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SICILIA: Riforma urbanistica velleitaria
Teresa Cannarozzo
28/09/2005, La Repubblica, Palermo


La proposta di riforma urbanistica approvata dalla giunta regionale ha suscitato non poche contestazioni, prevalentemente motivate dalla massiccia abrogazione di norme preesistenti, specie in materia vincolistica. Se ne sono occupati anche alcuni autorevoli urbanisti (Edoardo Salzano, Vezio De Lucia) dei quali è possibile leggere i pareri sul sito www.eddyburg.it. Anche se, come dice Salzano, la proposta di legge è «migliore di tante altre che sono state approvate direcente dalle regioni o che stanno per esserlo», purtroppo essa risulta velleitaria e poco credibile per alcune ragioni che cercherò di riassumere. Governo e Ars dal dopoguerra a oggi non hanno preso mai alcun provvedimento tendente ad agevolare la pianificazione urbanistica.


Anzi, con l'accordo di tutte le forze politiche, sono state approvate norme che consentono tuttora di realizzare edilizia convenzionata e agevolata nel verde agricolo, in deroga alla previsioni dei prg, tramite commissari che l'assessorato regionale al Territorio invia presso i Comuni che volessero ostacolare tali richieste.
Ancora: quando si mette mano a un piano regolatore, si scatena nei Comuni una frenetica attività edilizia: vengono richieste valanghe di concessioni e autorizzazioni per lottizzazioni (poi approvate dall'assessorato regionale) che trasformano radicalmente il territorio mentre si disegna il piano. Quest'ultimo può al massimo limitarsi a inseguire la realtà, venendone fortemente condizionato (in peggio). Né il governo, né il Parlamento, né qualche forza politica hanno mai pensato di contrastare efficacemente questo andazzo. Né le numerose leggi di sanatoria approvate dalla Regione hanno mai risolto il problema dell'abusivismo dilagante.
Invece, l'unica preoccupazione del governo Cuffaro, esplicitata nel suo programma elettorale, è stata quella di tentare di trovare una soluzione ai problemi dell'abusivismo costiero. Obiettivo che ha dato luogo alla formulazione di alcuni disegni di legge, abortiti per strada, che comunque cozzavano sempre con una norma contenuta nella legge regionale 76 del '78: l'inedificabilità assoluta della fascia costiera entro i 150 metri dalla battigia. Norma che il ddl presentato propone di abrogare, sia pure mantenendo questo e altri vincoli per un biennio, in attesa che vengano emanati i regolamenti e che gli enti locali si dotino degli strumenti urbanistici.
Vale la pena aggiungere qualche altra considerazione. L'assessorato regionale al Territorio non dialoga con l'assessorato ai Beni culturali, che ha competenza sulla pianificazione paesaggistica (la quale per altro è molto indietro). All'interno dell'assessorato al Territorio vi sono due direzioni regionali (Urbanistica e Ambiente) che a loro volta non dialogano, considerando urbanistica e ambiente materie rigidamente separate.
L'assessorato al Territorio risulta sempre più sguarnito di funzionari competenti: i pochi rimasti si occupano quasi esclusivamente di «pro-
grammi complessi» e iniziative di programmazione negoziata in deroga agli strumenti urbanistici, e non esaminano i piani regolatori, che a un certo punto entrano in vigore attraverso una forma di silenzio-assenso. Questo è accaduto di recente a Caltanissetta.
L'Ufficio che dovrebbe redigere il Piano territoriale regionale non esiste e il Sistema informativo territoriale regionale di cui si parla nel ddl è solo in fase di impianto. Così come non esistono tutte la "Strutture tecniche per il governo del territorio" elencate nel Titolo III del ddl e chissà quando mai potranno esistere. Inoltre nel ddl si rinvia all'emanazione di una serie di importanti regolamenti attuativi, senza i quali il ddl sarebbe inapplicabile: sono circa una decina, ma non risulta che siano in corso studi e ricerche per elaborarli. L'unica iniziativa di pianificazione che si può avviare in assenza di ulteriori adempimenti riguarda i piani territoriali regionali d'area (articoli 26 e 27) e che sembrano proprio finalizzati ad affrontare i problemi degli insediamenti abusivi costieri.
Con la legislatura in scadenza manca il tempo per approfondimenti tecnici e culturali. Ipotizzando che il ddl possa compiere il percorso parlamentare entro la fine
della legislatura, per dargli maggiore credibilità bisognerebbe modificare le norme di salvaguardia (articolo 60), dicendo, per esempio, che la legge entra in vigore solo quando saranno emanati tutti i regolamenti di attuazione. L'intera materia meriterebbe comunque un dibattito politico e tecnico approfondito. Circostanza che non può essere assicurata nello scorcio di legislatura disponibile. Sarebbe quindi più saggio che la riforma urbanistica facesse parte del programma elettorale delle forze politiche che a breve andranno a confrontarsi, e che ci si potesse lavorare con maggiore serenità e con minore improvvisazione.



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