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POMPEI: Alessandro donato torna nella sua Pompei
FABRIZIO COSCIA
01-SET-2005 Il Mattino



LA GASA DEL FAUNO ABBELLITA DA UNA COPIA PERFETTA DEL CELEBRE MOSAICO


PER UN FATALE istante, i due re, l'un contro l'altro armati, si guardano negli occhi. Alessandro, in sella al suo cavallo Bucefalo, si fa largo tra una selva di lance, pronto a colpire a morte il suo rivale, Dario, il Gran Re della Persia, in piedi su di un carro, con il suo esercito già allo sbando, colto dal panico e rovinosamente pronto alla fuga. La battaglia di Isso, combattuta nel 333
avanti Cristo nel fango e nell'acqua, ha per tutti, da sempre, i volti, i colori, le vedute audaci, la grandiosità e la concitazione del mosaico più famoso dell'antichità, conosciuto come «La battaglia di Alessandro».
Scoperto nella Casa del Fauno di Pompei nel 1831 e trasferito (su un carro ferroviario trainato da buoi) al Museo Archeologico di Napoli, dove da allora è stato conservato, dopo oltre un secolo e mezzo il mosaico torna nel suo luogo di origine. O meglio, è un suo clone perfetto, fedelissimo all'originale (sei metri per tre, oltre un milione di tessere e mille pannelli di supporto) quello che si può ammirare, dall'alto in basso, nella pavimentazione dell'esedra che si apre in fondo al primo peristilio della famosa «domus» pompeiana. Già è iniziata, infatti, ed è in fase di completamento, la posa della copia gemella, voluta dalla Soprintendenza archeologica di Pompei e approntata dagli esperti del Centro internazionale studi e insegnamento del mosaico di Ravenna: un anno e mezzo di lavoro realizzato con una tecnica all'avanguardia da otto giovani mosaicisti coordinati da Paolo Racagni e Severo Bignami. Il progetto, ideato da Nino Carnoli - responsabile delle relazioni esterne della Scuola Bottega del Mosaico di Lido Adriano - rientra in un più generale programma di valorizzazione e fruizione delle aree ar-cheologiche vesuviane e in particolare di Pompei.
«Ci preoccupiamo in questo modo di far intendere ai visitatori l'aspetto originario dell'arredo degli edifici antichi» spiega Pietro Giovanni Guzzo, soprintendente archeologo «invitandoli a visitare le decorazioni originali presso il Museo di Napoli. La realizzazione della copia con la stessa tecnica dell 'originale riproduce la materialità dell'epoca e quindi restituisce una sensazione corretta dell'integrità antica, come non sempre avviene nelle ricostruzioni informatiche. La messa in opera della copia, inoltre, affronta anche un problema generale di gestione, causato dalla progressiva sempre maggiore carenza di risorse professionale di guardiania».
La tecnica di realizzazione ha riprodotto procedimenti e materiali uguali a quelli usati dai maestri mosaicisti di 2000 anni fa per un risultato finale di perfetta illusione ottica. «Si tratta di un lavoro davvero importante» ha commentato Carnoli «che contribuisce a portare avanti quella che si può considerare una caratteristica esclusiva di Ravenna, ma che è anche l'unico modo di fare sopravvivere quest'arte antica». La sinergia tra Ravenna, patria del mosaico, e Pompei, culla della civiltà classica, ha dato così il suo primo, importante risultato, restituendo, seppure nella sua dimensione virtuale, la possibilità di ammirare l'effetto che poteva rendere, all'epoca, il capolavoro nella sua collocazione originale.
Esempio magistrale dell'antica tecnica greca del «tappetino», molto in voga in epoca romana (i mosaici decorativi o a soggetto inseriti al centro del pavimento, come un tappeto), «La battaglia di Alessandro», risalente al 150 avanti Cristo circa (paragonato per grandiosità al quadro della «Resa di Breda» di Velasquez) è a sua volta probabilmente copia di un dipinto attribuito a Filloseno di Eretria (famoso per i suoi «scorci») per il re Cassando) alla fine del IV secolo avanti Cristo. Fu eseguito a Pompei da maestranze alessandrine con tasselli policromi finissimi di pietra, pietre dure e marmo, secondo la tecnica dell'«opus vermicula-tum», e raffigura il momento decisivo della battaglia di Isso tra macedoni e persiani (anche se l'ipotesi è recentemente divenuta piuttosto controversa). Battaglia che sulla carta Alessandro Magno avrebbe dovuto perdere, ma che invece rivelò al mondo intero la geniale personalità del giovane re macedone al comando della più perfetta cavalleria della storia. Fu proprio con quella battaglia, infatti, che Alexandros il Grande conquistò l’impero persiano e si aprì la via verso l'Oriente e l'India._



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