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Venezia. Calatrava fa ricorso: «Una condanna sbagliata»
Alberto Zorzi
Corriere del Veneto 15/8/2019

«La sentenza della Corte dei Conti è errata». E Calatrava annuncia ricorso contro la condanna per gli errori progettuali del ponte veneziano.
L’architetto e i 78 mila euro da pagare per gli errori progettuali del suo ponte a Venezia

VENEZIA. «Pur nel rispetto della magistratura italiana, la sentenza della sezione centrale d’appello della Corte dei Conti è errata nella parte in cui mi condanna. In tale ottica, anche se per larga parte la sentenza ha confermato l’assoluzione, è stato già dato mandato ai legali di procedere ad impugnare la pronunzia nelle competenti sedi per le poche parti negative». L’architetto spagnolo Santiago Calatrava non ci sta a passare per quello che ha danneggiato il Comune di Venezia con il suo ponte, il quarto sul Canal Grande. Nei giorni scorsi la Corte ha condannato lui e l’ex dirigente di Ca’ Farsetti che fu il responsabile unico del procedimento (Rup) a risarcire una minima parte dei 3,9 milioni contestati inizialmente dalla procura erariale: Calatrava dovrà pagare circa 78 mila euro, 36 mila per gli otto gradini sostituiti nei primi quattro anni di vita del ponte, nonostante il piano di manutenzione li prevedesse ventennali, e 42 mila per alcune parti metalliche che si dovettero rifare perché il progetto era sbagliato; l’ingegner Salvatore Vento 11 mila euro perché in una perizia di variante non avrebbe applicato il ribasso d’asta sulla nuova fornitura, anche se il suo legale, l’avvocato Vittorio Domenichelli, aveva sostenuto che fosse già compreso nei prezzi contrattuali.

Per Vento la sentenza è definitiva, perché in Cassazione si può ricorrere solo per il regolamento di competenza. Ed è proprio questo lo spiraglio a cui si appiglia Calatrava quando parla di «impugnazione». «Ciò per raggiungere piena chiarezza anche sui fatti sui quali i giudici hanno voluto erroneamente configurare una mia responsabilità», aggiunge l’archistar catalana. Il suo legale, l’avvocato Pierluigi Piselli, è già al lavoro: sta studiando la sentenza e capendo i margini di manovra. Ma c’è un aspetto che potrebbe essere contestato. Già anni fa, quando ci fu la prima sentenza della Corte del Veneto, che aveva assolto Calatrava su tutti i fronti, la difesa si era rivolta alla Cassazione, che aveva tracciato dei paletti precisi: l’architetto spagnolo non avrebbe potuto essere giudicato nel suo ruolo di progettista, che non è soggetto alla giurisdizione della giustizia contabile, ma solo in quello di «direttore artistico», incarico che gli era stato dato da Ca’ Farsetti per affiancare il direttore dei lavori e il Rup. «Ma se entrambi sono stati assolti, salvo per la questione dei prezzi che non riguardava Calatrava, come può quest’ultimo essere stato condannato? - si chiede l’avvocato Piselli - Sia la questione dei gradini che quella delle parti metalliche sembrano coinvolgere più l’aspetto di progettista. Forse il ruolo dell’architetto non è stato ben valutato e potrebbe essere oggetto di un nostro ricorso».



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