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Firenze. Un nuovo Franchi in gioco con due emendamenti
Marzio Fatucchi
Corriere Fiorentino - 7/8/2020

Gli emendamenti per consentire la ristrutturazione degli stadi storici come il Franchi sono stati depositati in Senato. Ma mentre il Pd gioca di fino, per superare gli ostacoli giuridici e evitare di renderlo a rischio di parere tecnico negativo, provando anche ad aggirare gli ostacoli politici, Matteo Renzi con la sua Italia Viva tira dritto con la ruspa. Di nome e di fatto: mettendo nero su bianco che ottenuto il via libera del Comune dove ha sede limpianto (come da procedura per gli stadi sulla legge Nardella, voluta proprio dal sindaco allora deputato Pd), si possa bypassare qualunque vincolo della soprintendenza fino alla demolizione delle parti non strettamente necessarie a fini testimoniali. E per quelle parti si apre alla conservazione o riproduzione anche in forme diverse da quella originaria.

Più complesso e meno attaccabile giuridicamente lemendamento presentato da Caterini Biti del Pd (il testo è un lavoro congiunto con i colleghi senatori Dario Parrini e deputati Luca Lotti e Rosa Maria Di Giorgi). Equilibrato, lo definisce la stessa Di Giorgi. Lo ha presentato Biti perché è senatrice (il decreto Semplificazione passa da lì) e non poteva firmarlo Parrini perché nominato presidente di Commissione. Ci appare un testo efficace, spiega la senatrice fiorentina. Perché si salvaguarda il ruolo fondamentale delle Sovrintendenze, va nel senso di snellire liter e facilitare gli interventi di ristrutturazione, garantendo la conservazione degli elementi architettonici pregiati delle strutture, aggiunge Di Giorgi. Praticamente, il ministero dei Beni culturali (se passa lemendamento) dovrà decidere se mantenere, e come, gli elementi vincolati, soppesando tre elementi: il valore architettonico dello stadio, stabilito dal ministero stesso (quindi dalla soprintendenza) ma anche prevenire il consumo di suolo. Tradotto: non è un bene se il vincolo obbliga a costruire un nuovo stadio consumando altro suolo. Ma soprattutto lesigenza di preservare il valore testimoniale dellimpianto è considerata recessiva (viene dopo ndr ) rispetto allesigenza di garantire la funzionalità dellimpianto medesimo ai fini della sicurezza, della salute e della incolumità pubbliche nonché a renderlo adeguato agli standard internazionali e della sostenibilità economica.

Più semplicemente: se per mantenere i vincoli gli stadi si riducono come il Flaminio, cioè un rudere, meglio rinunciare a qualche vincolo e conservare lattività sportiva. È evidente che il testo del Pd è frutto di un confronto tra Nardella (che aveva sottolineato lesigenza di conservare lattività per cui erano nati gli stadi, a partire dal Franchi, per tutelarli davvero), le esigenze delle società sportive (che, nel caso della Fiorentina, sceglieà di ristrutturare il Franchi solo se potrà abbattere le curve) e i limiti imposti dalla normativa attuale.

Ma è un testo che apre anche a soluzioni innovative, come quelle dellarchitetto Marco Casamonti, che per esempio a Tirana ha spostato la facciata per rifare lo stadio nazionale: se passa il testo del Pd ci potrà essere anche la ristrutturazione o sostituzione edilizia, in pratica aumento dei volumi. La norma proposta è molto efficace dice Nardella il Parlamento, ora o mai più, può dare una svolta alla situazione vergognosa della maggior parte degli stadi italiani e consentire al ministero di rivedere in tempi brevi e certi i vincoli guardando anche alle esigenze delle società per far restare gli stadi utilizzabili. In questo modo per Firenze sarà possibile progettare un vero e ampio adeguamento del Franchi. Ora non ci sono più alibi conclude Nardella. Un appello su cui, assicura Di Giorgi, abbiamo già verificato una condivisione bipartisan. Ma soprattutto non è una ruspa che potrebbe irritare sinistra e M5S in maggioranza.



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