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Fintecna - La tentazione di trasformarsi in una vera società immobiliare
(a.bon.)
27-09-2005 La Repubblica



Iri 2, Nuova Iri, chi lo sa. Certo è che Fintecna è un miscuglio di tante, forse troppe, cose diverse. Da una parte detiene le partecipazioni in progressiva liquidazione ereditate dall’Iri e per le quali gli è stata fornita una dote iniziale di 2,8 miliardi di euro; ma ha anche partecipazioni, come Fincantieri e Tirrenia di navigazione, di difficile liquidabilità, o relativamente "nuove" come lo Stretto di Messina. Dall’altra ha in pancia una bella quota di immobili, molti dei quali in ex aree industriali appetibili perché passibili di redditizie trasformazioni urbanistiche. È proprio l’attività immobiliare, per la verità, a caratterizzare la seconda vita di una società che in origine doveva semplicemente ereditare tutte le attività ex Iri da liquidare nel corso del tempo e che invece oggi ha la forte tentazione di trovare una sua ragion d’essere nel mattone.
È pur vero che il governo Berlusconi ha avuto in questi anni anche tentazioni ben diverse, quelle di utilizzare Fintecna esattamente come la vecchia Iri. E cioè facendole acquistare partecipazioni in società in difficoltà o da sistemare diversamente. È così che in tempi recenti si è parlato di intervento nel difficile caso dell’Alitalia. O anche di intervento nell’operazione che avrebbe dovuto creare Finmeccanica 2. Alla fine, però, l’unica cosa concreta è una lettera d’intenti siglata tra Alitalia e Fintecna per l’acquisizione da parte di quest’ultima di una quota di maggioranza di una società per i servizi a terra.
Dove invece l’intervento politico è perfettamente riuscito è nel far entrare Fintecna in alcune operazioni immobiliari che interessavano soprattutto al "primo" Tremonti. Nel 2002, con una legge scritta in fretta e furia, il Tesoro vendette a Fintecna immobili del demanio per 505 milioni. Poi Fintecna fu costretta, sempre dal Tesoro, ad acquistare, tramite la controllata Residenziale 2004 srl, parte degli immobili pubblici cartolarizzati con Scip 1 e 2 rimasti invenduti alle aste. In modo da far quadrare, comunque, i conti dello Stato.
Inoltre, Fintecna è impegnata direttamente insieme a Lazard nel ruolo di "gestore vendite" degli immobili non residenziali rientranti nell’operazione Scip 2. Si tratta di circa 10.000 immobili con varie destinazioni d’uso (negozi, uffici, magazzini, autorimesse, box, ecc.) del valore complessivo di oltre 2 miliardi di Euro distribuiti su tutto il territorio nazionale.
Così, volente o nolente, Fintecna è diventata soprattutto, operativamente, una società immobiliare. Il patrimonio è così composto: 1) immobili a reddito, ovvero edifici o complessi immobiliari a destinazione prevalentemente terziaria in locazione a soggetti sia pubblici che privati; 2) edifici da valorizzare, ossia immobili interessati da processi di trasformazione (in corso o programmati) o comunque situati in aree oggetto di ristrutturazione urbanistica; 3) complessi industriali dismessi o aree inedificate in corso di valorizzazione; 4) immobili residenziali liberi o locati.
La parte immobiliare è diventata così importante da richiedere un apposito direttore generale, Vincenzo Cappiello. Tra i progetti in corso, si dice ci sia la creazione di una vera e propria società immobiliare, in grado di occuparsi di sviluppo, la parte più remunerativa di questa attività. Le tante aree industriali dismesse ci sono molte manifatture tabacchi sparse per l’Italia potrebbero essere cedute ai soliti immobiliaristi che poi provvederebbero a ristrutturale, dopo averle valorizzate con grandi progetti, per poi rivenderle. Ma così il vero guadagno finirebbe a terzi. E siccome l’appetito vien mangiando, qualcuno ha pensato che potrebbe essere la stessa Fintecna a occuparsi di sviluppo. Magari insieme a costruttori come Lamaro, con il quale sono state acquistate le Torri dell’ex ministero delle Finanza a Roma Eur.
Al momento Fintecna si presenta come un giano bifronte. Da una parte gestisce una serie di asset industriali in liquidazione o in attività, per i quali servono specifiche competenze. Dall’altra gestisce un patrimonio immobiliare di una certa consistenza: quanto valga esattamente non si sa ma da più parti si ritiene che il gruppo guidato da Maurizio Prato sia già oggi una delle più grandi società immobiliari italiane. Di fatto Fintecna è una conglomerata dove si può fare qualunque cosa. Purché la si voglia. Per questo motivo il governo Berlusconi l’ha tirata per la giacchetta un po’ qui e un po’ là.







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