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Milano. Villa e giardini, rinasce il borgo a Porta Romana
Giacomo Valtolina
Corriere della Sera - Milano 20/5/2019

Vincoli della soprintendenza, canali sotterranei da spostare, bonifiche. Viaggio nel cantiere del progetto Horti, esempio di recupero di architetture esistenti e vincolate in chiave residenziale.

Il cancello ha una fessura inattesa. Di notte, lascia filtrare una luce che ammicca ai passanti. Un piccolo vetro separa dal mini-plastico illuminato, e lo incornicia come una fotografia. Dettaglio (di marketing) del progetto immobiliare Horti, così raffigurato in miniatura allinterno di uno spazio chiamato casello, oggi showroom per chi vuol comprare casa nellisolato, domani palazzina affacciata sul giardino aperto alla città, lultima che verrà costruita nellambito delloperazione sviluppata da Bnp Paribas real estate e a firma dellarchistar Michele De Lucchi e di Daniele Fiori (per gli interni). Un mix di recupero dellesistente e di volumetrie ex novo (per 82 residenze), su 14.600 metri quadrati di terreni rimasti nascosti alla città per decenni, quasi abbandonati a funzioni religiose (e per la terza età), tra le vie Orti e Lamarmora, dietro a Porta Romana, con relative opere di urbanizzazione, come il rifacimento della strada di via Orti.

Perché allombra dei grandi progetti che rivoluzionano forme e profili della città, formicolano soluzioni che, più silenziose, per scelta o per vincoli, puntano a conservare gli elementi architettonici più significativi. E così Horti avrà una cortina di palazzine indipendenti allinglese in continuità con il borgo su via Orti, i cui colori sono stati concordati con la Soprintendenza: bianco e rosso. Lultima impasse è stata una cantina con archi a volta a mezzo piano trovata durante le demolizioni e che dovrà essere mantenuta, stimolando la creatività dei progettisti. Dallaltra parte, su via Lamarmora, gli spazi interni sono protetti da un alto prospetto di caseggiati (le nuove volumetrie), primi prezzi di unofferta di fascia alta tra i 6.500 e i diecimila metri quadri. In mezzo, lepicentro del progetto. La Villa lex ospizio per anziani, prima costruito dalla famiglia Dumolard, poi gestito dalle piccole suore dei poveri vecchi e dallistituto delle piccole sorelle dei poveri negli anni 90 trasferito alla Cattolica , palazzo a ferro di cavallo con annessa chiesa, dove sono stati ricavati gli appartamenti classici (preferiti dai clienti più anziani, mentre i giovani scelgono Lamarmora e le famiglie via Orti), e dove i cantieri stanno volando verso il traguardo fissato: il 2020.

Larea è stata acquistata da Bnp dalla Cattolica nellottobre del 2017. Il cantiere è stato avviato a gennaio 2018 con la demolizione di tutti i fabbricati non di pregio dellarea (tra il Settecento e il Novecento si sono susseguiti interventi edili di ogni genere), con le bonifiche degli edifici storici e gli scavi per i posteggi. Finiti i consolidamenti strutturali e la posa delle fondazioni, si passerà alle costruzioni. Delle 82 residenze, già 65 sono state vendute: non ci sono più alloggi disponibili in via Lamarmora. Restano poi due spazi più difficili a cui andrà trovata la giusta destinazione duso. Lex chiesa della Villa, in realtà mai consacrata, e la lavanderia. Questultima è una costruzione laterale, ideale per lo showroom di qualche azienda spiega Anselmo De Titta, responsabile dello sviluppo residenziale della divisione development di Bnp Paribas Re. Mentre per la chiesa, siamo curiosi: serve un cliente visionario con un grande progetto aggiunge lad dello Sviluppo di Bnp Paribas, Michele Latora.

Tra gli oneri di urbanizzazione, cè il rifacimento della via Orti, con il livellamento della strada e dei camminamenti, oggi sconnessi tra marciapiedi su più livelli. E poi lapertura alla città del parco, sul modello di spazio pubblico a uso privato: duemila metri quadrati dei circa 10 mila metri di verde, ispirati allidea medievale dellhortus conclusus dei monasteri. In generale, limpianto originale sarà recuperato conservando le piante dalto fusto (cedri libanesi e tigli). Tra le sorprese di cantiere, anche il canale Bolagnos di proprietà del Golgi Redaelli, che bloccò a lungo anche i cantieri del vicino Policlinico e confine naturale dellagro su via Lamarmora, che secondo le ricostruzioni, era limitato con confini simili fin dai tempi dei romani, nella futura zona chiamata Brera guasta (Brera, in latino medievale, sarebbe una forma corrotta di praedia, i poderi agricoli).



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