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Lecce. Come per il Maxxi di Roma lavoriamo a un progetto condiviso
Rita Auriemma*
Corriere del Mezzogiorno - Puglia 23/8/2019

* Rita Auriemma Coordinatrice del Comitato scientifico per il riallestimento del museo Castromediano

È tempo che nella querelle sul Castromediano si esprima anche chi sta lavorando per il museo. Chi scrive coordina il comitato scientifico per il progetto di riallestimento del Castromediano, composto da colleghi dei dipartimenti Beni Culturali e Storia e da funzionari della Soprintendenza.

Insieme ad architetti, videomaker, artisti digitali e a tanti altri operatori culturali, stiamo perfezionando un progetto che risponda alla missione e vocazione del museo, il sogno del duca Castromediano: essere museo del territorio, chiave e varco di accesso ai paesaggi e alle comunità del Salento, alla rete dei luoghi della cultura; efficace servizio pubblico per la governance di politiche culturali, hub di ascolto, formazione e irradiazione di buone pratiche per la rete museale del Salento, ma anche nodo strutturale per lorientamento di flussi turistici e la valorizzazione di siti, percorsi, eccellenze di questa terra accogliente.

Il Castromediano ambisce ad essere tutto questo e molto altro: vi pare che sia cosa da improvvisare?

Non è operazione banale comunicare con chiarezza un patrimonio culturale ricchissimo e complesso e restituirlo integro e comprensibile ai suoi legittimi proprietari, i cittadini. Coinvolgendoli ed emozionandoli. Il percorso che abbiamo ideato per moduli tematici, centrati sui paesaggi antichi vedrà le persone immergersi nei paesaggi dacqua del Salento, alla scoperta di navi cariche di beni dirette a porti mai raggiunti; o ascoltare la sacralità di luoghi segreti, come le grotte che dalla preistoria al Medioevo accolgono le preghiere e le speranze di devoti e marinai; o, ancora, scoprire la densa stratificazione del sito di Roca Vecchia, straordinario epicentro di contatti transadriatici già nel secondo millennio a.C.

Lassessorato regionale alla Cultura ha compreso e rispettato questa scelta, dettando peraltro tempi serrati: il riallestimento sarà completato entro il 10 dicembre, anniversario della fondazione del museo, quando il percorso archeologico sarà fruibile, con videoanimazioni, app e tanti altri strumenti, compresa lintelligenza artificiale di una chatbot.

È vero: i reperti sono ancora nei depositi e nel museo sono visibili pochi pezzi, benché emblematici. Ma se lobiettivo è un progetto condiviso, se il percorso di riappropriazione di quel patrimonio e di quella storia lo si vuole fare insieme alle comunità, se quel muro che isola il Castromediano dalla città e dal Salento deve essere virtualmente abbattuto, allora la scelta di aprirlo comunque è quella giusta. Anzi, doverosa.

Lo si fece, nello stesso modo, anche per il Maxxi di Roma dieci anni fa. I cittadini leccesi e non sono invitati a entrare nel merito di questa progettazione, di questo work in progress. Il 22 giugno è stata una delle tappe del percorso: era necessaria per presentare la nuova idea del museo a partire dal restyling architettonico del contenitore progettato dallarchitetto Minissi, allora in maniera innovativa, e diventato nel tempo chiuso, polveroso, respingente.

Il museo non è un magazzino o un deposito ma un progetto di territorio e di comunità. Il 22 giugno abbiamo raccontato la nostra idea e abbiamo raccolto stimoli e suggestioni per renderlo sempre più vicino alle persone, un luogo caro, un luogo dellanima. Io cero e ho visto la risposta calda, affettuosa direi, della gente, che si è sentita coinvolta nel progetto, accolta e ascoltata. E così sarà nelle prossime occasioni di incontro, a partire dallapertura dello spazio di co-working prevista a settembre.

Non entro in merito ai costi; credo che non cambierebbe proprio nulla per le casse regionali tenerlo chiuso, visto che gli stipendi devono essere comunque pagati e il riscaldamento acceso per le persone che continuano a lavorarvi. Sarebbe invece un grave danno e mi piacerebbe quantificarlo continuare e inasprire, con una chiusura totale, la distanza tra cittadini e Castromediano, mentre la scelta compiuta sta di fatto agevolando un processo di affezione, anzi di appartenenza, quasi inimmaginabile per il non-luogo che era.



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