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Mart. Sgarbi e il duello con Rella. Da Canova a Caravaggio il progetto sul Mart è chiaro
Vittorio Sgarbi *
Corriere del Trentino 6/5/2020

* Vittorio Sgarbi presidente del MART


Il presidente: Ingeneroso il giudizio sulla Duncan

Non posso che compiacermi del fervore che accende in Trentino ognuno a prender parola, contando su un parafulmini provvidenzialmente arrivato a Rovereto. Ecco ora che un filosofo, al quale mi legano comuni letture: Conrad, London, Valery, Kafka, Pavese, Nietzsche, Bataille, fa il suo originale appello, accomunandomi anche a se stesso, in quanto roveretano: Salviamo il Mart da Sgarbi e dai roveretani. Franco Rella, pur rivendicando le sue origini e la sua permanenza a Rovereto, in realtà si chiama fuori (evidentemente si sente un apolide) e prima mi dice quello che io ho detto fino a ieri, resistendo alla mostra giusta, ma forse non necessaria alla sua città di origine, di Depero: Ricordo che il Mart è nato proprio dal superamento dellidea di un Museo Depero. È nato con lidea di creare unistituzione che dialogasse con le istanze più significative dellarte e della cultura moderna e contemporanea. Era un progetto molto ambizioso.

Poi parte allattacco: Vittorio Sgarbi non ha un progetto vero. Elenca delle mostre fatte e delle mostre a venire senza esplicitare un progetto culturale, una strategia. Dovrò deluderlo: il mio progetto cè e coincide con il suo: Urtare contro i limiti. Per questo, dietro ogni proposta, cè la coscienza della natura e delle funzioni del Mart. Quindi Caravaggio e il contemporaneo (in dialogo con Cagnaccio di San Pietro, Pasolini, Burri), Raffaello e il contemporaneo (in dialogo con Picasso, Dalì, De Chirico), Canova e il contemporaneo (in dialogo con Mapplethorpe), Constable, nella linea dal romanticismo allinformale indicata da Francesco Arcangeli, per indicare i filoni principali. A Palazzo delle Albere, le mostre degli artisti trentini e un Klimt in dialogo con larte italiana e due contemporanei di grande attualità: Banksy e Steve McCurry.

Mi pare che, a grandi linee, il progetto si possa intravedere. E trovo che definire turistica la mostra di Isadora Duncan vuol dire non averla vista e non aver inteso limpegno di un grande studioso come Carlo Sisi e anche i collegamenti della Duncan con gli esponenti della cultura letteraria e filosofica, dovè possibile incrociare Weinenger, come è rilevato nel saggio Isadora Duncan as metaphysical heroine di Keala Yewell. Una critica ingenerosa anche per il particolare impegno dei curatori del Mart, che hanno reso la mostra formidabilmente espressiva.

Quanto al giudizio sulla mostra (curata con il nipote) di Tullio Garbari, essa aveva il semplice significato di sottrarre ai depositi, da troppo lungo tempo, i dipinti dellartista appartenenti al Mart per esporli in uno spazio ancora provvisorio e in attesa di essere riadattato. Ed era certamente povera, ma non allestita in modo inverecondo, bensì nel solo modo consentito dai limiti degli spazi. Devo anche dire a Rella che concordo sulla sua idea per la mostra di Depero, ma non ho voluto mortificare i roveretani come lui, il solo che non invecchia allombra di Depero. Mi sembra giusto anche ricordargli che i Sette savi di Melotti, che egli vedeva in giardino da una finestra del Pac, furono fatti allestire in quella posizione da me, quando ero assessore alla cultura a Milano. E quindi lo ringrazio della osservazione, dal suo condiviso punto di vista. Quanto a Melotti, tale è la mia considerazione per lartista che, per evitare le brutture che non assomigliano a quello che ho in testa, il mio progetto coincide esattamente con il suo desiderio: allestire Melotti nel piano del Mart che è occupato da Idola Tribus, per esporlo tra Licini e Fontana.

Ordinare per valori estetici certi, non destrutturare; ovvero, in continuità con le grandi mostre, illustrare le ragioni del contemporaneo, non lirruzione. Infine: sarei meno severo con Carlo Belli. Rispetterei, a fianco di Melotti, anche il Belli teorico di Kn , il manifesto dellAstrattismo italiano.



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