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Viterbo. “Il museo civico è abbandonato e le sue opere sono tenute male…”
Daniele Camilli
Tuscia web 22/11/2020

Il museo civico di Viterbo non ha un direttore da tre anni. E il fatto di non avere un direttore impedisce al museo di avere una marea di fondi regionali. Perché il museo civico di Viterbo, non avendo un direttore, non può rientrare nell’organizzazione museale regionale (Omr), i cui bandi escono ciclicamente ogni anno. Proprio per finanziare i musei”. Giacomo Barelli, consigliere comunale, fotografa così la situazione.

Barelli è stato assessore alla cultura e al turismo nella giunta di Leonardo Michelini, centrosinistra. Precedente al sindaco Arena, centrodestra. Il museo civico lo conosce bene. Lo fece riaprire dopo dieci anni di chiusura. Dal 2005, quando crollò una parte del civico. Parte che resta ancora oggi chiusa. Da assessore ha gestito anche il prestito della Pietà alla National Gallery per una mostra dedicata al rapporto tra Sebastiano del Piombo e Michelangelo.

“Ogni anno – spiega Barelli – la regione Lazio finanzia i musei iscritti all’Omr. Ma in questa organizzazione il museo Rossi Danielli non c’è più. Perché uno dei requisiti per essere iscritti è avere un direttore. E questa cosa fa perdere al museo un sacco di finanziamenti. Anni senza direttore sono anni di finanziamenti persi”.

Consigliere Barelli, con la giunta Michelini, lei è stato assessore alla cultura e al turismo. Il museo civico era una delle sue competenze. Secondo lei, il museo ha soltanto qualche acciacco oppure ci va rimessa dalle fondamenta?
“Chi sostiene che il museo ha soltanto qualche acciacco vuol dire che non ha contezza della storia recente del museo civico. Il museo civico di Viterbo purtroppo può contare solo su un terzo della sua potenzialità. E considerando che è stato chiuso per anni, è già un bel passo avanti.

E’ evidente che il museo non ha acciacchi, ma importanti lavori da fare. Sia dal punto di vista strutturale, sia dal punto di vista dell’allestimento. Mi meraviglio che addetti ai lavori possano sostenere una cosa del genere. Poi, visto che a parlare di acciacchi sono stati i rappresentanti dei laboratori di restauro dell’Unitus, credo che l’università della Tuscia sia una risorsa per il territorio.

Dopodiché la mia esperienza personale da assessore è che, al di là di una generica convenzione che l’università ha con il comune di Viterbo per alcune attività ipotetiche di collaborazioni in vari campi, l’università non ha mai avuto né un’attenzione né un ruolo particolare nei confronti del museo civico. E parlo dell’università come istituzione. Diverso è dire se alcuni docenti università hanno dato il loro contributo. Ce ne sono e ci mancherebbe altro. Ma da parte dell’università, in quanto istituzione, non c’è stata mai una particolare attenzione nei confronti del museo civico. Se non quello di utilizzarlo a scopi didattici, e basta.

E mi meraviglia che la nota dei docenti di beni culturali non rilevi quello che potrebbe rilevare un qualsiasi cittadino o un qualsiasi turista. Vale a dire che il museo è abbandonato e le sue opere sono tenute male. Sostenere il contrario è non voler vedere quello che è. E laddove gli studenti hanno detto delle ingenuità, non sullo stato in cui si trova il museo ma sulla questione del trasporto delle opere di Sebastiano del Piombo alla National Gallery, l’impressione è che non siano stati guidati nella conoscenza delle cose. Che nessuno li abbia messi a conoscenza della documentazione depositata agli atti del comune, che chiunque può consultare. E poi c’è un’altra questione…”.

Quale?
“La questione dell’abbandono. E’ evidente che il museo, almeno dall’insediamento di questa amministrazione, sia stato lasciato a se stesso. Uno stato che possono valutare tutti. Un abbandono che è di due tipi. Materiale, quello che avete descritto voi del giornale e altre cose. L’assenza di cura, i topi, fino a qualche tempo fa le bandiere strappate che poi sono state sostituite, la scarsa attenzione che c’era per i sarcofagi. Quando facevo l’assessore ho scoperto che per le pulizie dei sarcofagi dal guano dei piccioni si pagavano periodicamente migliaia di euro, quando bastava mettere una rete da 5 mila euro, come fatto, per risolvere definitivamente il problema…”

Quale è invece il secondo tipo di abbandono?
“E’ l’abbandono culturale, che è di due tipi. Il museo non ha più un direttore da 4 anni e nessuno si sta preoccupando di dargli un direttore. E l’assenza di qualsiasi mostra e attività culturale in genere. E non dipende dall’emergenza Covid. Non c’è proprio traccia di una programmazione culturale che coinvolga il museo civico. Non si parla più delle sue opere e di quella storia”.

Perché il museo non ha ancora un direttore?
“Va fatta prima una premessa fondamentale. Il fatto di non avere un direttore impedisce al museo di avere una marea di fondi regionali. Perché il museo civico di Viterbo, non avendo il direttore, non può rientrare nell’organizzazione museale regionale (Omr), i cui bandi escono ciclicamente ogni anno. E ogni anno la regione Lazio finanzia i musei iscritti all’Omr. Ma in questa organizzazione il museo Rossi Danielli non c’è più. Perché uno dei requisiti per essere iscritti è avere un direttore. E questa cosa fa perdere al museo un sacco di finanziamenti. Anni senza direttore sono anni di finanziamenti persi. E il museo non ha più un direttore perché la precedente direttrice è andata in pensione. Successivamente a quel pensionamento, più volte, come assessore dell’epoca, cercai di mettere nel piano delle assunzioni la figura del direttore. Un direttore da prendere in maniera fissa attraverso un concorso pubblico aperto a tutti”.

E perché il concorso non è stato fatto?
“In realtà c’è stato un tentativo da parte dell’amministrazione Michelini, quando io stavo già all’opposizione, di fare una specie di concorso “singolare” in cui non si assumeva il direttore, ma si cercava una collaborazione temporanea con un’indennità annuale. Un concorso che non aveva né capo né coda, dando adito anche a mille interrogativi sul fatto che potesse essere la migliore soluzione. Poi questo concorso è stato ritirato perché evidentemente c’era qualcosa che non andava sia con l’impostazione che con il concorso stesso. Da allora non è stato fatto più niente.

Aggiungo pure che all’interno dell’amministrazione comunale, ai tempi di Michelini, avevamo individuato, dopo il pensionamento del precedente direttore, anche delle figure già presenti all’interno del comune che avevano tutti i requisiti per rivestire quel ruolo. Figure che avrebbero potuto fare da reggenti in attesa del concorso pubblico. Facendo risparmiare soldi all’amministrazione e dando soprattutto al museo la possibilità di iscriversi all’Omr e finalmente di beneficiare dei finanziamenti regionali. Ma questa soluzione la politica non la voleva. E quindi non è stato fatto niente. Perché la politica evidentemente non ritiene importante il museo. Facendo perdere al museo una marea di occasioni, non ultimo quello di avere un nome importante a dirigerlo. Sono state tante le personalità di rilevo nazionale che hanno dato la propria disponibilità a dirigere il museo. Anche gratuitamente. E questo perché il museo di Viterbo, per le opere che contiene, è un museo prestigioso. E se facciamo un concorso, sono sicuro che la concorrenza sarebbe di altissima qualità”.

Perché la sala IX, dove c’era la pinacoteca, a distanza di 15 anni dal crollo non è stata ancora riaperta?
“La sala IX è ancora chiusa perché, dopo il crollo del 2005, ci fu un intervento importante di ricostruzione affidato a un grande studio ingegneristico. Questo intervento molto importante, con tanto di studio depositato in comune, che andò a ricostruire quella parte. A un certo punto però ci si accorse che la sala IX necessitava di ulteriori interventi in quanto erano stati rilevati degli abbassamenti delle capriate. Quindi serve un intervento sulle capriate. Questi interventi di ulteriore consolidamento non furono mai fatti. Tant’è vero che nell’ultimo bilancio sono stati stanziati 90 mila euro per sistemare le capriate della sala. Senza questi interventi è impossibile riaprire la sala IX in sicurezza. Tutto il resto è sicuro, tant’è che è stato riaperto. Bisogna però intervenire complessivamente su tutto il museo”.

La sala IX è la sala più importante…
“Sì, ed era la sala che consentiva di avere una pinacoteca nel rispetto dei requisiti museali giusti. Oggi i quadri sono tutti ammassati in una stanza al secondo piano. Il museo come sta ha bisogno di un intervento urgente perché non contiene scatoloni, ma opere d’arte di grandissimo valore”.

Come è andata con il prestito della Pietà di Sebastiano del Piombo alla National Gallery di Londra?
“Viterbo, con la tavola di Sebastiano si è trovata al centro di una grandissima operazione internazionale di prestiti per l’organizzazione di una delle più grandi mostre che sono state fatte negli ultimi anni. E la mostra verteva sul rapporto tra Michelangelo e Sebastiano. La tavola della Pietà è stata una delle opere fondamentali. Tanto che la National Gallery disse al ministero dei beni culturali che avere la Pietà era fondamentale per la buona riuscita della mostra stessa.

In quella situazione e in quel contesto culturale internazionale, approntammo un trasferimento delicato da affrontare con la massima attenzione e con la massima cautela. E così è stato. E tutto è documentato da atti e report. I report esistono sempre. Opere come quella di Sebastiano non si spostano così. Hanno controlli specifici da parte della soprintendenza. In particolare per tavole, come quella di Sebastiano, che possono essere trasportate solo in condizioni particolari. Anche climatiche. Per il trasporto a Londra furono poi dettate delle prescrizioni particolari. Ad esempio, e pagò le spese la National Gallery, fu fatta un’asola sul pavimento. Secondo le prescrizioni della soprintendenza e dell’istituto centrale del restauro. Per la tavola di Sebastiano non è unica, ma si compone di più parti messe una vicina all’altra. Quindi per movimentarla bisogna metterla in verticale, mai in orizzontale. E per spostare la tavola fu fatta un’asola nel pavimento. Per poterlo calare in verticale e portarlo fuori dal museo. Un lavoro di cui ancora adesso il museo può beneficiare. Fu fatto tutto quello che si doveva fare. Con un grande lavoro da parte di tutti”.

La soprintendenza disse no al trasferimento della Pietà a Londra…
“Lì ci fu una grande discussione. Bisogna però fare una premessa. Movimentare questo tipo di opere genera tante criticità. C’è sempre dicotomia tra promozione e conservazione, evitando che le opere vengano danneggiate dagli spostamenti. La soprintendenza non disse no, ma pose una serie di quesiti. Dicendo che la tavola poteva essere spostata solo a determinate condizioni”.

E quelle condizioni c’erano?
“Il problema è che quelle condizioni non c’erano, inizialmente. Ovviamente la costruzione dell’asola e l’acquisto dei climabox per garantire le condizioni climatiche che l’opera richiedeva, comportavano delle spese. Spese che la National Gallery ha pagato”.

http://www.tusciaweb.eu/2020/11/museo-civico-abbandonato-le-sue-opere-tenute-male/


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