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Tenuta di Cafaggiolo (FI). Così Caterina tornerà a casa
Cristina Acidini*
Corriere Fiorentino 12/4/2019

* Cristina Acidini Storica dellarte, presidente dellAccademia delle Arti del Disegno e curatrice del futuro Museo di Caterina


A cinquecento anni dalla nascita
Cristina Acidini racconta la sovrana di Francia e il futuro museo nella Tenuta Medicea di Cafaggiolo. Omaggio doveroso che colmerà un vuoto

Il proposito di Diana e Alfredo Lowenstein, di creare nella Tenuta Medicea di Cafaggiolo un museo dedicato a Caterina de Medici, è di per sé un omaggio a quel personaggio eccezionale che fu la pronipote di Lorenzo il Magnifico, lultima discendente della stirpe dei Medici detti appunto di Cafaggiolo, nata a Firenze il 13 aprile di cinquecento anni fa. E al tempo stesso, colma un vuoto nei percorsi dei musei e palazzi dellarea fiorentina, pur così ricca di testimonianze medicee, dove Caterina è la grande assente.

Nellimmaginario collettivo, infatti, le sue sorti e la sua fama rimangono legate alla Francia, dove arrivò quattordicenne per diventare la moglie di Enrico, secondogenito del re Francesco I di Valois. Fu il lontano parente Giulio de Medici, Clemente VII, a combinare quel matrimonio politico che la corona francese accettò tiepidamente, confidando nei vantaggi dellalleanza col papa. Clemente VII dotò riccamente la sposa e officiò di persona le nozze a Marsiglia, nel 1533; ma lanno dopo, la sua morte vanificò il progetto di alleanza così abilmente ordito. Del matrimonio di stato di Caterina, resta negli Uffizi unimmagine dipinta dallEmpoli nel 1600, con ogni cura per gli aspetti protocollari e i dettagli sfarzosi. Quella fanciulla fiorentina, rimasta orfana dei genitori nel primo anno di vita, per una straordinaria concatenazione di destini divenne la consorte del re di Francia; fu moglie tradita, giacché Enrico II amò sempre Diana di Poitiers; fu madre di numerosi figli giunti in fitta sequenza a partire dal 1544, dopo ben dieci anni di matrimonio fra i quali tre re morti prematuramente: fu vedova, reggente, regina madre, figura maestosa nel suo abito nero di lutto perenne. Tra i suoi figli fu Claudia che, sposata a un duca di Lorena, ebbe per figlia quella Cristina che sarebbe venuta con una ricca dote a Firenze nel 1589 lanno della morte della nonna per diventare granduchessa a fianco di Ferdinando I de Medici. Nellarco della sua vita lunga e travagliata, Caterina gestì un potere immenso, meritando un posto fra le grandi donne che hanno fatto la storia dEuropa. Profondamente modellata dalleducazione fiorentina, e quindi segnata dalla cultura neoplatonica sostenitrice del rapporto fra il microcosmo delluomo e il macrocosmo del Creato, Caterina fu sensibile allastrologia e alla magia naturale: una passione attorno alla quale i suoi detrattori costruirono la leggenda nera, che lha accompagnata fin quasi ai nostri giorni. In un percorso museale non mancheranno rievocazioni degli aspetti salienti della sua personalità, tra cui la passione per la caccia e i cavalli, e delle innovazioni che introdusse alla corte francese, grazie ai profumieri e cuochi fiorentini: la cura della persona, luso della forchetta a tavola, ingredienti e ricette rimasti poi a gloria della cucina francese, come lanatra allarancia e le crespelle. Con Firenze e la Toscana Caterina mantenne legami che passavano anche dalla gastronomia: si sa infatti che il cugino, il duca Cosimo, le inviava i formaggi e le verdure prodotte nelle ville e fattorie di famiglia.

Naturalmente dovrà essere rappresentata la sua attitudine, tipica di tutti i Medici, a favorire le arti in ogni loro espressione: fu mecenate e protettrice delle arti, con incessanti iniziative nella musica e nello spettacolo, nelle arti figurative, nelle arti decorative, nellarchitettura e nellarte dei giardini. Fu a Michelangelo Buonarroti che la regina si rivolse, quando volle onorare la memoria del marito con una statua equestre in bronzo.

Far tornare simbolicamente Caterina nella sua Firenze significa anche dare un nuovo senso a splendide opere darte che proprio grazie lei si trovano nei massimi musei della città: la serie di arazzi con le Feste dei Valois agli Uffizi, la preziosa cassetta in lastre di cristallo di rocca di Valerio Belli, nel Museo del Tesoro dei Granduchi, che era nella sua dote e passò a Cristina di Lorena.

La creazione del museo di Caterina rappresenterà non solo un omaggio doveroso ad una fiorentina di statura europea, ma anche un fattore di valorizzazione culturale di uno dei più antichi possedimenti dei Medici, la Tenuta di Cafaggiolo, che come le altre ville medicee è patrimonio Unesco dal 2013. Il percorso a lei dedicato riguarderà la sua personalità affascinante e la sua biografia ricca di eventi, rendendo disponibili testimonianze, documenti, ritratti e oggetti attraverso le tecnologie multimediali più avanzate. Ma non va escluso che sia possibile anche lesposizione di reperti originali antichi come documenti, dipinti, libri, medaglie, legati a lei o alla sua più stretta corte fiorentina, con i nobili delle famiglie Strozzi e Gondi. Quando dai musei fiorentini portammo a Blois, ventanni fa, la mostra Trésors des Médicis , fummo accolti da unesclamazione: Ah, les Florentins sont de retour !... . Ed era difficile dire, se prevalesse lentusiasmo o la preoccupazione.

Nel castello dei suoi ultimi giorni, i capolavori darte della città natale resero un simbolico omaggio alla sovrana. Sembra arrivata lora che anche in patria, finalmente, si stabilisca un luogo dedicato in permanenza alla sua memoria.




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