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Napoli. Il Caravaggio resta al Pio Monte
Vincenzo Esposito
Corriere del Mezzogiorno - Campania 6/3/2019

La decisione Il ministero, in una nota, auspica che la cappella di via Tribunali sia inclusa nel percorso espositivo della mostra

«Sette opere di misericordia», no del Mibac al prestito a Capodimonte: rischi per l’opera

Il no è arrivato con un giorno di ritardo, ma ugualmente forte. La tela delle «Sette opere di misericordia» del Caravaggio non si sposterà dalla cappella del Pio Monte.

Napoli Il «no» è arrivato con un giorno di ritardo, ma ugualmente forte. La tela delle «Sette opere di misericordia» del Caravaggio non si sposterà dalla cappella del Pio Monte per essere esposta nella mostra su Michelangelo Merisi al Museo di Capodimonte. Il ministero per i Beni culturali è stato netto nella decisione e con una nota inviata al direttore Sylvain Bellenger e al soprintendente Alessandro Pasca di Magliano, spiega che «i rischi ai quali l’opera verrebbe esposta al solo fine di essere trasferita presso un’istituzione culturale che si trova a poco più di due chilometri dalla chiesa nella quale essa è (ben) conservata, sconsigliano di autorizzare i prestito».

Ma quali sono i motivi che hanno condotto Mibac a questa conclusione? Molti, e la nota è precisissima nell’illustrare ognuno di essi. A partire da quelli storici quando si contesta che «già nel 1613 i governatori del Pio Monte in considerazione della perfettione artistica del capolavoro caravaggesco, stabilirono che esso non potesse essere alienato per nissuno prezzo e che sempre si debba ritenere nella detta chiesa . Nello stesso giorno (27 agosto 1613) i governatori autorizzarono che il conte di Villamediana, che ne aveva fatto richiesta, potesse far realizzare una copia dell’opera a condizione che detto quadro non si possa ammovere da detto altare . E pochi anni dopo - prosegue la nota - e precisamente il primo giugno 1621, a fine di evitare discriminazioni tra i richiedenti, stabilirono il divieto perpetuo di effettuare copie delle opere della chiesa e in particolare di quella dell’altare havendo riguardo più presto al pubblico decoro che al privato commodo ». E giù una sfilza di note e citazioni di libri e documenti.

Il ministero prosegue spiegando che «Questa sorta di autoimposto vincolo pertinenziale aveva (ed ha) lo scopo di rendere inscindibile il legame tra l’opera, l’istituzione che l’ha commissionata e il contesto architettonico nel quale è stabilito che il dipinto debba essere conservato in perpetuo». La nota cita poi le cinque occasioni in cui il quadro è stato trasferito dal Pio Monte nella sua storia, tutte nel Novecento, tranne una nel 2004. Di queste, due volte per ragioni conservative e di restauro.

Archiviate le note storiche si arriva nel merito della richiesta fatta da Bellenger e al suo progetto di «movimentazione» dell’opera giunto al ministero il primo marzo scorso. Qualche giorno prima il Mibac aveva inviato al Pio Monte due studiosi per un sopralluogo, Carla Zaccheo e Paolo Scarpitti che avevano riferito che «il buono stato di conservazione in cui il dipinto si trova è dovuto non solo alle attenzioni dell’associazione, ma anche alla continuità del suo mantenimento in loco». E poi: «A sconsigliare una rimozione dell’opera dalla sua sede è il problema della movimentazione dell’opera. Considerata la sua notevole altezza (circa 4 metri) e il fatto che la tela si trova posizionata a tre metri di altezza si imporrebbe la necessità di installare un ponteggio. Tuttavia sia la penuria di spazio libero ai lati, sia l’angustia del passaggio di servizio che divide l’altare maggiore dal muro retrostante renderebbero l’operazione non impossibile ma macchinosa e quindi particolarmente rischiosa per l’integrità del dipinto con maggiori sollecitazioni a carico del telaio di sostegno e quindi della tela stessa».

Per queste principali ragioni il Mibac sconsiglia il prestito. Ma si augura anche che possano essere trovate soluzioni alternative «volte a includere la chiesa del Pio Monte nel percorso espositivo. E il governatore degli affari legali del Pio Monte, Luigi Pietro Rocco di Torrepadula ha manifestato la disponibilità ad aderire e collaborare ad una diversa articolazione della progettata mostra, anche con una eventuale dislocazione presso la propria sede di una sezione specifica della rassegna. Soluzione che non sarebbe una diminutio ma un valore aggiunto». In pratica esporre nella cappella le tele del Caravaggio che si volevano confrontare con «Le sette opere di misericordia».



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