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Bloccato il video promozionale della prossima mostra di Natalia Goncharova: troppe nudità
Edoardo Semmola
Corriere Fiorentino 29/8/2019

Strozzi, la censura di Instagram

Nudo e social sono due concetti che non vanno mai d’accordo. Mentre Natalia Goncharova e «censura» vanno a braccetto eccome, da oltre un secolo.

Se n’è accorta anche la Fondazione Palazzo Strozzi che ieri l’altro ha avuto a che fare con le riserve di Instagram per quanto riguarda le raffigurazioni di «porzioni di pelle eccessive». Perché Instagram ha bloccato il video promozionale della mostra retrospettiva dedicata a Natalia Goncharova (dal 28 settembre al 12 gennaio), avanguardista anticonformista russa dei primi del Novecento, che la sua immagine simbolo Modella (su sfondo blu) , olio su tela proveniente dalla Galleria Statale Tretyakov di Mosca.

È la seconda volta che succede in un anno, con due social network diversi. Lo scorso anno la censura toccò ai visitatori che postavano su Facebook le immagini dei «remake» delle performance di Marina Abramovic, quest’anno è Palazzo Strozzi stesso a incappare nel «niet» di Instagram. E la causa è sempre la stessa: il nudo femminile. Non ha fatto nemmeno in tempo a partire il video promozionale della mostra che il social fotografico lo ha rimandato indietro in quanto presenta «immagini raffiguranti nudità e porzioni di pelle eccessive».

È un destino che si ripete perché la stessa Goncharova ha dovuto subire la medesima censura dal governo russo nel 1910, essendo la prima donna a esporre dipinti raffiguranti nudi femminili. Anche se poi in tribunale venne assolta.

Palazzo Strozzi ha subito scritto al management di Instagram spiegando loro che si tratta di un’opera d’arte. E ora il social media manager di Palazzo Strozzi è in attesa di una risposta, sperando che l’immagine incriminata venga «sbloccata». Il video non è stato oscurato, è stato proprio rimandato al mittente in via preventiva dai vertici di Instagram.

«Come è successo l’anno scorso con Marina Abramovic, anche Natalia Goncharova, artista delle avanguardie di primo Novecento, viene censurata dai social media — spiega Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi — Si può dire che, dopo oltre un secolo, l’opera di Natalia riesce ancora a scandalizzare come aveva fatto ai suoi tempi... Sui social media vediamo costantemente immagini o video di nudo ma in questo caso viene bloccata l’immagine di un dipinto che appartiene alla storia dell’arte moderna», prosegue il direttore. «Si innesca così inevitabilmente una domanda: può un algoritmo determinare un principio di censura all’interno di uno dei principali mezzi di comunicazione e informazione del mondo?».

Centonove anni fa per Natalia Goncharova fu un periodo di problemi grossi, sul piano giudiziario. Un secolo dopo, invece, è tutta (buona) pubblicità. Per un artista, e una galleria, che dell’anticonformismo fanno la loro firma.



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