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Siracusa. Monumenti, coste, paesaggi e beni naturali fagocitati da costruzioni realizzate nella provincia di Siracusa in assenza di Piano Paesaggistico
Fabio Morreale
Libertà Sicilia, 01/03/2019

Per decenni abbiamo costruito senza alcun strumento organico di pianificazione del territorio. I Piani regolatori dei Comuni non sono stati capaci di impedire la costruzione di mostri, anche in presenza di beni irriproducibili. Monumenti, coste, paesaggi e beni naturali sono stati letteralmente fagocitati dal cemento e dall’asfalto e, in alcuni casi, persi per sempre. E senza suscitare la reazione di nessuno, con il tacito assenso di cittadini, società civile, chiesa, amministratori, forze dell’opposizione. Adesso lo strumento di tutela c’è e si chiama Piano Paesaggistico della provincia di Siracusa. È stato adottato con D.A. n. 98 del 01/02/2012, approvato con D.A. n. 5040 del 20/10/2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana il 16 marzo 2018. Le linee guida del Piano, se rispettate, fanno evitare gli errori del passato.

I risultati di uno sviluppo urbanistico senza Piano Paesaggistico è sotto gli occhi di tutti. Basta accorgersene. Oppure basta seguire questa rubrica che periodicamente ne mette sotto i riflettori uno, dando molto spazio alle immagini, le uniche capaci di dimostrare i danni arrecati. La rubrica nasce dalla conferenza omonima organizzata da Natura Sicula il 25 ottobre 2017.

LA PIÙ GRANDE NEVIERA IBLEA TRASFORMATA IN VANO SERBATOI

Buccheri. C’era una volta una grande neviera, una di quelle strutture in pietra a secco che nella zona montana iblea serviva a conservare la neve quando non c’erano i frigoriferi. Man mano che la struttura andava riempita, la neve veniva pestata perché diventasse più compatta. Ciascun solaio, alto circa 30 cm, andava diviso da sottili strati di felci e foglie. Il sistema era sufficiente a trasformare la neve in ghiaccio; quest’ultimo, a sua volta, veniva tagliato in blocchi da 50-60 kg e venduto nei mesi estivi. Il tutto finché non comparirono l’energia elettrica e i primi frigoriferi.

La struttura era a Buccheri, sulla cima del monte Contessa, a 920 m di quota, e per secoli aveva accolto nel suo pozzo la massima quantità di neve che una neviera iblea avesse mai conservato: oltre 13 mila tonnellate. Era grande, molto grande, e la gente, piuttosto che chiamarla col nome del proprietario, ovvero “Neviera Politi”, la chiamava “A Rutta Ranni”. La sua base era rettangolare, il tetto a botte, e le pareti spesse 1,5 m. Costruita in pietra vulcanica su un pendio naturale, aveva tre bocche di immissione sulla volta, chiuse da altrettanti portelli in pietra, e una porticina a nord per prelevare la neve d’estate. Neanche la neviera “A Lupa” di Chiaramonte Gulfi, cosiddetta per la insaziabile capienza, poteva competere con quella buccherese. Dopo secoli di esercizio, nei primi del Novecento il suo destino fu quello di tutte le altre: l’abbandono. L’ultima volta fu riempita nel 1927. Per svuotarla era talmente grande che ci vollero quattro anni. A Buccheri non fu l’unica neviera presente, ce n’erano una trentina circa. Tuttavia a Rutta Ranni era nota a tutti perché era la più grande, la più monumentale. Per decenni la struttura, che fu proprietà del principe Alliata, giacque senza subire alcun utilizzo, finché un giorno …

Un giorno il Comune di Buccheri divenne proprietario della neviera. In quel tempo, per alimentare l’acquedotto, il Comune scavò un pozzo trivellato a soli 30 m di distanza. Erano presumibilmente gli anni 70. Dovendo collocare dei serbatoi, l’amministrazione scelse di metterli dentro la neviera.

Ma prima di ogni cosa il Comune adeguò i locali alla nuova destinazione d’uso, distruggendo il monumento di archeologia industriale: la parte sottoterra, profonda circa 10 m, fu colmata e pavimentata; la parete nord in pietra a secco fu sostituita da una sottile parete in blocchetti calcarei e malta, e munita di una moderna porta in ferro saldato; le bocche di immissione sulla volta, liberate dai blocchi monolitici di chiusura, diventarono prese d’aria con telaio in ferro saldato, zanzariera metallica e onduline in plastica. Fine della neviera. L’elemento di unicità di quel territorio, trasformato dal cemento e dall’ignoranza, perse la sua identità originaria, la sua capacità attrattiva. L’ignoranza è la nemica peggiore della crescita. Per non averne compreso la valenza culturale, lo stesso ente che avrebbe dovuto proteggerla e valorizzarla, gli ha arrecato i danni peggiori. E da mezzo secolo lo scempio non ha mai suscitato la reazione di nessuno.

http://www.libertasicilia.it/siracusa-monumenti-coste-paesaggi-e-beni-naturali-fagocitati-da-costruzioni-realizzate-nella-provincia-di-siracusa-in-assenza-di-piano-paesaggistico-2/


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