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PUGLIA: Archeologia, troppi Comuni ostili
La Gazzetta del Mezzogiorno(Taranto)

La denuncia del soprintendente Andreassi in chiusura della relazione su un anno di interventi di scavo, tutela e ricerca in Puglia



«E a Taranto difficoltà nell'esercitare la tutela per i lavori di Urban»


Con la relazione del soprintendente Giuseppe Andreassi sull'attività archeologica in Puglia nel 2005 si è conclusa la fase tarantina del XLV Convegno internazionale di studi sulla Magna Grecia. Andreassi ha fatto il punto su un anno di lavoro nell'ampio (e ricco) territorio pugliese, non senza una introduzione sui problemi connessi con le riforme e controriforme del ministero per i Beni e le attività culturali e delle sue strutture regionali e periferiche, col moltiplicarsi, frammentarsi e magari riaccorparsi in altra veste e con altre competenze di uffici, soprintendenze, compiti e responsabilità (vedi, in Puglia, il «raddoppio disarticolato delle due soprintendenze esistenti da oltre sessant'anni», con l'introduzione di due soprintendenze «miste» subregionali a Bari e Lecce). «Negli ultimi anni più frequenti e più strette si son fatte - ha poi evidenziato il soprintendente - le connessioni fra la Soprintendenza e gli enti di ricerca, sempre più radicatisi nella regione anche per la crescita, in aggiunta a quelle dell'Università di Lecce, delle attività archeologiche degli Atenei di Bari e Foggia». Quanto a Taranto, «ricordo la mostra Attori e maschere del teatro antico. La documentazione del Museo di Taranto, allestita da Armanda Zingariello, Antonietta Dell'Aglio, Amelia D'Amicis, Laura Masiello e Laura Trombetta», col contributo di Comune e Amici dei Musei, i quali ultimi hanno anche collaborato alla pubblicazione, a cura di Arcangelo Alessio, del volume Lo Sport nell'Italia antica. Taranto, la Messapia, la Daunia. «A marzo di quest'anno si è tenuto a Montpellier un colloquio internazionale su La mappa di Soleto, che ha visto soprattutto l'impegno, scientifico e organizzativo, dell'amico Thierry Van Compernolle, ma anche gli interventi di docenti di varie Università, prima fra tutte quella di Lecce»: si tratta del frammento di vaso con graffita una mappa del Salento con indicazione dei toponimi di numerosi centri messapici, oltre a quello di Taras. La notizia fu data nel corso del Convegno 2003; dal 16 novembre la «mappa di Soleto» sarà in mostra a Taranto, nel Museo. Fra novembre 2004 e marzo 2005 ci sono stati invece interventi di scavo nell'area dell'anfiteatro romano, che giace in gran parte sotto il Mercato Coperto edificato nei primi anni del Novecento e destinato ad interventi per essere adattato a «teatro di innovazione». Nei vani dell'edificio affaccianti su via Anfiteatro venivano alla luce resti di antiche murature. Sotto la direzione di Antonietta Dell'Aglio, Annalisa Biffino e Stefania Gaetani, col contributo dell'architetto Daniele Biffino, hanno vigilato sui lavori e condotto un interessante scavo. «Le strutture messe in luce costituiscono un campione significativo di un settore delle sostruzioni della cavea costituite da muri anulari e radiali che, poste in relazione con vecchi dati d'archivio e con rilievi effettuati negli anni Sessanta del XX secolo - ha detto Andreassi - consentono di formulare alcune interpretazioni sulle caratteristiche del monumento. In particolare, si riconosce un settore delle sostruzioni dell'ima cavea nella parte più prossima all'arena, caratterizzato dalla presenza di un ambiente con volta in calcestruzzo, che doveva essere inserito in un terrapieno. Le altre strutture si riferiscono ad un grande corridoio anulare e a un settore più esterno della cavea, che definiscono ambienti a pianta trapezoidale allungata». Messi a confronto con quelli elaborati in precedenza da Enzo Lippolis, i nuovi dati «permettono di delineare una struttura medio-grande; limitandosi alle sole strutture evidenziate fino ad oggi, è possibile definire un'ellisse di circa m. 103 x 85 (escluso l'anello più esterno, non evidenziato dagli scavi), con un'arena di circa m. 50 x 34; dimensioni assai prossime a quelle dell'anfiteatro di Lecce». «Lo scavo ha permesso altresì di documentare la frequentazione del monumento dopo l'abbandono della sua funzione, fase finora del tutto sconosciuta. Nell'ambiente radiale più a Nord sono stati infatti scavati due strati sovrapposti ricchi di frammenti ceramici, che sembrerebbero relativi ad un uso del vano per scopi insediativi nella tarda età imperiale. Nell'ambiente radiale più a Sud, invece, è stata evidenziata una successione di strati di terreno bruno-nerastro caratterizzati da materiali ceramici eterogenei, i più tardi dei quali databili tra il V-VI e probabilmente il VII secolo dopo Cristo, che sembra suggerire un riuso dell'ambiente per scopi abitativi in età tardoantica, fors'anche alle soglie dell'alto Medioevo. Il corridoio ellittico più interno, infine, al di sopra dei livelli di crollo delle murature in reticolato, è stato progressivamente riempito da strati di argilla frammista a strati di terreno concotto, ricchi di frammenti di ceramica a bande rosse mal cotta, pertinenti a produzioni inquadrabili tra il IX e il X (o forse l'XI) secolo, il che sembra suggerire la presenza nelle vicinanze di una attività artigianale il cui scarico occupò un settore dell'anfiteatro. Si ha a disposizione ora una ulteriore traccia della continuità di vita, o per lo meno di frequentazione dei monumenti nel cuore di Taranto romana ancora nel Medioevo». Altri risultati interessanti nel corso dei lavori per la posa di cavi a fibre ottiche di Wind, in una ampia area di città. Numerose tombe e sacche di scarico sono state rinvenute fra via Magnaghi e via Cugini, dove doveva esistere un quartiere ceramico. Di particolare interesse, nei pressi, «una tomba a camera a pianta rettangolare, con due klinai disposte ad angolo e dromos a gradini decentrato, priva di copertura, risulta riutilizzata in età romana per almeno 12 deposizioni». «In chiusura, non posso non rinnovare un rammarico per le difficoltà che abbiamo incontrato a Taranto per esercitare la tutela archeologica in relazione ai lavori (pubblici) connessi con l'attuazione del piano Urban e per le occasioni che si sono perse a causa delle regole secondo cui si sono dovute (o volute) impegnare le cospicue risorse di quel programma comunitario». Purtroppo, ha denunciato il soprintendente, «sono numerosi i casi di indifferenza o di ostilità di alcune Amministrazioni locali, pronte ad infiammarsi per la valorizzazione del patrimonio archeologico solo se ciò non reca ombra ad altre più veloci operazioni di finanza o di immagine». g. mazz.

25/09/2005




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