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Siti Unesco, le novità sono 29 + 1. Il prosecco non ferma la rimonta cinese: Italia raggiunta a 55
di ARTURO COCCHI
08 luglio 2019 LA REPUBBLICA



Si è conclusa la 43ma sessione dell'assemblea World Heritage che nomina i siti Patrimonio dell'umanità: Pechino fa entrare 2 nomi, contro uno. Da Babilonia al Vatnajökull islandese, dalle miniere della Mitteleuropa a quelle dei Burkina Faso, da Gran Canaria a Bagan, le novità


Vino, cibo e balli: non solo monumenti tra le scelte dell'Unesco
Ventinove nuove iscrizioni, e un ampliamento. Questo l'esito della 43ma edizione del comitato World Heritage dell'Unesco, che si sta concludendo a Baku, Azerbaijan. Ci sono nomi illustri, tra le novità. Basta citarne una, Babilonia, che, nonostante scempi antichi e recenti - il palazzo che vi ci costruì Saddam Hussein - entra quest'anno nel Patrimonio dell'Umanità, assieme al (primo) Guggenheim Museum e alla Casa sulla Cascata, in una parola all'opera architettonica di Frank Lloyd Wright negli Stati Uniti.

Ci sono, come tendenza degli ultimi anni, molte testimonianze della storia produtttiva dell'uomo. Miniere antiche e relativamente recenti, dall'Europa Centro-Orientale all'Indonesia, persino un centro di estrazione-lavorazione del ferro nel Burkina Faso. Ci sono la rete di canali della città tedesca di Augsburg e una piana, nella Repubblica Ceca, dove venivano allevati e addestrati cavalli da cerimonia. L'Italia si inserisce in questo grande gruppo con la regione del Prosecco e la sua cultura agrovinicola, che ottiene l'iscrizione al secondo tentativo, dopo la bocciatura dello scorso anno.



Complice anche un altro ritiro dell'ultima ora - quello della proposta italo-franco-monegasca relativa alle Alpi del Mediterraneo - l'Italia e i suoi politici non potranno più vantare il primato di presenze nella lista. Perlomeno, non quello assoluto: dopo anni di inseguimento, la Cina, che quest'anno iscrive due siti, uno paesaggistico e uno culturale, ci raggiunge al vertice, a quota 55 nomi. Se da un lato questo potrà risparmiarci gaffe come quella dello spot di Berlusconi, lo status di grande potenza del patrimonio mondiale andrebbe in qualche modo perpetrato meglio: troppi in questi ultimi anni i cambi di rotta sulle candidature da spingere o meno, troppi i "tentativi" abortiti in dirittura d'arrivo per vizi nella presentazione dei dossier di accompagnamento, in una situazione di continui avvicendamenti, a livello sia di governo che di enti locali, ma anche della stessa commissione nazionale dell'organismo delle Nazioni Unite.


A livello europeo, la Spagna, terza potenza mondiale, iscrive un sito nelle Canarie. Meglio fa la Germania, che annette la Augsburg e il sito minerario - condiviso con la Cechia - di Erzgebirge-Krusnohori, il che permette a Berlino di scavalcare la Francia, cui vengono accettate le - favolose - isole dei territori australi-antartici. Tra i Paesi che fanno meglio, aggiungendo alla lista due novità, come accennato, lo stesso Paese di Franz Kafka, e il Portogallo. In tutto, le new entry sono 29, il valore più alto dal 2004: in 24 casi, si tratta di siti di interesse culturale, in 4 di luoghi significativi dal punto di vista naturale-paesaggistico, in 1 di un sito "misto". Alle 29 prime assolute va aggiunto l'ampliamento dell'area del Lago Ohrid, in Macedonia. Ad oggi, la Lista Unesco si compone di 1.121 nomi.

Tra i luoghi illustri inseriti a Baku, la città indiana di Jaipur, nel Rajasthan, meta imperdibile, per i suoi palazzi, da vedere e confrontare con il vicino Taj Mahal; il favoloso parco nazionale del Vatnajökull, in altre parole l'Islanda nella sua migliore espressione; le spettacolari chiese russe della scuola architettonica di Pskov e la mistica Bagan, in Myanmar, una piana dove la concentrazione di templi è paragonabile a quella della Siem Reap cambogiana



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