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I tanti "eroi" di Venzone
25 luglio 2019 - il messagero veneto

Ecco il mio ragionamento sulla valorizzazione della partecipazione dei cittadini e sulle reali sequenze degli atti e procedure che hanno portato alla ricostruzione "dove era e come era" della cittadella fortificata di Venzone dove ero Capo Ufficio tecnico. Gli abitanti hanno partecipato alla ricognizione dell'assetto abitativo e architettonico di ogni proprietà, come anche alla segnalazione e catalogazione degli elementi lapidei di pregio, le facciate degli edifici conservano ancora le tracce dei numeri della catalogazione con il nome delle proprietà.Grande stimolo per l'organizzazione dei cittadini riunendosi in cooperativa per "ambiti edilizi unitari", come indicavano sia le leggi delle riparazioni e sia la legge della ricostruzione, fu dato dal primo cantiere di riparazione e ricostruzione del Friuli costituito dal Borgo di Santa Margherita del Gruagno, riunito in cooperativa nel luglio 1976. Molto propagandato dal Presidente della Regione avvocato Antonio Comelli e visitato, per l'inaugurazione a lavori già iniziati, dal Commissario Giuseppe Zamberletti.A Santa Margherita, tra gli altri amministratori comunali che visitarono questo "cantiere pilota", venne a trovarmi, insieme all'assessore Beni Culturali Alfeo Mizzau e ai tecnici della "costituenda" segreteria generale straordinaria per la Ricostruzione, il sindaco di Venzone. Il sindaco di Venzone mi chiese di entrare nell'ufficio tecnico comunale e di applicare anche a Venzone, il metodo del "cantiere di ricostruzione" con gli abitanti organizzati in cooperativa, a partire dal recupero e catalogazione dei materiai lapidei e decorativi delle facciate degli edifici. La Regione mi aveva già affidato la ricognizione dei danni del terremoto, casa per casa, nel territorio di Venzone, insieme ai geometri Tondo, Copetti e Pitteri di Venzone e così avevo conosciuto tutti gli abitanti, famiglia per famiglia.Ero facilitato quindi nel compito che voleva affidarmi il sindaco Antonio Sacchetto di replicare il metodo dell'organizzazione in cooperativa degli abitanti per partecipare alla ricostruzione a partire dalla progettazione. Mentre progettavo, nell'ufficio tecnico, con una squadra molto motivata di tecnici, i nuovi uffici comunali, rigorosamente sui perimetri del catasto napoleonico, definendo un lato architettonico, dell'insula centrale, che comprende l'antico municipio ricostruito, iniziavo a riunire i proprietari per ogni insula della cittadella. Ogni settimana, durante le sere nei primi prefabbricati che rappresentavano i bar come "La Concordia", "Caffè Vecchio" al locale di via della Dogana, tutto a partire dal gennaio 1977, riunivo i proprietari degli immobili, comunque riconoscibili tra gli spiccati murari superstiti.Possedevo l'assetto delle proprietà attraverso il vecchio Piano particolareggiato dell'architetto Angeli e successivamente maggiori dettagli architettonici delle facciate, che potevo verificare con i proprietari degli immobili vincolati, derivanti dalla ricerca svolta nel marzo 1975 dal Centro di catalogazione dei beni culturali di Vienna. Andai anche a Vienna a trovare il direttore del Centro di catalogazione dei beni culturali austriaci lo storico Foramitti (niente a che fare con i nostri validi architetti e ingegneri di Udine). Ma la mia guida quotidiana, in mezzo ai materiali pregiati di pietra, nel vero senso della parola, accatastati nel centro (chiamati dalla imprese interessate alla ricostruzione, dispregiativamente, "macerie") era il professor Guido Clonfero. Grazie a Clonfero analizzai anche il film "Addio alle armi" dove erano riconoscibili anche agli abitanti di Venzone che avevano svolto il ruolo di "comparse". Creammo quindi una schedatura di ogni edificio del centro storico che fece invidia al Centro di catalogazione dei beni culturali di Villa Manin diretto dal professor Menis. Di grande aiuto per analizzare "lotti gotici" delle varie "insule" fu lo studio dell'Icomos i cui redattori collaboravano con noi tecnici comunali che facevano da tramite con gli abitanti.Questa analisi stimolò molto i proprietari degli immobili che riunivo varie volte al mese per formare le cooperative, con il notaio di Tolmezzo, Lepre.Le cooperative erano presiedute tutte da donne, più efficienti e sveglie la sera, degli uomini occupati in altri problemi di lavoro, eccetera. Le cooperative poi cercavano e nominavano il professionista per la progettazione della singola insula, per la ricostruzione. Con la mia organizzazione, per il Comune, delle famose giornate di convegno "Venzone vive" dove invitai architetti, esperti e professori dall'Austria, dalla Germania e dalla Slovenia, coinvolgemmo il professor Romeo Ballardini del Comitato di settore ministeriale, con il quale iniziammo un lavoro di reciproca consultazione per il nuovo piano particolareggio e con le cooperative di proprietari e i loro professionisti con i quali era possibile verificare e collaborare al redigendo piano particolareggiato ovviamente di interesse ministeriale. Prima del convegno internazionale a Venzone "Venzone vive" andai a Roma con il sindaco Sacchetto per la verifica con il presidente del Comitato di settore dei beni architettonici professor De Angelis D'Ossat (che era mio preside quando studiavo alla facoltà di Architettura di Roma) dei primi progetti di ricostruzione a partire dal progetto dei nuovi uffici municipali, dell'isolato centrale del centro storico, della ricostruzione di Porta San Genesio progettate sempre insieme al "lapicida" Copetti, ai disegni di Davide Clonfero e alla mia D.L. È possibile considerare un aspetto che differenzia Venzone da Gemona e altri centri del Friuli terremotato: la progettazione per la ricostruzione di ogni aggregato di edifici, di ogni insula di Venzone precede, in un certo qual senso, il piano particolareggiato vero e proprio, ovvero rafforza i suoi obiettivi di ricostruire "dove era e come era". Il primo cantiere di ricostruzione da me promosso con il sostegno del sindaco Sacchetto, fu l'isolato lungo le mura denominato "Li muris" progettato dallo studio Burelli e Gennaro e fu la prima ricostruzione integrale con l'uso dei corsi di pietra recuperati come a Santa Margherita del Gruagno. La Cooperativa "Li muris", la progettazione e il cantiere di ricostruzione, rimane l'unico intervento privato realizzato nel centro storico, in quanto tutte le cooperative che avevo promosso iscrivendole alla Lega delle cooperative (fui criticato da molti perché la "Lega delle cooperative" era di sinistra rispetto alla "Associazione delle cooperative" democristiane). La "Lega delle cooperative" ritirò da tutte le presidenti delle cooperative gli atti costitutivi per partecipare all'intervento pubblico di ricostruzione.Ora, facendo onore a Venzone, ho iniziato a replicare, con il mio studio e la Donau Universität Krems - Austria, questa esperienza friulana a Paganica in Abruzzo e Accumoli nelle Marche. --




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