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A Villa Borghese, restaurata l'Uccelliera: un capolavoro riportato ai fasti secenteschi
Lauretta Colonnelli
01 SET 2005 CORRIERE DELLA SERA cronaca Roma




Nelle gabbie del cardinale affreschi per i «prigionieri»

II cardinale Scipione la volle in posizione assolata ma protetta dall'arsura estiva, accanto al suo Casino nobile di Villa Borghese. L'Uccelliera, negli anni in cui fu costruita, tra il 1617 e il 1618, era un elemento di arredo irrinunciabile nelle ville nobiliari. Quella del cardinale era doppia, con due grandi stanze a forma di gabbia aperte in cima e ricoperte da reti lavorate con filo di rame. Le pareti interne erano dipinte con vedute di paesi e di giardini con alberi, festoni e uccelli. Al centro del pavimento, composto con piccoli pezzi di pietre a formare mosaici, sorgevano due piccole fontane tonde per ristorare i .volatili che vi si tenevano chiusi.
Dentro e fuori, l'edificio era poi ornato da stucchi e decorazioni in travertino. Insomma un capolavoro d'architettura, tanto che Giovan Pietro Olina, maestro di casa di Cassiano dal Pozzo e accademico dei Lincei, nel 1622 lo prese ad esempio in un volume pubblicato nel 1622, dove citava anche una varietà di volatile che vi faceva bella mostra, «rimarchevole per l'aspetto multicolore e decorativo: il francolino detto corrottamente franguellina».
Ora la storia dell’Uccelliera, insieme a quella della Meridiana e dei Giardini Segreti di Villa Borghese, si può leggere nel bel libro di Alberta Campitelli e Alba Costamagna, con una nota sul restauro di Antonio Forcellino e con le schede botaniche curate da Beth Blosser. Per i visitatori della Galleria Borghese è uno strumento in più per conoscere i padiglioni e i giardini che fanno da cornice alla fastosa residenza seicentesca del principe Scipione e che proprio di recente sono stati restaurati.
Gli autori del volume raccontano anche il loro viaggio nei fascicoli del Fondo Borghese, conservati presso l'Archivio Segreto Vaticano, che illustrano la storia di fasti e decadenze degli edifici e dei giardini e spiegano le varie fasi dell'accurata operazione di ripristino che ha visto la reintroduzione dei fiori in auge nel Seicento, come il papavero orientale e la viola odorata, il tulipano e l'anemone, la passiflora e la peonia. Ne derivano pagine ricche di suggestioni, che vanno dall'indagine sulle diverse specie
di uccelli che il cardinale allevava e metteva in mostra nell'Uccelliera, fino alle tecniche raffinatissime di esecuzione degli apparati decorativi.
Si viene così a scoprire che l'Uccelliera era abitata da diverse specie di uccelli che costituivano un vero e proprio repertorio ornitologico, la cui vista, come fa notare Olina, non solo dava continuamente «gusto e passatempo grande, ma anco commodo non mediocre alla Tavola, rispetto al moltiplico, che in essa si fa». Agli uccelli dal piumaggio variopinto, come pettirossi, pavoni e pappagalli, si alternavano infatti quelli apprezzati per la soavità del canto, come fringuelli, merli, fanelli, allodole, cardellini e canarini.
Non mancavano quelli ricercati per la prelibatezza delle carni, come oche, francolini, tacchini e fagiani, o quelli in grado di stupire per la loro provenienza esotica e rarità, come cicogne, uccelli pescatori e galli cedroni. L'inventario delle specie, tramandato da Olina, è identico a quello ritrovato dai restauratori sulla volta affrescata a trompe-l'oeil, con un ciélo illusionistico in cui il volo degli uccelli dipinti doveva confondersi con quelli vivi collezionati dal cardinale. Campitelli è riuscita a rintracciare il nome dell'autore, Annibale Durante, di origine fiamminga, che «per le pitture delle due Uccelliere» fu pagato il 20 giugno 1618 con seicento scudi.
All'epoca del passaggio di Villa Borghese al Comune, nel 1903, la funzione dell'Uccelliera era svanita: il padiglione risultava ormai degradato a magazzino e vi si conservavano il modello di legno della fontana di Trevi, un cavallino in legno del 1700, vari frammenti di legno, marmo e gesso di poco valore. Non vi è più traccia degli affreschi, coperti da scialbi, né si citano i pavimenti in mosaico. Gli usi impropri del fabbricato sono proseguiti nei decenni successivi: da abitazione a spazio teatrale. Finalmente il restauro, con il recupero dei prospetti e delle decorazioni dei vani. Purtroppo i] monumento non si può visitare: per il momento viene concesso in affitto solo per feste private.



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