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Monza. Arredi e librerie negli scatoloni Navarra abbandona Villa Reale: «Risarcimento per 10 milioni»
Rosella Redaelli
Corriere della Sera - Milano 10/1/2021

Quaranta poltroncine in velluto grigio sono già impilate all’ingresso di Villa Reale. Le librerie del bookshop sono ormai vuote e pronte per essere smontate, la stessa fine faranno i banconi della caffetteria con le belle lampade di design e la cucina professionale che da un anno era stata presa in gestione da Vicook della pluristellata famiglia Cerea del ristorante «Da Vittorio». Il divorzio tra il gestore privato Attilio Navarra e il Consorzio della Reggia si sta consumando nel peggiore dei modi. L’amarezza per un progetto naufragato, il primo modello di partenariato pubblico-privato nella gestione di un bene monumentale, è in quelle sale rimaste ormai vuote, nelle locandine delle mostre realizzate negli ultimi 6 anni avvolte nel pluriball, nelle decine di cartelli in acciaio con le indicazioni di bar, guardaroba, biglietteria o bookshop disegnati da Michele De Lucchi come gran parte degli arredi che vengono smontati e inscatolati. Il concessionario si porterà via anche una cinquantina di tende oscuranti realizzate per le finestre del secondo piano nobile e i pannelli usati per l’allestimento delle mostre.

«Il 15 gennaio — spiega Attilio Navarra — consegniamo le chiavi di Villa Reale e il Consorzio ci ha fatto sapere con una lettera che non intende subentrare alle utenze e contratti in essere e non è interessata ad acquistare alcun arredo. Così stiamo procedendo a portare gli arredi in un deposito, organizzeremo un’asta e ci sono già società di eventi interessate all’acquisto».

Tutto ciò che da ieri sta lasciando le sale del piano terra di Villa Reale ha un valore stimato da Navarra intorno a 1 milione 200 mila euro: «Solo la cucina professionale vale mezzo milione poi ci sono mobili realizzati apposta per la reggia, le luci, i pannelli delle mostre, gli umidificatori. Sono scosso e amareggiato, speravo in un cambio di rotta che non c’è stato».

Si avvia a conclusione una vicenda che si trascina da tempo: nel novembre 2018, dopo una richiesta di revisione del piano economico-finanziario, Navarra aveva inviato una diffida con una richiesta di risarcimento da oltre 8 milioni di euro. La pandemia ha fatto il resto con la chiusura della Reggia da marzo e la riapertura a maggio solo degli appartamenti di Umberto e Margherita (l’unica parte della Villa con l’Orangerie in mano al Consorzio pubblico). La parola fine l’ha messa lo stesso Consorzio con una lettera del 23 dicembre in cui ha rescisso il contratto di concessione e ha fatto sapere di non essere interessata all’acquisto dei mobili, di non voler subentrare ai contratti in essere come quello con i nove dipendenti di «Cultura Domani» (sempre del gruppo Navarra) e con la ristorazione di Vicook.

«Riaprire la Villa al pubblico quando l’emergenza sanitaria lo consentirà resta la priorità — spiega Giuseppe Distefano, direttore generale del Consorzio, nominato il 1° ottobre — stiamo condividendo le scelte con tutti i consorziati, siamo un ente pubblico e abbiamo valutato non conveniente acquistare gli arredi alle condizioni proposte dal concessionario. Garantiamo però che dal 15 gennaio partiranno i nuovi contratti di luce e gas, di manutenzione e vigilanza e tutto quanto occorre per tutelare il bene».

A maggio il Consorzio aveva gestito in autonomia l’apertura e le visite degli appartamenti di Umberto e Margherita, ma difficilmente si potrà pensare in breve tempo ad una riapertura complessiva della Reggia: «Ora la situazione è più complessa — spiega il direttore — vogliamo riaprire offrendo un servizio completo ai visitatori. Non escludiamo neanche un ritorno di Vicook per la ristorazione con un nuovo contratto, se la società sarà interessata. Per il rilancio del piano strategico della Villa e del parco ci aiuterà il team di professionisti che si è appena aggiudicato la gara del masterplan da 55 milioni di euro».

Nel frattempo il divorzio tra pubblico e privato passerà dai tribunali con una richiesta di risarcimento da parte del privato che ora sfiora i 10 milioni di euro, mentre il Consorzio con la risoluzione del contratto «per adempimento dei termini contrattuali» ha già fatto sapere che nulla gli è dovuto.



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