, durante l’incontro a palazzo Chigi. Dopo una serata di domande puntuali senza alcuna risposta, tutti se ne sono andati scontenti. «Ci sono solo i titoli – sintetizza il segretario della Cisl Savino Pezzotta – Sono scomparse anche le cose lette sui giornali. Non c'è nessun elemento di concretezza». E tuttavia, «se tengo conto delle indicazioni del Dpef e le confronto con quelle di Tremonti posso dire che le proposte non sono adeguate».

Guglielmo Epifani, leader Cgil, rivela che il governo vorrebbe incassare 9 miliardi di euro dalla dismissione di immobili: «Cifre impossibili da realizzare». Se ne vanno scontenti i rappresentanti degli artigiani, parlando di riunione «desolante» e «imbarazzante». Confindustra (Montezemolo assente) è laconica: «Apettiamo che il governo precisi le sue proposte».

Insomma, le idee sono poche e confuse: la Finanziaria ancora non c‘è. Per presentarla restano due giorni: scadenza il 30 settembre. Intanto Tremonti promette niente tagli alla sanità né tasse aggiuntive, anzi qualche spesa in più. Ma già trapelano le prime vittime. Si profilano infatti tagli intorno al 6,7 per cento della spesa corrente degli enti locali e il congelamento del fondo per le politiche sociali. È previsto inoltre solo un alleggerimento del blocco degli investimenti per le amministrazioni locali mentre le Regioni chiedono la fine del blocco al tetto degli investimenti. Ed ecco dunque il contentino: i comuni che collaboreranno nella lotta all'evasione fiscale sarnno premiati con un contributo del 30% sulle somme effettivamente recuperate.

Un menù che il presidente presidente della conferenza Stato - Regioni Vasco Errani, al termine dell'incontro a palazzo chigi, giudica «deludente e preoccupante. L'esecutivo non ha chiarito molte cose, non indica strada che verrà seguita, e soprattutto non ha affrontato il nodo del rilancio del paese».

Sul taglio all’Irap di 2 miliardi, previsto dall'ex ministro Domenico Siniscalco, il caos è totale. Dopo tanti annunci, pare che dovrebbe essere sostituito con un più generico «intervento sul cuneo fiscale» per lo stesso valore. «Sembra- spiega lo stesso Berlusconi - che Confindustria preferisca una riduzione del costo del lavoro». Ma nessuno conferma.

Incertezza anche sulla portata della manovra. Per il sottosegretario all'economia, Michele Vietti (Udc), l'importo del provvedimento dovrebbe essere «grosso modo 22,5 miliardi». Dunque non una manovra da 25 miliardi come aveva annunciato Berlusconi alla Camera. «Ci stiamo ragionando - spiega Vietti - e c'è lo 0,8 che vale 11,5 miliardi; 4 miliardi di spese incomprimibili; 4 miliardi di incentivi alle famiglie, alle imprese e allo sviluppo e 3 miliardi di Lisbona». Sullo slittamento del taglio all’Irap Vietti conferma: «Se invece dell'Irap si taglia il cuneo le nostre preoccupazioni diminuiscono». E per quanto riguarda le coperture il centrista sostiene che saranno trovate "con tagli alla spesa amministrativa", mentre sul versante delle entrate "nello schema non ci sono le rendite finanziarie".



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