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Dalle adunate del Duce ai rap pacifisti. Piazza Venezia torna la pancia di Roma
Elena Martelli
Stampa - Vivere Roma 8/4/2003

Quando spunta incapsulata in una luce livida dall’Ora di religione di Marco Bellocchio ti colpisce, se non altro perch era dai tempi di Greenaway (Il ventre dell’architetto) che piazza Venezia, sintetizzata nel suo Vittoriano, non ispirava l’occhio del cinema. Nel film di Bellocchio la piazza si apre a raggiera da un taxi che, navigando nel traffico, ne traccia il perimetro, svelando pian piano l’Altare della Patria che, con il bianco incandescente, spezza la spettralit di quella scena. E afferma, ancora una volta, la centralit di quel monumento inaugurato monco nel 1911, completato a met degli anni ‘30. Una macchina da scrivere, dicono quelli che non lo amano. Pi simile invece a una immensa nave attraccata alla sua piazza-porto. Sar per questo effetto dash che i gabbiani, spiazzati, la scambiano per un immenso scoglio rilucente. A cui si accozza una variet di mondi: dai turisti fino agli attivisti di Greenpeace di alcune settimane fa che, esperti di comunicazione e non solo di pace, hanno con la loro azione bucato i palinsesti di qualsiasi tg nazionale.
La tv ha quindi ripescato immagini da piazza Venezia. Anche immagini ufficiali, non solo frutto della protesta. Una delle ultime? Il presidente Ciampi che, accanto alla Moratti, ha riaperto l’anno scolastico con la diretta proprio dal Vittoriano, dopo averlo rilanciato a giugno scorso nel forte segno dell’Unit d’Italia. Una piazza, insomma, ritrovata dalla gente. E riproposta, mediaticamente, sul filo rosso di una nuova, diversificata massa di trib metropolitane che l sorge, come l’erba selvatica. Che quella piazza sia un gran incrocio di destini e di micromondi un fatto che nasce da un semplice conto fenomenologico. Per poi ci sono le autoconvocazioni. Non si sono dati appuntamento i romani che, scoppiata la guerra, l sono arrivati. Per urlare i tanti no al conflitto. N si sono messi d’accordo i giallorossi che, tre anni prima, proprio attorno al giardino centrale, hanno omaggiato la loro Roma con i caroselli pi folcloristici. L’incursione situazionista a firma di Greenpeace, nella forma della scalata ai sacri gradini del Vittoriano, surfa insomma sulla scia aperta da Ciampi e giunge come una spettacolare conferma della nuova immagine di un Altare diventato, di colpo, non solo neutro e quindi dal punto di vista del significante, elemento interessante da riempire di nuovi significati. Ma pure trendy. Osiamo: cool, con le sue mostre, le sue terrazze panoramiche e il suo ristorante contestato da An.
Il Vittoriano dai molti significati. Greenpeace arriva e sporca; Moffa e Storace il giorno dopo ripuliscono deponendo una simbolica corona. Risacralizzando il luogo dall’azione irriverente.
Ieri le adunate oceaniche, convocate, di Mussolini, ora la massa rap dei manifestanti no global - bipartisan? -, di tutte le et che l chattano, spontaneamente, contro la guerra, contro il potere. La piazza - riflette Alberto Abruzzese - stata scelta dai movimenti anche in chiave polemica: dove fu comunicata la guerra, ecco che i manifestanti la vivono in antitesi provocatoria ai significati storici che essa trasmette. Ovvero nazionalismo e dittatura, veicolati dalla simbologia pesante di palazzo Venezia e del Vittoriano. Scrive a questo proposito lo storico Vittorio Vidotto in Roma Contemporanea (edizioni Laterza) che nel periodo fascista la piazza monumentale della nazione, consumata nelle due dimensioni diurna e notturna dalle cerimonie del fascismo viene cos inevitabilmente sottratta alla continuit della storia nazionale. Anche l’Altare della patria ne risult coinvolto.... Tutto si addensava in un unico luogo con uno stravolgimento storico e metaforico delle memorie monumentali del passato.
Risucchiato, intrappolato dall’estetica fascista, il Vittoriano: vittima, aggiunge Abruzzese di un giudizio critico, che non ho peraltro mai condiviso, da parte di universitari, lite culturali, media di sinistra basato sull’errore storico che il Vittoriano fosse il prodotto dell’estetica fascista, quando invece era il risultato dell’architettura del tardo 800 europeo, della fede nel progresso, in linea con le architetture dell’Esposizione Universale. Ma un conto sono gli intellettuali, fa capire Abruzzese aggiungendo che la gente, questa piazza se l’ sempre vissuta. Piazza del Popolo sempre stata pi un salotto e a San Giovanni c’ il richiamo centrale della basilica. Concorda Renato Nicolini (il cui nonno Giovanni, scultore contribu alla rassegna delle regioni, lavorando all’icona della Calabria; nonostante le sue origini siciliane): Alla fine degli anni ‘50 - ricorda Nicolini - il monumento era il punto d’aggregazione di tanta gente: militari in libera uscita, ragazzini, nonne, serve: era insomma un luogo di incontro popolare. Luogo d’appuntamento. Come ritornato ad essere ora grazie - aggiunge Nicolini - al recupero di quella Roma anni ‘50. Quell’aspetto di melting pot che, secondo Nicolini, il fascismo ha fatto scomparire le rimasto addosso come un abito, non foss’altro perch, a differenza delle altre, piazza Venezia un precipitato dinamico di flussi. Ecco allora le radici della sua ritrovata spontaneit insita nel Dna di questa piazza dove transitano universi paralleli. Piazza di passaggio e di appuntamento: resiste il balcone del Duce. Passano poi i giapponesi solo per capire, approfittando della vista del Vittoriano, la geografia delle griffe posizionate nel blocco successivo. E le scolaresche. Fanno capolinea gli autobus. Ci sono i musei: quello di palazzo Venezia rinato e questa settimana s’inaugura una personale su Afro. E poi c’ il Campidoglio: matrimoni e funerali. E code fino in piazza per i grandi signori indimenticabili di Roma, l’ultimo dei quali Sordi ha come doppiato nel ricordo la partecipazione per Togliatti. Piazza con tracce di napoleonidi: palazzo Bonaparte, ristrutturato, stato riaperto e si pu visitare la tomba della madre di Napoleone, Letizia Romolino a cui il Belli dedic pure un acre sonetto. Il potere due: a via del Plebiscito abita il presidente del Consiglio.
Ecco perch oggi la controcultura converge l. Perch il luogo - puntualizza Abruzzese - dove risulta pi evidente la novit dei movimenti stessi. La piazza va oggi letta per quello che sono le manifestazioni attuali: il riflesso del popolo no global. Le infinite anime che animano la pancia della piazza. In questa strana alchimia le banche arabe fiancheggiano, senza volerlo, le proteste delle varie comunit extracomunitarie e dei gruppi sociali pi disparati che l si riuniscono, anche per polemiche condominiali. Davanti al Campidoglio e a fianco dei chioschi volanti di bibite e gelati. Spazio di protesta. E il Vittoriano diventato spazio di contesa: alcuni mesi fa ci fu la polemica sulla targa del Vittoriano fatta installare dal ministro Melandri e fatta togliere poi da Urbani.
Monumento amato, odiato, adesso pare, riamato. E non solo da Pier Vittorio Tondelli che lo rievoca in Pao Pao, come luogo della memoria legato ai tempi fanciulleschi e formativi della naja. Tutto merito del presidente Ciampi. E’ stato lui a rilanciare l’Altare della Patria ribaltandone i significati storici, facendolo diventare la casa degli italiani, museo del Risorgimento, proponendolo anche in chiave di gioco multimediale con il mago degli effetti speciali Carlo Rambaldi, chiamato a rianimare le lotte risorgimentali in formato Tre D. Una mossa per il bacino giovani che, infatti, sono accorsi. Aprendolo agli innumerevoli flussi. Ciampi ha riempito il Vittoriano di senso, sottraendolo cos alla fisicit di uno spazio vuoto a cui il destino post-fascista l’aveva consegnato puntualizza Abruzzese.
E poi dall’alto della sua posizione il Colle attira per forza geografica la pace. Il Colle pi di Palazzo Chigi sensibile ai temi della pace che hanno riportato in auge la piazza - dice Nicolini. Anche perch l’Altare della patria il luogo simbolicamente pi alto della citt. Prima ancora di Ciampi, l’illuminazione di Civita, l’ha rilanciato ma ancora si pu fare molto per valorizzare il Vittoriano. Recuperando, secondo Nicolini, la Roma internazionale degli anni ‘50. Strana coincidenza con il fascismo. Scrive Vidotto che le grandi adunate, numerose, ma non frequentissime cos come i discorsi dal balcone del Duce, 64 in tutto, dopo l’insediamento a palazzo Venezia coincisero con le dichiarazione delle grandi decisioni di politica estera. Tutt’altro clima per la Roma di Nicolini, pi simile alle Vacanze Romane, alla citt del lusso e del divertimento che la politica delle borgate e della fame aveva accantonato. Perch lo sviluppo economico di Roma passa anche per questo. L’aveva capito il sindaco Petroselli trasformando il parcheggio centrale in giardino. Un giardino dalla natura ineffabilmente impressionistica.



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