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Leopardi per una volta contento in una lettera datata 1825. Messa all’asta, arriva a Napoli
Natascia Festa
Corriere del Mezzogiorno - Campania 25/11/2020

Giacomo Leopardi contento. Già questo vale l’ultima impresa della Biblioteca Nazionale di Napoli che ha acquistato all’asta una lettera autografa del poeta.

Nella «disperata vitalità» del recanatese, i momenti di compiacimento sono rari e quei pochi si devono alla poesia. Ne è prova questa missiva scritta da Bologna il 18 dicembre 1825 e indirizzata al Conte Carlo Emanuele Muzzarelli, un intellettuale molto riconosciuto nell’ambiente della capitale. Laureato in legge e attivo al tribunale della Sacra Rota, era un umanista e letterato egli stesso, membro di varie accademie dall’Arcadia ai Lincei, e pubblicò soprattutto versi d’occasione. Tra questi proprio l’Ode in onore di Giacomo Leopardi .

Finalmente: che ottima occasione per il poeta che può togliersi qualche sassolino dalla scarpa e certificare ai contemporanei l’apprezzamento di un personaggio di rilievo per tutta la Nazione. Leopardi nella lettera informa l’amico che ha fatto pubblicare quell’Ode su «Notizie teatrali bibliografiche e urbane o Il Caffè di Petronio».

Nei caratteri regolari, da destra verso sinistra, si legge: «Profittando della licenza che Ella me ne ha conceduta, ho fatto stampare qui le sue belle quartine in un foglietto periodico di cui le mando copia. Se Ella ne desiderasse qualche altro esemplare, vedrei di poterla servire».

Che cosa aveva conquistato Muzzarelli? Soprattutto All’Italia con il suo ardore civile. «O tu, che la tua patria in suono ardito\ Togliesti all’ozio indegno\Di un’anima non vile odi l’invito,\Di Te, di Ausonia degno» scrive Muzzarelli.

In un momento in cui biblioteche, musei e archivi sono chiusi, questa acquisizione dà il segno di una ininterrotta laboriosa tessitura culturale. «La Biblioteca nonostante la chiusura forzata per Covid — dice il direttore Gabriele Capone - non ha interrotto la sua costante azione di tutela della memoria del grande poeta e la costante attività di ricerca di altre testimonianze leopardiane nelle mani di privati».

La lettera è stata acquistata da Finarte per quasi ottomila euro nella vendita all’incanto del 18 novembre scorso. La sua provenienza da un collezionista privato italiano (che preferisce rimanere anonimo) è la prova che il corpus leopardiano non è inerte, dato una volta per tutte ma in continuo accrescimento.

«Conserviamo – aggiunge Capone - la quasi totalità del corpus delle opere letterarie, filosofiche e saggistiche leopardiane e oltre l’80% delle corrispondenze inviate da parenti e amici a Leopardi. L’obiettivo della Biblioteca è incrementare il nucleo di lettere del poeta a letterati ed amici per svelarne quegli aspetti artistici e personali legati anche a specifiche tappe di luoghi e momenti storici».

Per Capone questo autografo ha un particolare pregio «sia bibliografico che storico, di cui si trovano riferimenti in letteratura; più volte citato negli epistolari e repertori, si rivela utile ad una maggiore comprensione della personalità del poeta che qui appare diverso, per niente schivo e riservato; nella missiva, infatti, il poeta, testimonia l’apprezzamento per i versi scritti in suo onore dal conte Muzzarelli accogliendo compiaciuto di farli pubblicare».

La lettera consegnata ieri mattina nella sala Rari, ha un piccolo strappo al margine bianco superiore, timbro postale di Bologna e quello di arrivo il 22 dicembre. E ancora lì, come appena fusa dal poeta, la ceralacca.

L’attenzione centripeta del materiale leopardiano verso Napoli è confermata da uno dei curatori di Finarte, Fabio Massimo: «Quando abbiamo tra le mani autografi del recanatese facciamo valere nei confronti della Nazionale di Napoli una sorta di simbolico diritto di prelazione: due anni fa, ad esempio, il direttore Francesco Mercurio acquistò presso la nostra casa d’aste altre due lettere del poeta».

Ed è molto probabile che in teche e casseforti dei collezionisti ce ne siano ancora. «Leopardi sin dalla sua scomparsa fu oggetto di interesse dei collezionisti – aggiunge Massimo – e questo ha consentito la conservazione e la tutela di tutte quelle scritture private che si sarebbero altrimenti disperse. Il poeta condivide questo destino con Manzoni. C’è da aspettarsi dunque che ne compariranno altre».



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